COLLEGE STATION, Texas, USA: Un nuovo biosensore intraorale sviluppato negli Stati Uniti potrebbe trasformare il modo in cui la malattia parodontale viene rilevata e monitorata. Con l’obiettivo di orientare l’odontoiatria verso un monitoraggio proattivo delle patologie, i ricercatori della Texas A&M University di College Station hanno sviluppato un patch intraorale in grado di rilevare biomarcatori infiammatori. A seguito di test con esito positivo, gli autori affermano che il dispositivo dimostra la fattibilità di un monitoraggio clinico diretto, anche nel complesso ambiente orale.
Il biosensore è integrato in un patch indossabile ed è progettato per monitorare in modo continuo i livelli di specifici biomarcatori all’interno della cavità orale. Aderendo direttamente ai tessuti molli orali, è in grado di rilevare il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α), una proteina associata all’infiammazione e alla progressione delle patologie orali.
Le prestazioni del biosensore sono state valutate attraverso test in vitro, ex vivo e in vivo, che hanno dimostrato una efficace adesione, un funzionamento stabile in condizioni orali dinamiche simulate e un’elevata sensibilità nella rilevazione e quantificazione della proteina target. I risultati dello studio hanno evidenziato limiti di rilevazione molto inferiori rispetto a quelli generalmente ottenibili con i metodi diagnostici convenzionali.
Il co-sviluppatore del dispositivo, il Dott. Chenglin Wu, professore associato presso lo Zachry Department of Civil and Environmental Engineering, ha spiegato in un comunicato dell’università che l’elevata sensibilità del biosensore è ottenuta grazie a una superficie del sensore ingegnerizzata per rilevare quantità estremamente ridotte della proteina target, mentre uno strato filtrante contribuisce a prevenire interferenze da parte di altre molecole presenti nell’ambiente orale. Il Dott. Wu ha dichiarato: «Per fare un confronto, un paziente con un’infezione virale può manifestare sintomi con dieci milioni o un miliardo di copie virali per millilitro. Il nostro sensore potrebbe rilevarne da 100 a 150 per millilitro».
Questa sensibilità è supportata da un idrogel che garantisce un’adesione stabile e resistente. La Dott.ssa Shaoting Lin, professoressa assistente presso il College of Engineering della Michigan State University, che ha collaborato con il Dott. Wu allo sviluppo del sensore, ha dichiarato nel comunicato stampa: «Le misurazioni dei sensori possono essere significativamente influenzate dal movimento dinamico dei tessuti. Un legame più robusto con il tessuto consente prestazioni di rilevamento più affidabili, indipendenti dalla deformazione».
Nel loro studio, i ricercatori hanno riassunto: «Nel complesso, questi risultati dimostrano la fattibilità del monitoraggio in situ e in tempo reale delle citochine infiammatorie nella cavità orale e sottolineano il potenziale del sensore per la diagnostica diretta e per la medicina personalizzata. Guardando al futuro, intendiamo valutarne l’efficacia clinica attraverso studi più ampi, promuovendone ulteriormente l’integrazione nella pratica odontoiatrica di routine e nelle più ampie piattaforme di monitoraggio della salute di comunità».
Sebbene siano necessarie ulteriori validazioni attraverso studi clinici sull’uomo, i risultati suggeriscono ampie potenziali applicazioni. Se tradotti con successo nella pratica clinica, questi biosensori potrebbero migliorare significativamente gli esiti terapeutici, ridurre i costi sanitari e aumentare il coinvolgimento dei pazienti nella prevenzione delle patologie orali.
L’articolo, intitolato “Tissue-adhesive hydrogel–MXene biosensor for in situ intraoral TNF-α detection”, è stato pubblicato online nel numero del 16 gennaio 2026 di Science Advances.
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