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«Una reale integrazione significa riconoscere i professionisti della salute orale come membri autonomi e responsabili del team sanitario»

L’igienista dentale e ricercatrice Dr.ssa Gitana Rederiene sostiene che una maggiore integrazione della salute orale nell’assistenza sanitaria generale richieda sia un maggiore coinvolgimento dei professionisti della salute orale sia cambiamenti a livello di sistema e che questi professionisti dovrebbero svolgere un ruolo più ampio nell’assistenza multidisciplinare. (Immagine: Dr.ssa Gitana Rederiene)

mar. 29 settembre 2026

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Nonostante il crescente sostegno all’integrazione della salute orale nell’assistenza sanitaria generale, barriere strutturali, professionali e formative continuano a ostacolare questo cambiamento. In un recente articolo, l’igienista dentale e ricercatrice Dr.ssa Gitana Rederiene, past president della European Dental Hygienists Federation, e i suoi coautori hanno analizzato questi ostacoli e proposto un quadro d’azione incentrato su un migliore impiego dei professionisti della salute orale, sulla prevenzione e su una riforma a livello di sistema.

In questa intervista con Dental Tribune International, la Dr.ssa Rederiene illustra il potenziale dei professionisti della salute orale all’interno dei team multidisciplinari e i cambiamenti necessari affinché l’assistenza odontoiatrica diventi parte integrante dell’assistenza sanitaria complessiva.

Dott.ssa Rederiene, quali sono le barriere professionali, organizzative e formative che ostacolano maggiormente l’integrazione della salute orale nei sistemi sanitari più ampi?
Le barriere sono strettamente interconnesse. Nell’ambito della formazione professionale, molti operatori sanitari al di fuori dell’odontoiatria ricevono una preparazione limitata in materia di salute orale e possono non sentirsi adeguatamente preparati a riconoscere le patologie orali, fornire indicazioni preventive o indirizzare correttamente il paziente a uno specialista. Allo stesso tempo, le competenze degli igienisti dentali, dei dental therapist e degli oral health therapist non sono sempre pienamente comprese o valorizzate. Una scarsa chiarezza nella definizione dei ruoli, le gerarchie professionali e la resistenza al cambiamento delle responsabilità tradizionali possono limitare ulteriormente la collaborazione.
Dal punto di vista organizzativo, i servizi odontoiatrici sono comunemente collocati e gestiti separatamente dall’assistenza primaria, dagli ospedali e dai servizi territoriali. Le informazioni sui pazienti possono essere conservate in sistemi di cartelle cliniche elettroniche non compatibili tra loro, i percorsi di invio ad altri professionisti sono spesso informali o assenti e i modelli di finanziamento tendono a premiare i singoli trattamenti piuttosto che la prevenzione, il coordinamento e il lavoro di squadra. Anche i professionisti più motivati incontrano difficoltà a collaborare quando il sistema non mette a disposizione il tempo, le infrastrutture o i meccanismi di remunerazione necessari.
Anche la formazione contribuisce a rafforzare queste divisioni. La salute orale continua ad avere uno spazio limitato, o a essere del tutto assente, in molti percorsi formativi di medicina, infermieristica e delle altre professioni sanitarie, mentre la formazione odontoiatrica spesso continua a svilupparsi all’interno del proprio ambito professionale separato. Gli studenti devono avere l’opportunità di apprendere insieme, gli uni dagli altri e gli uni sugli altri. La formazione interprofessionale dovrebbe sviluppare competenze pratiche nella comunicazione, nel processo decisionale condiviso, nell’invio del paziente ad altri professionisti e nell’assistenza coordinata, e non limitarsi semplicemente a mettere in contatto gli studenti all’interno dell’aula.

Quale ruolo possono svolgere i professionisti della salute orale nella prevenzione, nell’intervento precoce, nell’invio del paziente ad altri professionisti e nel coordinamento dell’assistenza all’interno dei team multidisciplinari?
Questi professionisti si trovano in una posizione particolarmente favorevole, poiché la prevenzione, la valutazione del rischio, l’educazione sanitaria e la gestione continuativa del paziente sono già elementi centrali della loro formazione e della loro pratica professionale. All’interno dei team multidisciplinari possono effettuare valutazioni della salute orale, individuare patologie e fattori di rischio, attuare interventi preventivi, favorire il cambiamento dei comportamenti e creare percorsi tempestivi di invio dei pazienti tra i servizi odontoiatrici e quelli sanitari generali.
Il loro contributo dovrebbe estendersi oltre i tradizionali studi odontoiatrici. I professionisti della salute orale possono operare nei centri di assistenza primaria, negli ospedali, nelle scuole, nei servizi per la maternità, nei programmi dedicati al diabete e alle malattie cardiovascolari, nelle strutture per anziani, nei servizi territoriali e nell’assistenza domiciliare. Ad esempio, possono contribuire allo screening della salute orale durante i controlli pediatrici, al momento del ricovero ospedaliero, nell’ambito della valutazione preoperatoria o durante i controlli delle patologie croniche. Possono inoltre formare e supportare gli altri professionisti sanitari nel riconoscimento dei rischi per la salute orale e nell’integrazione delle cure orali essenziali nella pratica quotidiana.
È importante sottolineare che tutto ciò non dovrebbe essere considerato semplicemente come una sostituzione di mansioni o come il trasferimento di ulteriori compiti dagli odontoiatri ad altri professionisti. Una reale integrazione significa riconoscere i professionisti della salute orale come membri autonomi e responsabili del team sanitario e consentire loro di operare sfruttando appieno le proprie competenze. Dovrebbero partecipare alla pianificazione dell’assistenza, alla documentazione, all’invio dei pazienti ad altri professionisti, al follow-up e alla valutazione, e non limitarsi a fornire prestazioni isolate quando il problema si è già manifestato.

Nel vostro articolo sostenete che le competenze della forza lavoro, da sole, non siano sufficienti. Come si tradurrebbe, nella pratica, una reale integrazione della salute orale nell’assistenza sanitaria primaria e quali cambiamenti sistemici sarebbero necessari per realizzarla?
Una reale integrazione renderebbe la salute orale una componente ordinaria dell’assistenza sanitaria, anziché un elemento aggiuntivo e facoltativo. La valutazione del rischio per la salute orale, le indicazioni preventive e l’invio del paziente ad altri professionisti verrebbero integrati nei percorsi di assistenza primaria, di gestione delle malattie croniche, di assistenza alla maternità e pediatrica, nonché nei percorsi ospedalieri e di invecchiamento in salute. I professionisti della salute orale e quelli della salute generale opererebbero sulla base di protocolli condivisi, comunicherebbero attraverso sistemi interoperabili di cartelle cliniche elettroniche e sarebbero congiuntamente responsabili della continuità assistenziale.
I sistemi di finanziamento dovrebbero passare da modelli prevalentemente basati sul pagamento per singola prestazione a modelli che incentivino la prevenzione, l’assistenza basata sul rischio, l’intervento precoce e un’assistenza coordinata e basata sul lavoro di squadra. Ciò dovrebbe includere forme di remunerazione sostenibili per i professionisti della salute orale che operano nell’assistenza primaria, nei servizi territoriali e nelle strutture assistenziali, e non soltanto negli studi odontoiatrici tradizionali.
La formazione deve integrare la salute orale nei programmi di medicina, infermieristica e delle altre professioni sanitarie e offrire agli studenti delle discipline della salute orale un’esperienza concreta nell’assistenza multidisciplinare. Anche la pianificazione della forza lavoro dovrebbe prevedere l’impiego dei professionisti nei contesti in cui i bisogni della popolazione sono maggiori, comprese le comunità rurali, l’assistenza agli anziani, le scuole e i servizi dedicati alle malattie croniche.
In termini pratici, un’integrazione efficace richiede cinque azioni coordinate: inserire la salute orale nei percorsi assistenziali ordinari; integrare i professionisti della salute orale nei team multidisciplinari; attuare una prevenzione basata sul rischio lungo tutto l’arco della vita; collegare i servizi attraverso la condivisione dei dati e infrastrutture digitali comuni; promuovere l’equità nella salute attraverso finanziamenti, politiche e responsabilità definite.
Senza questo allineamento a livello di sistema, anche una forza lavoro altamente qualificata continuerà a essere sottoutilizzata e l’integrazione continuerà a dipendere da progetti circoscritti e temporanei, anziché diventare una componente ordinaria dell’assistenza sanitaria.

Quali fattori storici e strutturali hanno mantenuto la salute orale ai margini dell’assistenza sanitaria generale?
La marginalizzazione della salute orale affonda le sue radici nello sviluppo storico dell’odontoiatria come professione e sistema assistenziale separato dalla medicina e dalla sanità pubblica. L’odontoiatria si è sviluppata in larga misura attorno a un modello assistenziale incentrato sulle procedure e sul trattamento, spesso erogato attraverso sistemi privati basati sul pagamento per singola prestazione.
Nel tempo, questa separazione si è consolidata nelle politiche sanitarie e nell’organizzazione dei servizi. Le cure odontoiatriche sono state spesso escluse dalla copertura sanitaria finanziata con fondi pubblici e l’assistenza orale preventiva ha ricevuto investimenti inferiori rispetto ai trattamenti restaurativi. Persino il termine “salute dentale” ha contribuito a rafforzare una visione ristretta, focalizzata sui denti e sulle procedure, anziché sul concetto più ampio di “salute orale” come parte integrante del benessere e della gestione delle malattie croniche.
Nell’articolo abbiamo quindi sostenuto che la situazione attuale non sia dovuta alla mancanza di evidenze scientifiche o di rilevanza clinica. È piuttosto il risultato di compartimenti strutturali e professionali che si sono consolidati nei sistemi sanitari nel corso di molti decenni. Le iniziative locali sono importanti, ma progetti isolati non possono superare barriere determinate da regolamentazione, finanziamenti, formazione e governance. Questi sistemi devono cambiare in modo coordinato.

Quali sono le conseguenze di questa separazione per i pazienti, i professionisti sanitari e i sistemi sanitari, e quali popolazioni ne risentono maggiormente?
Per i pazienti, questa separazione comporta spesso la perdita di opportunità di prevenzione e diagnosi precoce. Una persona può accedere regolarmente all’assistenza attraverso il medico di medicina generale, la farmacia, un centro per il diabete o un servizio di assistenza alla maternità senza che nessuno valuti i rischi per la sua salute orale. Al contrario, un professionista della salute orale può individuare segni o fattori di rischio associati al diabete o alle malattie cardiovascolari, oppure problematiche legate all’alimentazione o all’uso di tabacco, senza però disporre di un percorso efficace per indirizzare il paziente ad altri professionisti e garantirne il successivo follow-up. Il paziente si trova così a dover gestire autonomamente due sistemi non collegati tra loro.
La frammentazione dell’assistenza colpisce in misura maggiore le persone che già incontrano ostacoli nell’accesso alle cure: persone a basso reddito, anziani, persone con malattie croniche o disabilità, comunità rurali e remote, popolazioni indigene e persone assistite in strutture residenziali o a domicilio. Questi gruppi presentano spesso il maggiore bisogno di servizi coordinati, ma al tempo stesso hanno minori possibilità di accedere a uno studio odontoiatrico tradizionale.
Anche i professionisti sanitari si trovano ad affrontare duplicazioni delle attività, informazioni cliniche incomplete e incertezze nell’attribuzione delle responsabilità. Per i sistemi sanitari, ciò si traduce in un utilizzo inefficiente della forza lavoro, accessi evitabili ai servizi di emergenza e nel perdurare di una spesa destinata ai trattamenti nelle fasi avanzate della malattia anziché alla prevenzione.
In definitiva, la frammentazione dell’assistenza contribuisce ad accentuare sia le disuguaglianze di salute sia l’inefficienza economica.

 

 

Nota editoriale:

L’articolo, intitolato “From margins to mainstream: Reimagining oral health in integrated healthcare”, è stato pubblicato online il 21 agosto 2026 su Frontiers in Dental Medicine.

 

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