Un recente studio pilota ha rilevato che l’utilizzo di dispositivi immersivi nella didattica basata sulla realtà mista ha comportato, nel complesso, pochi effetti collaterali a livello fisico, sebbene alcuni partecipanti abbiano manifestato sintomi lievi e transitori (Immagine: University of Zurich).
ZURIGO, Svizzera – Le tecnologie immersive, come la realtà mista (MR), stanno suscitando un crescente interesse nella formazione odontoiatrica per il loro potenziale nel creare ambienti di apprendimento più interattivi e coinvolgenti. Tuttavia, sono emerse alcune preoccupazioni riguardo ai possibili effetti di cybersickness associati all’utilizzo di dispositivi immersivi, tra cui disturbi visivi, nausea e vertigini. Un recente studio pilota ha quindi analizzato l’esperienza degli studenti di odontoiatria con un approccio didattico basato sulla realtà mista, valutandone anche la tollerabilità fisica. I risultati indicano che, nel complesso, gli studenti hanno accolto positivamente la modalità didattica e partecipato attivamente all’esperienza di apprendimento.
La realtà mista combina contenuti virtuali e ambiente fisico, consentendo agli utenti di interagire con oggetti digitali all’interno di contesti reali. In ambito formativo, questa tecnologia può creare esperienze di apprendimento realistiche, favorendo un approccio basato sull’esperienza e contribuendo potenzialmente a migliorare il coinvolgimento, la comprensione e lo sviluppo delle competenze.
Il Prof. Murali Srinivasan, che ha coordinato un recente studio pilota sull’impiego della realtà mista nella formazione odontoiatrica, ritiene che questa tecnologia immersiva debba affiancare, e non sostituire, i metodi didattici consolidati (Immagine: Prof. Murali Srinivasan).
«La formazione odontoiatrica si basa in larga misura sulla comprensione tridimensionale delle strutture e delle loro relazioni. Eravamo interessati a esplorare come gli studenti percepissero la realtà mista quale modalità più interattiva per confrontarsi con contenuti 3D. Allo stesso tempo, volevamo analizzare concretamente la loro esperienza, valutando anche comfort e coinvolgimento, prima di considerare una più ampia integrazione di questa tecnologia nell’attività didattica», ha dichiarato a Dental Tribune International il Prof. Murali Srinivasan, autore senior dello studio e direttore della Clinic of Gerodontology and Special Care Dentistry dell’Università di Zurigo.
Lo studio ha coinvolto 20 studenti del corso di laurea in odontoiatria, che hanno partecipato a una lezione di 30 minuti in realtà mista dedicata all’efficienza masticatoria. L’eventuale comparsa di sintomi di cybersickness è stata valutata prima e dopo la sessione mediante un questionario.
Al termine della lezione, gli studenti hanno inoltre compilato questionari volti a valutare il senso di presenza nell’ambiente di realtà mista, la motivazione e l’esperienza nello svolgimento dell’attività proposta.
La lezione in realtà mista è stata generalmente ben tollerata. Gli unici sintomi ad aumentare in modo significativo sono stati stanchezza e affaticamento visivo. Al contrario, la partecipazione alla sessione non ha determinato variazioni significative per quanto riguarda nausea, vertigini e disorientamento, né sono emerse differenze nei sintomi legate al sesso.
Gli studenti hanno riferito un elevato livello di immersione e coinvolgimento nell’ambiente di realtà mista. Tuttavia, dalle loro risposte è emersa una percezione relativamente limitata della presenza e dell’interazione con gli altri partecipanti durante l’attività. Secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che l’esperienza sia stata incentrata principalmente sull’interazione individuale con l’ambiente virtuale, piuttosto che sulla dimensione sociale e sulla collaborazione tra gli studenti.
I partecipanti hanno inoltre riferito elevati livelli di interesse e gradimento, insieme a una buona percezione delle proprie capacità nello svolgimento dell’attività, a fronte di bassi livelli di pressione e tensione. Secondo i ricercatori, questi risultati indicano che gli studenti hanno percepito l’esperienza in realtà mista come coinvolgente e relativamente poco stressante, supportandone l’accettabilità come strumento complementare alla formazione odontoiatrica tradizionale.
«Questi risultati ci forniscono indicazioni utili per migliorare le future modalità didattiche», ha commentato il Prof. Srinivasan. «La prossima sfida sarà stabilire se questa esperienza di apprendimento positiva si traduca in benefici misurabili in termini di consolidamento delle conoscenze e sviluppo delle competenze cliniche. In definitiva, una tecnologia dovrebbe essere adottata perché apporta un reale valore aggiunto alla formazione, non semplicemente perché rappresenta una novità».
Un recente studio pilota ha valutato il coinvolgimento degli studenti di odontoiatria, il loro senso di presenza e la tollerabilità fisica durante un’attività didattica basata sulla realtà mista (Immagine: University of Zurich).
Nel complesso, i risultati forniscono prime evidenze a sostegno della fattibilità dell’apprendimento basato sulla realtà mista nella formazione odontoiatrica. «Considero la realtà mista uno strumento didattico aggiuntivo, non un sostituto dei metodi di insegnamento consolidati o della formazione clinica. Il suo punto di forza potrebbe emergere soprattutto negli ambiti in cui sono particolarmente importanti la comprensione spaziale e la visualizzazione interattiva», ha concluso il Prof. Srinivasan.
I risultati si aggiungono a quelli di un precedente studio internazionale, già riportato da Dental Tribune International, dal quale era emerso che le tecnologie immersive sono ancora poco utilizzate nella formazione odontoiatrica, nonostante il crescente interesse per le loro potenzialità.
Mentre quello studio aveva evidenziato soprattutto gli ostacoli alla loro adozione a livello istituzionale, tra cui la limitata disponibilità di risorse, la resistenza del personale e la necessità di evidenze scientifiche più solide, il presente studio pilota offre nuove indicazioni sull’esperienza degli studenti e sugli aspetti da considerare dal loro punto di vista.
È importante sottolineare che, sebbene nel complesso la realtà mista sia risultata ben tollerata, ciò non esclude la necessità di considerare gli effetti fisici associati al suo utilizzo. I ricercatori hanno indicato come aspetti pratici da tenere in considerazione la durata delle sessioni, l’ergonomia e l’adozione di misure volte a limitare l’affaticamento visivo.
Hanno inoltre osservato che i sintomi di cybersickness potrebbero essere ridotti intervenendo sulle impostazioni del sistema, così da minimizzare i possibili conflitti tra gli stimoli sensoriali.
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