COPENHAGEN, Danimarca – In Danimarca, la normativa in materia di assistenza odontoiatrica stabilisce che i trattamenti ortodontici dovrebbero essere idealmente gestiti da specialisti in ortodonzia. Tuttavia, il trattamento degli adulti mediante allineatori è sempre più spesso eseguito negli studi odontoiatrici generalisti. Questa tendenza ha sollevato interrogativi sulle differenze tra odontoiatri e ortodontisti in merito alle indicazioni al trattamento con allineatori, nonché agli approcci diagnostici e alla pianificazione terapeutica. Un nuovo studio danese ha coinvolto cittadini, odontoiatri generalisti e ortodontisti con l’obiettivo di analizzare il livello di conoscenza del pubblico, le esperienze dei pazienti e le prospettive dei professionisti riguardo al trattamento con allineatori negli studi dentistici privati.
Le risposte hanno mostrato che la consapevolezza pubblica del trattamento con allineatori era generalmente limitata, anche se i giovani adulti hanno dimostrato una maggiore familiarità con questa terapia. La maggior parte dei pazienti è venuta a conoscenza degli allineatori attraverso il proprio dentista oppure tramite amici e familiari, piuttosto che attraverso i social media o la pubblicità.
Tra i pazienti che avevano già intrapreso un trattamento con allineatori, i livelli di soddisfazione erano elevati. Il miglioramento estetico era la principale motivazione per la richiesta di trattamento, riflettendo tendenze internazionali più ampie nell’ortodonzia degli adulti. Molti pazienti hanno riferito che avrebbero comunque intrapreso un trattamento ortodontico anche se gli allineatori non fossero stati disponibili. Gli autori hanno suggerito che ciò potrebbe indicare come il risultato terapeutico desiderato fosse più importante della modalità di trattamento.
Lo studio ha evidenziato differenze rilevanti tra ortodontisti e dentisti generici nel loro approccio alla diagnosi e alla pianificazione del trattamento. Gli ortodontisti utilizzavano più frequentemente le cefalometrie latero laterali nella fase diagnostica e apportavano modifiche più estese ai piani di trattamento digitali prima di iniziare la terapia. Inoltre, hanno espresso livelli di soddisfazione inferiori rispetto ai dentisti generici riguardo ai risultati del trattamento; un dato che gli autori hanno interpretato come possibile riflesso della loro esperienza specialistica, di aspettative diverse sul successo terapeutico o del fatto che possano trattare casi più complessi.
Sono emerse differenze tra i gruppi di professionisti anche tra coloro che non offrivano la terapia con allineatori. I dentisti generici citavano più frequentemente la mancanza di esperienza o di formazione come motivo per non proporla, mentre gli ortodontisti sostenevano più spesso che gli apparecchi fissi garantiscano risultati terapeutici migliori. Gli autori hanno osservato che, secondo la letteratura, gli allineatori rimangono meno prevedibili rispetto agli apparecchi fissi per alcuni movimenti dentali e per malocclusioni più complesse. Ad esempio, una recente revisione sistematica ha concluso che, sebbene gli allineatori offrano vantaggi estetici e di comfort per il paziente, potrebbero ancora risultare inferiori agli apparecchi fissi per determinati movimenti ortodontici complessi.
Per i clinici, lo studio rafforza l’importanza di una diagnosi completa, di un’adeguata selezione dei casi e del consenso informato nella terapia con allineatori. Alcuni pazienti hanno riferito di aver ricevuto informazioni limitate riguardo ai rischi del trattamento, alle alternative e alle conseguenze del rifiuto della terapia, sollevando considerazioni etiche e medico-legali. Gli autori hanno concluso che i risultati indicano possibili criticità nelle informazioni fornite ai pazienti sulla terapia con allineatori e differenze tra i tipi di professionisti nella diagnosi e nella pianificazione del trattamento, e che questi aspetti dovrebbero essere ulteriormente indagati.
L’articolo, intitolato “Clear aligner treatment in Denmark-a questionnaire survey among citizens and dental practitioners in Denmark”, è stato pubblicato online l’11 maggio 2026 sulla rivista Acta Odontologica Scandinavica.
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