Restauro di una mandibola atrofica mediante impianti di 4,5 millimetri di lunghezza

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Restauro di una mandibola atrofica mediante impianti di 4,5 millimetri di lunghezza

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Fig. 1

mer. 15 giugno 2022

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La paziente donna di 72 anni in buono stato di salute generale si presentò alla nostra attenzione per la mancanza dei denti nei settori inferiori posteriori (Fig. 1). Dalla radiografia OPT si notava che nel settore 4 era presente una zona di radiotrasparenza causata dalla recente perdita di due impianti dentali a causa di periimplantite. Si decise pertanto di iniziare a ripristinare il settore 3 (Fig. 2).

Piano di trattamento
Dopo l’esecuzione di esame CBCT della zona (Figg. 3, 4), si evidenziò che la quantità d’osso al di sopra del nervo alveolare era esigua e inoltre la mandibola presentava un grosso sottosquadro. Si pianificò l’inserimento di due impianti dentali BTI CORE da 4,5 mm di lunghezza e 3,75 mm di larghezza.

Chirurgia
Il giorno della chirurgia fu somministrata una terapia antibiotica profilattica, per mezzo di amoxicillina più acido clavulanico, della durata di sei giorni. Dopo somministrazione di anestesia locale con Articaina al 2% 1:100000, fu eseguita un’incisione crestale estesa nel solco del dente 35 senza incisioni di rilascio. Furono eseguite le osteotomie a bassi numeri di giri senza irrigazione come da protocollo BTI e furono inseriti due impianti BTI CORE 4,5X3,75. Al di sopra degli impianti fu collocato osso di recupero dalla fresatura mischiato con PRGF e il tutto fu protetto da due membrane di fibrina ottenute per centrifugazione del sangue della paziente con tecnica Endoret PRGF. Furono applicate suture a punti staccati con filo Supramid Braun 5.0 (Figg. 5-7).

Scopertura impianti
Dopo due mesi senza complicazioni fu eseguita un’incisione crestale e i due impianti furono scoperti. Si notò una ricrescita di osso al di sopra degli impianti che fu rimossa con una fresa a palla diamantata. Furono avvitati due pilastri Multi-Im sugli impianti e fu eseguita una sutura per accollare i lembi (Figg. 8, 9).

Fase protesica
Dopo tre settimane i tessuti attorno agli impianti apparivano sani e privi di infiammazione. Era presente anche una banda di tessuto cheratinizzato. Fu presa un’impronta con tecnica del cucchiaio aperto e due settimane dopo furono consegnate due corone in zirconio avvitate. Il controllo radiografico evidenziava una buona stabilità dell’osso crestale (Figg. 10-13).

Conclusioni
Grazie allo sviluppo degli impianti corti ed extracorti è possibile il ripristino di denti mancanti anche in presenza di osso residuo minimo con procedure rapide, predicibili, tempi di trattamento brevi e con grande comfort per il paziente.

 

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