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Studio USA sulle prescrizioni antibiotiche in endodonzia

Uno studio statunitense, condotto nell'ambito di una rete di studi odontoiatrici, ha analizzato i fattori clinici e professionali associati alla prescrizione di antibiotici dopo il trattamento endodontico, contribuendo a individuare possibili aree di intervento per promuovere un uso più appropriato degli antibiotici (Immagine: Юля Мирошник/Adobe Stock).

gio. 6 agosto 2026

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MINNEAPOLIS, Stati Uniti – Nonostante le raccomandazioni che invitano a limitare l’impiego di antibiotici sistemici nel trattamento delle infezioni endodontiche localizzate, la prescrizione di questi farmaci in endodonzia continua a rappresentare un’importante criticità sul fronte dell’uso appropriato degli antibiotici. Per migliorare l’appropriatezza prescrittiva è fondamentale comprendere quali fattori influenzino le decisioni dei clinici. A questo scopo, uno studio condotto negli Stati Uniti, basato su una rete di studi odontoiatrici, ha analizzato le circostanze cliniche e le caratteristiche dei dentisti associate a un uso potenzialmente inappropriato degli antibiotici, fornendo evidenze utili per orientare future strategie volte a promuoverne un impiego più appropriato.

Lo studio è stato condotto nell'ambito del US National Dental Practice-Based Research Network e ha coinvolto 104 odontoiatri generici e 49 endodontisti. Tra aprile e settembre 2017, i professionisti partecipanti hanno arruolato 1.723 pazienti sottoposti a trattamento endodontico non chirurgico. Nel complesso, quasi un paziente su cinque ha ricevuto una prescrizione di antibiotici dopo il trattamento.

Gli antibiotici sono stati prescritti con maggiore frequenza quando i denti trattati risultavano dolenti alla palpazione oppure presentavano evidenze radiografiche di parodontite apicale. Gli autori sottolineano tuttavia che, secondo le attuali linee guida, questi reperti clinici e radiografici, da soli, non costituiscono un'indicazione alla prescrizione di antibiotici sistemici. Secondo i ricercatori, questo andamento potrebbe riflettere una non piena comprensione della distinzione tra i segni di un processo infiammatorio e quelli di un'infezione che richiede effettivamente una terapia antibiotica sistemica.

Le modalità di prescrizione variavano anche in funzione delle caratteristiche dei professionisti. Gli odontoiatri di età inferiore ai 45 anni, i dentisti bianchi non ispanici e i professionisti che operavano in studi associati di grandi dimensioni o in contesti accademici prescrivevano antibiotici con minore frequenza. Secondo gli autori, il minor ricorso agli antibiotici tra i clinici più giovani potrebbe riflettere una formazione più recente e maggiormente allineata alle attuali raccomandazioni, mentre chi lavora in strutture di grandi dimensioni o in ambito universitario potrebbe essere maggiormente esposto a protocolli clinici basati sulle evidenze scientifiche.

Gli autori ritengono che i risultati evidenzino un persistente divario tra le raccomandazioni basate sulle linee guida e la pratica clinica quotidiana. Sottolineano tuttavia che i dati, risalenti al 2017, potrebbero non riflettere pienamente le attuali modalità prescrittive.

Un'analisi separata delle prescrizioni ambulatoriali negli Stati Uniti, relativa al periodo 2018-2022, ha però mostrato che i tassi di prescrizione degli antibiotici da parte degli odontoiatri generici non sono diminuiti dopo la pubblicazione, nel 2019, delle linee guida dell'American Dental Association (ADA) sull'impiego degli antibiotici nella gestione urgente del dolore e del gonfiore intraorale associati a patologie pulpari e periapicali. Questo dato suggerisce come il trasferimento delle raccomandazioni nella pratica clinica rappresenti ancora una sfida significativa.

Le linee guida dell'American Dental Association (ADA) e dell'American Association of Endodontists (AAE) sconsigliano l'impiego routinario di antibiotici sistemici nelle infezioni endodontiche localizzate quando è possibile eseguire un trattamento odontoiatrico definitivo. Le raccomandazioni dell'ADA, riferite agli adulti immunocompetenti, prevedono il ricorso agli antibiotici solo in presenza di segni di coinvolgimento sistemico. Analogamente, l'American Association of Endodontists raccomanda di limitare l'uso degli antibiotici come terapia adiuvante a specifiche situazioni cliniche, comprese le infezioni accompagnate da manifestazioni sistemiche.

Nel presente studio, i ricercatori osservano che le differenze riscontrate nelle modalità prescrittive in relazione all'età dei dentisti e al contesto professionale sono coerenti con altre evidenze, secondo cui la formazione più recente e la cultura organizzativa delle strutture in cui si opera influenzano le decisioni cliniche in materia di antibiotici.

Gli autori concludono che sono necessari programmi di formazione continua, strumenti di supporto alle decisioni cliniche più chiari e, potenzialmente, interventi a livello di sistema sanitario per rafforzare l'appropriatezza prescrittiva. A loro avviso, i risultati dello studio potranno contribuire allo sviluppo di iniziative volte a ridurre le prescrizioni non necessarie di antibiotici e a migliorare la comunicazione con i pazienti, promuovendo un'assistenza basata sulle migliori evidenze scientifiche.

Lo studio, intitolato “Antibiotics after non-surgical root canals: National Dental Practice-Based Research Network findings”, è stato pubblicato nel numero di novembre 2026 del Journal of Dentistry.

 

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