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Ricerca scientifica e pratica clinica, il connubio vincente per una moderna odontoiatria

By Dental Tribune Italia
December 23, 2019

A pochi giorni dal congresso Internazionale Andi Torino, 1° Memorial Giuseppe Cardaropoli, 31 gennaio 1° febbraio 2020, abbiamo avuto modo di intervistare il Dott. Daniele Cardaropoli per anticipare alcune tematiche dell’evento.

Buon giorno dott. Cardaropoli. Il titolo “Successo a lungo termine in parodontologia ed implantologia: il reale apporto della ricerca scientifica alla pratica clinica” del prossimo congresso Internazionale Andi Torino, pone l’accento sul rapporto tra pratica e ricerca, argomento che nella gran parte dei congressi viene trascurato in favore del solo aspetto pratico. Ci illustra il suo punto di vista in merito all’importanza della ricerca?
I dati forniti dalla ricerca clinica in ambito parodontale ed implantare devono sempre rappresentare la bussola, il nostro riferimento, nella nostra pratica clinica. Oggi giorno non è più accettabile sentir parlare ai congressi relatori che ancora dicono “io faccio così”, “nelle mie mani funziona così”. L’odontoiatria oggi deve svilupparsi in senso orizzontale e non verticale. I protocolli clinici devono essere a disposizione del più ampio numero di colleghi e la predicibilità di risultato può essere elevata solo se i protocolli clinici seguono le indicazioni fornite dalla ricerca. Per questo motivo la ricerca scientifica ha un ruolo fondamentale nell’aiutare la comunità odontoiatrica internazionale a migliorare le performance delle proprie prestazioni. Analogamente, esistono ancora molte ricerche scientifiche che sono troppo lontane dalla clinica quotidiana. La nostra capacità deve essere quella di trovare un corretto bilanciamento perché alla fine il nostro obiettivo rimane sempre quello di trattare i nostri pazienti nel miglior modo possibile.

Lei ritiene che in generale si faccia più ricerca di base o clinica?
È chiaro che se devo rispondere facendo riferimento alla parodontologia ed all’implantologia orale sicuramente oggi la ricerca clinica ha superato la ricerca di base, in quanto alcuni concetti, appunto “di base”, sono stati ormai ben evidenziati e validati, come ad esempio il concetto di osteo integrazione. Ma è altrettanto chiaro che ricerca di base e ricerca clinica non sono separate perché le applicazioni cliniche di nuovi protocolli o di nuovi biomateriali inizia sempre partendo dai dati forniti dalla ricerca preclinica. Quindi questa sinergia tra studi di base studi clinici rimarrà sempre forte

L’evento è caratterizzato anche dal Memorial Giuseppe Cardaropoli, esempio di professionista dedito non solamente alla pratica clinica ma soprattutto alla ricerca. Ci potrebbe dire come suo fratello viveva questa il rapporto?
Come noto, mio fratello è stato uno dei ricercatori più attivi in ambito parodontale e implantare dall’inizio degli anni 2000. Lui ha iniziato la sua carriera professionale come clinico ma poi ha veramente sentito forte il richiamo della ricerca. È stata la sua grande passione. Ha lasciato la sua attività clinica qui a Torino per trasferirsi a Göteborg dove ha conseguito prima la Specialità e poi il Dottorato di Ricerca in Parodontologia sotto la guida del professor Jan Lindhe. Giuseppe ha sempre creduto nell’importanza dei dati scientifici e ha sempre cercato di divulgare il concetto fondamentale che le nostre decisioni cliniche devono essere supportate dalla letteratura.

All’interno del programma è prevista la presentazione della Fondazione Giuseppe Cardaropoli. Potrebbe illustrarci questo progetto?
Da quando è mancato mio fratello ho ricevuto tantissimi atti di stima nei suoi confronti. Molti amici e colleghi mi hanno chiesto di fare in modo di mantenere vivo il suo ricordo, e pensando a quella che è stata la sua vita sia nel quotidiano che dal punto di vista professionale, l’idea di creare una fondazione a suo nome è venuta pressoché in modo spontaneo. La Fondazione Giuseppe Cardaropoli sarà un Ente del Terzo Settore, chiaramente senza scopo di lucro, che si pone l’obiettivo di sviluppare la ricerca e la cura in ambito parodontale e implantare. E la Fondazione perseguirà alcuni progetti. In primo luogo creerà una borsa di studio per studenti in Odontoiatria che vorranno effettuare una tesi sperimentale in questo ambito. Contemporaneamente questo ente sosterrà progetti di ricerca nei campi della parodontologia, dell’implantologia e della rigenerazione ossea. Ma la Fondazione cercherà anche di aprirsi verso il mondo esterno, verso il mondo dei pazienti.

A livello internazionale, la ricerca italiana si posiziona sempre trai i primissimi posti. A sua parere, quali strumenti e/o iniziative sarebbero da adottare per fortificare il legame con la pratica? Ritiene che a livello Internazionale siano più avanti su questo tema?
In effetti questa valutazione è corretta. Dobbiamo essere molto orgogliosi della ricerca italiana. Per esempio possiamo affermare che i Soci Attivi della Società Italiana di Parodontologia ed Implantologia sono quelli che danno il maggior contributo scientifico alla letteratura internazionale in ambito ovviamente parodontale e implantare. Questo certamente è un fiore all’occhiello per tutta l’odontoiatria italiana. Sarebbe opportuno che quando si organizzano congressi sia livello nazionale che a livello internazionale gli organizzatori ed i moderatori spingessero sempre di più i relatori a fornire vere informazioni cliniche, a concludere le proprie conferenze fornendo dei chiari messaggi e delle chiare informazioni che i colleghi possano poi utilizzare già dalla settimana successiva.

Un altro argomento riguarda invece la ricerca finanziata dalle aziende. Come la valuta lei?
Su questo argomento non dobbiamo essere ipocriti. La ricerca scientifica ha dei costi enormi. E quasi impossibile sviluppare dei protocolli in maniera indipendente senza fondi. In Italia purtroppo i fondi pubblici sono quasi inesistenti soprattutto nel nostro ambito. Ma nonostante questo i ricercatori devono mantenere la propria indipendenza morale e seguire un codice etico. Questo è un punto su cui non si può sorvolare. Esistono alcuni istituti ed alcune fondazioni, come ad esempio ITI ed Osteology, che cercano di ovviare a questo legame diretto tra aziende e ricerca scientifica. Ma, ripeto, l’indipendenza di azione e pensiero dei ricercatori è fondamentale.

Ci illustra alcuni temi innovativi che saranno presentati al Congresso e che sono da considerarsi dei validi esempi che modificheranno il “modus operandi” in Parodontologia e in Implantologia Orale nei prossimi anni?
La Lectio Magistralis del Congresso sarà tenuta dal professor Ron Nevins. Il Prof Nevins è forse l’esempio più calzante di un collega che è riuscito ad unire ed abbinare ai più alti livelli la ricerca e la pratica clinica. È un esempio per tutti noi da questo punto di vista. Ed oggi, grazie alla sua lunghissima esperienza, è in grado di fornirci i dati a cinquant’anni di follow-up sia in ambito implantare che in ambito parodontale. Sarà lui a mostrarci come i risultati delle sue ricerche hanno modificato il modo di lavorare e di curare i nostri pazienti. Analogamente il professor Massimo Simion ci porterà trent’anni di esperienza in rigenerazione ossea guidata. Un momento molto importante del Congresso sarà la tavola rotonda a cui parteciperanno i parodontologi torinesi. Ormai Torino, possiamo dirlo con orgoglio, è uno dei centri della parodontologia mondiale. I soci attivi della SIDP di Torino producono una ingente mole di lavori scientifici che sono riferimento per il “modus operandi” in parodontologia ed implantologia del futuro.

Per maggiori informazioni scarica QUI il programma dell'evento.

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