Semplificare una procedura chirurgica non significa ridurne l’efficacia clinica, tutto il contrario. Nella rigenerazione ossea guidata, la ricerca di protocolli predicibili, ripetibili e meno invasivi rappresenta un tema di particolare interesse per il clinico che si confronta quotidianamente con difetti ossei di diversa complessità. È in questo contesto che si inserisce la F.I.R.S.T. – Fibrinogen-Induced Regeneration Sealing Technique – tecnica ideata dal Dott. Vincenzo Foti nel 2016 e basata sull’impiego combinato di fibrina sigillante e biomateriali collagenici, oggi indicizzata su PubMed con pubblicazioni peer-reviewed. Dalla preservazione alveolare alle GBR laterali e verticali, la tecnica si articola in protocolli definiti con l’obiettivo di rendere l’approccio rigenerativo più semplice e riproducibile. Ne parliamo con il Dott. Vincenzo Foti, ideatore della F.I.R.S.T., per approfondirne il razionale, le indicazioni cliniche e il percorso formativo necessario per applicarla nella pratica quotidiana.
Dott. Foti, partiamo dall'origine della tecnica. Quale esigenza clinica l'ha portata a sviluppare la F.I.R.S.T. e quali sono i principi biologici e chirurgici sui quali si basa?
La F.I.R.S.T. nasce dall'esigenza di superare le difficoltà legate alla stabilizzazione del graft osseo e alla gestione dei volumi rigenerativi nelle tecniche tradizionali, che spesso comportano un'elevata variabilità operatore-dipendente. Il razionale biologico si fonda sulla triade di ingegneria tissutale ossea: fibrina sigillante, osso suino collagenico e lamina corticale suina collagenica. Nello specifico, viene creato un graft adesivo ottenuto dalla miscelazione di osso suino collagenico e fibrina sigillante: la polimerizzazione genera una matrice tridimensionale con proprietà emostatiche, induttive e osteoconduttive, in grado di supportare la migrazione cellulare e l'angiogenesi precoce. L'effetto induttivo è conseguenza di un'efficace azione sinergica tra il fibrinogeno della fibrina sigillante e il collagene nativo del biomateriale. Il principio chirurgico è la stabilizzazione biologica: ad eccezione della preservazione alveolare, dove si utilizzano solo osso suino collagenico e fibrina sigillante, le lamine corticali suine vanno sempre associate per rinforzare la stabilizzazione dei biomateriali suini miscelati con fibrina sigillante. La loro fissazione avviene esclusivamente mediante fibrina sigillante, senza alcun ricorso a pin o viti.
Uno degli elementi caratterizzanti della F.I.R.S.T. è l'utilizzo della fibrina sigillante associata ai biomateriali. Quale ruolo svolge all'interno dei protocolli e quali vantaggi offre al clinico nella gestione e nella stabilizzazione dell'innesto?
La fibrina sigillante agisce come matrice di adesione intergranulare e come sistema di sigillo biologico antibatterico. Conferisce al graft osseo una consistenza modellabile e non disperdibile, facilitandone il posizionamento tridimensionale nel difetto e riducendo i tempi operativi. Dal punto di vista clinico, consente un miglior controllo della stabilità del volume innestato. Tuttavia, un'accurata gestione dei lembi rimane fondamentale per il successo, come in tutte le tecniche rigenerative. Un vantaggio specifico, legato alla natura collagenica delle lamine, è che, in caso di esposizione prematura, la porzione esposta della lamina corticale suina si idrolizza e il sito guarisce per seconda intenzione, senza compromettere l'intero volume rigenerato.
Preservazione Alveolare, Lamina Shield, GBR Laterale, One-Time Cortical Lamina e GBR Verticale: parliamo di situazioni cliniche anche molto differenti. Come orientarsi nella scelta del protocollo e quanto è importante, prima ancora della tecnica chirurgica, una corretta diagnosi del difetto?
La diagnosi rappresenta il vero momento decisionale e non può limitarsi alla sola valutazione del difetto. Prima della tecnica chirurgica è fondamentale valutare il fenotipo parodontale del paziente, lo spessore e la qualità dei tessuti molli, oltre ai fattori di rischio sistemici e locali – come il controllo glicemico, il fumo e la presenza di parodontite attiva – che condizionano la guarigione. A questo si associa la valutazione radiologica dell'estensione tridimensionale del difetto e del numero di pareti residue, ai fini del supporto vascolare. Questa accurata analisi indirizza la scelta tra i cinque protocolli F.I.R.S.T.: Preservazione Alveolare per gli alveoli post-estrattivi a quattro pareti; Lamina Shield per la ricostruzione di alveoli post-estrattivi compromessi a 2-3 pareti; GBR Laterale per le atrofie orizzontali; One-Time Cortical Lamina, protocollo semplificato di GBR Vestibolare contestuale al posizionamento implantare, senza rientro chirurgico per la scopertura degli impianti; GBR Verticale, nella quale, con F.I.R.S.T., è indispensabile utilizzare osso autologo in proporzione 50:50 con l'osso suino collagenico. Solo un inquadramento diagnostico completo consente di evitare undertreatment o overtreatment.
Dalla letteratura alla pratica clinica: nella Masterclass dedica ampio spazio a casi clinici, video chirurgici step-by-step e attività hands-on. Quali sono gli errori o le difficoltà che incontra più frequentemente chi si avvicina alla GBR e che il suo percorso formativo vuole aiutare a superare?
L'errore più frequente è di natura diagnostica: scegliere una tecnica non congrua al difetto senza aver valutato il fenotipo parodontale e i fattori di rischio sistemici e locali. Il secondo è una gestione inadeguata dei lembi. Nella Masterclass affrontiamo questo aspetto nella parte teorica con appositi video step-by-step su design, passivazione e sutura dei lembi. Tutti e cinque i protocolli vengono insegnati mediante la discussione di numerosi casi clinici e la visione di video chirurgici significativi, che favoriscono la curva di apprendimento. Analizziamo in dettaglio anche la gestione delle complicanze. Un ulteriore elemento che il partecipante apprende è che, al rientro chirurgico dopo F.I.R.S.T., l'intervento è significativamente meno invasivo, poiché non si devono rimuovere barriere non riassorbibili, pin o viti, con un evidente vantaggio in termini di morbilità e comfort per il paziente. La parte pratica, sviluppata il secondo giorno, è dedicata alla gestione dei biomateriali e della fibrina sigillante, con particolare attenzione a un preciso protocollo di diluizione trombinica e alla corretta applicazione del collante biologico. I partecipanti si cimentano nella preparazione e nel posizionamento del biomateriale adesivo su difetti ossei di mandibole sintetiche e nella fissazione di lamine corticali suine con fibrina sigillante.
Per chi desidera approfondire i contenuti della Masterclass F.I.R.S.T., è possibile scaricare QUI la brochure completa con il programma e tutte le informazioni sul percorso formativo.
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