Search Dental Tribune

Il fluoruro di diammina d’argento può arrestare la carie grave della prima infanzia

Un recente studio clinico ha fornito solide evidenze a favore del superamento dell’attuale impiego off-label del fluoruro di diammina d’argento e di una sua più ampia e strutturata integrazione sia nella pratica odontoiatrica sia nell’assistenza medica pediatrica (Immagine: Alessandro Grandini/Adobe Stock).

ANN ARBOR, Michigan, Stati Uniti – Sebbene il fluoruro di diammina d’argento (SDF) sia utilizzato a livello internazionale fin dagli anni Settanta per arrestare la progressione della carie, i dati clinici relativi al suo impiego nei bambini di età inferiore ai 3 anni sono rimasti finora limitati. Recentemente, un ampio studio clinico randomizzato ha dimostrato che il SDF al 38% può arrestare in modo sicuro ed efficace le lesioni cariose cavitate della dentina nei bambini piccoli affetti da carie grave della prima infanzia. Lo studio è stato progettato per fornire evidenze a sostegno dell’approvazione normativa da parte della US Food and Drug Administration (FDA) dell’impiego del SDF per arrestare la carie nei bambini piccoli.

Negli Stati Uniti, nel 2014 il SDF è stato autorizzato come dispositivo medico per il trattamento dell’ipersensibilità dentinale negli adulti, mentre il suo impiego per arrestare la progressione della carie rimane off-label, ossia al di fuori delle indicazioni approvate. Tuttavia, sia l’American Academy of Pediatrics sia l’American Academy of Pediatric Dentistry hanno pubblicato raccomandazioni sull’impiego del SDF e il suo utilizzo in ambito pediatrico è aumentato, in particolare a partire dalla pandemia di COVID-19.

Nello studio, i ricercatori hanno coinvolto 830 bambini di età inferiore ai 6 anni affetti da carie grave della prima infanzia. I partecipanti sono stati reclutati in diversi contesti, tra cui strutture mediche e odontoiatriche e istituti scolastici, e sono stati assegnati in modo casuale a ricevere SDF al 38% oppure un placebo. I trattamenti sono stati applicati all’inizio dello studio e nuovamente dopo sei mesi.

A tre, sei e otto mesi, i tassi di arresto delle lesioni cariose variavano dal 50% al 58% nel gruppo trattato con SDF e dal 17% al 23% nel gruppo placebo. Non sono state osservate differenze tra i due gruppi per quanto riguarda il dolore dentale, mentre la frequenza degli eventi avversi correlati al trattamento è risultata simile.

Alla luce dei risultati, i ricercatori hanno concluso che il SDF rappresenta un’alternativa pratica e minimamente invasiva nei casi in cui il trattamento restaurativo convenzionale risulti difficile da eseguire. «Si tratta di un trattamento molto efficace e sicuro, anche nei bambini di appena 1 anno», ha dichiarato in un comunicato stampa l’autrice principale dello studio, la dott.ssa Margherita Fontana, Clifford Nelson Endowed Professor of Dentistry presso la University of Michigan School of Dentistry. Secondo la prof.ssa Fontana, il SDF potrebbe essere particolarmente utile per i bambini molto piccoli, gli anziani, le persone con disabilità dello sviluppo o fisiche, i pazienti con una forte ansia odontoiatrica e, più in generale, per coloro che hanno difficoltà ad accedere o a sottoporsi ai trattamenti odontoiatrici convenzionali.

Evidenze a sostegno di un impiego più ampio
«Se vogliamo che un numero maggiore di bambini e famiglie possa beneficiare di questo trattamento, abbiamo bisogno di solide evidenze che ne dimostrino sia l’efficacia sia la sicurezza. Dal punto di vista della salute pubblica, se vogliamo favorirne una più ampia diffusione negli Stati Uniti, anche in contesti medici, sono necessari dati raccolti in modo rigoroso sulla popolazione statunitense, e ora disponiamo di questi dati», ha affermato la prof.ssa Fontana.

I ricercatori ritengono che una più ampia accettazione del SDF potrebbe consentire di gestire le lesioni cariose anche in ambito medico pediatrico, prima che i bambini riescano ad accedere a cure odontoiatriche complete. «In medicina, i clinici hanno bisogno di evidenze di elevata qualità prima di modificare la propria pratica», ha commentato la prof.ssa Fontana. «È importante disporre di dati a cui possano fare riferimento, perché spesso i bambini piccoli vengono visitati dai pediatri diversi anni prima di recarsi per la prima volta dal dentista». Secondo la ricercatrice, una più ampia diffusione del trattamento potrebbe quindi consentire di intervenire su un maggior numero di lesioni cariose durante il percorso di invio a una struttura odontoiatrica di riferimento, prima che diventino dolorose, sviluppino un’infezione o rendano necessario un intervento chirurgico.

Il coautore dott. Amr M. Moursi, professore e direttore del Department of Pediatric Dentistry presso il New York University College of Dentistry negli Stati Uniti, ha affermato che lo studio fornisce importanti evidenze a sostegno di un impiego più ampio del SDF. Tuttavia, la sua introduzione nei contesti di assistenza primaria dipenderebbe dalla capacità degli operatori sanitari di identificare in modo affidabile le lesioni cariose cavitate idonee al trattamento. Sarebbero pertanto necessari un’adeguata formazione degli operatori, protocolli clinici specifici e percorsi di invio ben definiti per garantire una corretta implementazione del trattamento. «I nostri risultati supportano l’approvazione da parte della FDA del SDF per arrestare la progressione della carie nei bambini piccoli. Eliminare l’attuale status off-label del SDF rappresenterebbe un’importante innovazione, che potrebbe favorirne un maggiore utilizzo da parte degli operatori sanitari, una migliore copertura da parte delle assicurazioni e una maggiore uniformità nella qualità del prodotto», ha sottolineato il prof. Moursi.

In precedenza, Dental Tribune International aveva riportato i risultati di uno studio clinico randomizzato condotto su bambini di età compresa tra 5 e 13 anni, nel quale l’impiego del SDF era stato confrontato con protocolli consolidati di assistenza odontoiatrica in ambito scolastico. L’analisi a due anni aveva evidenziato che l’applicazione di SDF e vernice al fluoro risultava altrettanto efficace nell’arrestare le lesioni cariose esistenti e nel prevenirne di nuove rispetto alla combinazione di sigillanti in cemento vetroionomerico, trattamento restaurativo atraumatico e vernice al fluoro.

Una successiva analisi ha inoltre rilevato un’incidenza della carie pressoché identica e una prevalenza comparabile nei due gruppi. Considerati insieme a questi risultati precedenti, i dati del presente studio rafforzano le evidenze a sostegno del SDF come approccio efficace e minimamente invasivo per migliorare la salute orale dei bambini.

Lo studio, intitolato “Efficacy of silver diamine fluoride on young children with severe early childhood caries: A randomized clinical trial”, è stato pubblicato online il 27 luglio 2026 sulla rivista JAMA Pediatrics, prima della sua inclusione in un numero della rivista.

 

 

Tag:
To post a reply please login or register
advertisement
advertisement