Un nuovo test non invasivo potrebbe aiutare i clinici a effettuare il triage delle lesioni orali sospette e a identificare i pazienti che necessitano di ulteriori accertamenti per il carcinoma orale a cellule squamose (Immagine: Kirsten Davis/peopleimages.com/Adobe Stock).
LONDRA, Inghilterra – Sebbene la maggior parte delle lesioni orali sospette non sia di natura maligna, per escludere la presenza di un tumore è spesso necessario ricorrere a una biopsia incisionale con bisturi, una procedura invasiva. Inoltre, il percorso di invio allo specialista può ritardare la diagnosi definitiva. Per affrontare questa criticità, un gruppo di ricercatori ha sviluppato un test diagnostico non invasivo che potrebbe favorire una diagnosi più precoce del carcinoma orale a cellule squamose e ridurre il numero di procedure invasive non necessarie nei pazienti le cui lesioni risultano benigne. Il metodo è stato concepito come supporto alle decisioni cliniche di triage e di invio allo specialista.
Secondo il responsabile della ricerca, il dott. Muy-Teck Teh, professore di Oncologia Orale Molecolare presso il Centre for Oral Immunobiology and Regenerative Medicine dell'Institute of Dentistry della Queen Mary University of London, lo studio rappresenta l'evoluzione di un precedente test basato su una micro-biopsia, già validato utilizzando campioni di tessuto provenienti da pazienti del Regno Unito, dell'India e della Cina. «Questa validazione multicentrica, condotta in continenti diversi, ha dimostrato la robustezza del test in popolazioni di pazienti e contesti clinici eterogenei. Tuttavia, poiché la micro-biopsia rimane una procedura invasiva, ho avviato un ampio studio caso-controllo per verificare se fosse possibile utilizzare, in alternativa, una biopsia con spazzolino non invasiva», ha dichiarato a Dental Tribune International.
Nello studio, i ricercatori hanno validato la versione del test basata sulla biopsia con spazzolino, che misura l'espressione di quattro geni, analizzando campioni prelevati da 545 pazienti affetti da carcinoma orale a cellule squamose, leucoplachia o lichen planus orale. Per ciascun partecipante sono stati raccolti due campioni mediante spazzolino: uno dalla lesione sospetta e uno da tessuto sano controlaterale, sul lato opposto della cavità orale. I risultati hanno dimostrato che il test è in grado di distinguere con chiarezza il carcinoma orale a cellule squamose dalle altre due patologie, identificando correttamente quasi tutti i casi di tumore e classificando solo raramente come maligni i casi di leucoplachia o lichen planus orale.
In un'intervista, l'esperto di oncologia orale molecolare prof. Muy-Teck Teh ha illustrato il nuovo test da lui sviluppato, progettato per favorire un triage più precoce e accurato delle lesioni orali sospette (Immagine: Prof. Muy-Teck Teh).
«Il test raggiunge prestazioni diagnostiche altamente comparabili a quelle della precedente versione basata sulla micro-biopsia. Questo suggerisce che il segnale biologico associato all'espressione di questi quattro geni sia sufficientemente robusto e costante da poter essere rilevato anche nelle cellule superficiali esfoliate raccolte mediante biopsia con spazzolino. Le implicazioni cliniche sono significative: i pazienti potrebbero non dover più sottoporsi neppure a una procedura minimamente invasiva per beneficiare di un triage guidato da marcatori molecolari», ha commentato il prof. Teh.
«Per l'odontoiatria, questo test ha il potenziale di rappresentare una svolta nella diagnosi del tumore del cavo orale, così come la citologia cervicale lo è stata per lo screening del carcinoma della cervice uterina. Potrebbe infatti trasformare la diagnosi del carcinoma orale, oggi basata prevalentemente su procedure invasive e gestita in ambito specialistico, in un percorso diagnostico molecolare rapido, economicamente sostenibile, ripetibile e più accettabile per il paziente. Ciò consentirebbe una diagnosi più precoce e, al tempo stesso, una sostanziale riduzione del numero di biopsie non necessarie», ha sottolineato il prof. Teh.
Il prof. Teh ha dichiarato a Dental Tribune International che, qualora il test venisse commercializzato e integrato nella pratica clinica di routine, potrebbe consentire agli odontoiatri di eseguire una valutazione molecolare del rischio direttamente alla poltrona oppure attraverso laboratori territoriali, migliorando le decisioni di triage prima dell'invio del paziente agli specialisti in medicina orale o chirurgia maxillo-facciale. Un approccio di questo tipo potrebbe inoltre contribuire a ridurre le liste d'attesa, permettendo ai servizi specialistici di concentrare le proprie risorse sui pazienti a più elevato rischio. Il ricercatore ha tuttavia precisato che il nuovo test non è destinato a sostituire la diagnosi istopatologica: «I risultati positivi o indicativi di un rischio elevato dovranno comunque essere confermati mediante una biopsia convenzionale», ha sottolineato.
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