Sono in aumento gli italiani che decidono di cambiare regione per fronteggiare ricoveri ed interventi chirurgici. Un fenomeno che riguarda soprattutto le strutture meridionali, con costanti trasferimenti da Sud a Nord. Persiste la difficoltà per alcune Regioni di garantire i LEA per i propri cittadini.
La mobilità ospedaliera risulta essere in costante aumento, passando dal 6,9% dei ricoveri totali nel 2002 al 7,5% nel 2012. Fenomeno considerato normale, essendo presenti sul territorio italiano centri iper specialistici che hanno sviluppato percorsi curativi specifici per determinate malattie e casi complessi. Infatti anche alcune regioni del Nord Italia vedono una migrazione dei propri cittadini verso i centri dislocati soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, regioni dove si rilevano consistenti saldi positivi con una forte capacità di attrazione di pazienti risiedenti in altre regioni.
Più grave risulta essere la disomogeneità per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza (LEA), come sottolineato dall’ultimo rapporto di Osservasalute. La “Griglia LEA”, utile per verificare l’erogazione dei servizi essenziali, prevede 21 indicatori ripartiti tra l’attività di assistenza negli ambienti di vita e di lavoro, l’assistenza territoriale e l’assistenza ospedaliera erogati dalle Regioni. Secondo i dati raccolti, alcune regioni italiane non hanno risorse per garantire i LEA ai loro cittadini, con una netta disuguaglianza tra Nord ed il Sud. In alcune Regioni vengono rimarcate carenze strutturali e di personale ed al contempo inutili duplicazioni di risorse.
Fattori che, dati alla mano, portano tutte le Regioni meridionali e insulari ad avere un saldo negativo di ricoveri in mobilità, con la sola eccezione del Molise. In questo contesto, spicca il forte saldo negativo della Campania.
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