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Un nuovo modello prognostico per gli impianti dentali mostra un’elevata capacità predittiva a cinque anni

Un sistema prognostico implantare recentemente validato e basato sul rischio integra fattori locali e sistemici per prevedere in modo affidabile gli esiti clinici a medio termine, superando i modelli tradizionali basati sulla perdita ossea e sullo stadio della malattia (Immagine: olga_demina/Adobe Stock).

lun. 13 aprile 2026

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SAN FRANCISCO, USA: A differenza dei precedenti modelli prognostici implantari, che si concentravano sulla perdita ossea peri-implantare o sullo stadio della patologia, un nuovo sistema proposto integra molteplici determinanti locali e sistemici, estendendo ai trattamenti implantari i modelli prognostici parodontali. Un recente studio retrospettivo ha effettuato una validazione del sistema in ambito clinico. I risultati hanno evidenziato che questo sistema prognostico strutturato e basato sul rischio è in grado di predire in modo affidabile gli esiti a medio termine.

Il nuovo sistema prognostico implantare tiene conto del controllo della placca, della posizione dell’impianto, del design protesico, della storia di parodontite, della terapia di supporto, del fumo, del diabete, dell’osteoporosi e di ulteriori fattori modificanti quali l’assunzione di farmaci anti-riassorbitivi, la radioterapia, l’occlusione e possibili influenze genetiche. Il sistema classifica gli impianti in quattro categorie prognostiche: favorevole, dubbia, sfavorevole e sfavorevole.

L’analisi retrospettiva ha valutato 651 impianti in 291 pazienti in riferimento al nuovo sistema prognostico implantare proposto da Kwok et al., validandone la capacità predittiva e dimostrando una chiara stratificazione degli esiti di sopravvivenza nell’arco di cinque anni. Gli impianti classificati al basale con prognosi favorevole hanno mostrato una sopravvivenza del 100%, rispetto al 93,5% nel gruppo dubbio e al solo 33,3% nella categoria sfavorevole. Inoltre, la prognosi iniziale è rimasta invariata nel tempo nel 95,7% degli impianti del gruppo favorevole, nel 78,5% di quelli del gruppo dubbio e nel 33,3% di quelli sfavorevoli. Nel complesso, questi risultati sottolineano la capacità del modello di distinguere il rischio clinico.

Lo studio ha inoltre evidenziato una variabilità anatomica nell’affidabilità prognostica del sistema, mostrando che l’esito implantare veniva predetto in modo più coerente per gli impianti mandibolari, un dato che secondo gli autori rifletterebbe verosimilmente differenze nella qualità ossea. Nella mandibola, i siti anteriori e premolari sono risultati valutati in modo più affidabile rispetto ai molari, mentre nella mascella la prognosi è risultata predittiva in modo consistente esclusivamente per gli incisivi centrali.

Sulla base di questi risultati, gli autori sostengono che il sistema proposto da Kwok et al. sia utile ma potenzialmente incompleto. Essi suggeriscono che le versioni future potrebbero includere anche il fenotipo implantare, fattori protesici più dettagliati, la localizzazione dell’impianto nella mandibola rispetto alla mascella e, possibilmente, l’uso di antidepressivi, poiché questi elementi potrebbero influenzare la sopravvivenza implantare e quindi l’accuratezza della prognosi. Nel complesso, il sistema viene presentato come un framework in evoluzione, che verosimilmente richiederà ulteriori perfezionamenti con l’emergere di nuove evidenze.

Nel complesso, i risultati supportano l’utilizzo di framework prognostici strutturati in implantologia. Valutando la prognosi attraverso una combinazione più ampia di determinanti locali e sistemici, i clinici possono essere maggiormente in grado di pianificare il trattamento, identificare precocemente i pazienti ad alto rischio e comunicare in modo più accurato i possibili esiti.

L’articolo, intitolato “Predictability of a dental implant prognosis system: A retrospective study”, è stato pubblicato online il 6 marzo 2026 sul Journal of Periodontology, in anticipo rispetto alla sua inclusione in un numero della rivista.

 

 

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