Dental Tribune Italy

La sinergia fra Odontoiatria e Osteopatia, un connubio vincente

By Alberto Tirone
May 02, 2019

L’osteopatia, ormai, vive in un confronto costante con le varie realtà mediche in tutta Italia. In un momento storico fondamentale per la professione osteopatica, con l’iter per l’approvazione dell’osteopatia come professione medica, diventa sempre più interessante notare come l’osteopata sia di concreto aiuto ai pazienti per sostenere la loro salute.

«Per poter fornire un servizio migliore ai pazienti che si rivolgono allo studio odontoiatrico, sempre più spesso l’attenzione viene rivolta ad una visione estesa del corpo umano, dunque su tutto l’organismo e non solo al cavo orale» spiega Alberto Tirone, osteopata nello studio del dott. Mozzati con il quale da anni collabora. «L’osteopatia è una medicina manuale, non alternativa, bensì complementare alla medicina allopatica che individua nel corpo un’unica unità funzionale. In seguito ad interventi di chirurgia orale, di ortodonzia e di posizionamento di protesi su denti naturali o su impianti si possono produrre ripercussioni sulla postura e/o sulla gestione dell’equilibrio, che potrebbero generare dolori alla colonna cervicale, dorsale, lombare o in altri distretti corporei. In queste circostanze l’osteopata, agevolando lo scorrimento fasciale e l’elasticità dei tessuti, mette il corpo del paziente nelle migliori condizioni possibili atte a ricevere il trattamento dell’odontoiatra».

In seguito a tali trattamenti, i segni e sintomi che compaiono più comunemente sono: la comparsa di dolori muscolo-scheletrici vari; le cefalee ed le algie cranio-facciali; i click mandibolari e dolori condilari; le parafunzioni (quali il bruxismo notturno e il serramento diurno); le vertigini propriocettive. «In primis l’osteopata analizzerà il dolore o il disturbo, valutandone la qualità, il timing, l’esordio, il decorso e l’eventuale irradiazione, in modo da circoscrivere la struttura anatomica potenzialmente responsabile» spiega l’osteopata Tirone. «Successivamente, in associazione con il medico, analizzerà l’anamnesi remota e le alterazioni patologiche del paziente al fine di individuare la necessità di approfondimenti diagnostici o di medicina specialistica. Si procederà, inoltre, all’esame obiettivo posturale e ad un’analisi posturometrica computerizzata, oltre ad altri test clinici finalizzati all’individuazione delle tecniche di trattamento più idonee».

Una terapia che nella pratica quotidiana porta a dei reali benefici, come dimostrato dal caso presentato: una donna di 47 anni, in terapia ortodontica da tre settimane, si è presentata con una sindrome temporo-mandibolare con dolore condilare e limitata apertura della bocca. L’osteopata rileva curva dorso-lombare sinistroconvessa, rigidità in dorsale media, blocco dell’articolazione sacroiliaca di destra, apertura massima della bocca di 27 mm. Il trattamento ha visto tecniche muscolari su massetteri e pterigoidei, tecniche articolatorie sui condili mandibolari, tecniche articolatorie su cerniere cervicodorsale e dorsolombare, tecniche controcurva nel tratto scoliotico, tecniche di mobilizzazione sacrale. Al termine della prima seduta si ottiene aumento dell’apertura a 34 mm. Vengono impostate due prime sedute a distanza settimanale, a seguire accompagnamento durante il percorso ortodontico a cadenza mensile, con beneficio in termini di scomparsa del dolore e progressione positiva del percorso ortodontico. In conclusione la sinergia fra odontoiatria ed osteopatia funziona, soprattutto nei casi di preesistenti situazioni posturali possibilmente svantaggiose, come rigidità, grossi traumi pregressi, presenza di cicatrici, dismetrie e scoliosi.

L'articolo è stato pubblicato su Dental Tribune Italian Edition n. 5 2019.

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