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Stop all’amalgama nel 2034: uno studio britannico mette in guardia sui rischi per l’assistenza odontoiatrica

Un nuovo studio ha evidenziato che i restauri in amalgama offrono prestazioni migliori rispetto a quelli in composito sotto diversi aspetti, sollevando preoccupazioni in vista della prevista eliminazione dell’amalgama entro il 2034 (Immagine: Cheangchai/Adobe Stock).

lun. 24 agosto 2026

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NEWCASTLE UPON TYNE, Inghilterra – L’amalgama è ancora il materiale più utilizzato per i restauri dei denti posteriori nell’ambito del National Health Service (NHS) nel Regno Unito, ma le conseguenze più ampie della sua sostituzione con il composito per i principali soggetti coinvolti non sono ancora state valutate in modo esaustivo. Una nuova e approfondita analisi condotta dalla Newcastle University ha rilevato che l’amalgama offre prestazioni migliori rispetto al composito sotto numerosi aspetti rilevanti per i pazienti, gli odontoiatri e il NHS, sollevando importanti interrogativi sulle conseguenze della prevista eliminazione globale dell’amalgama entro il 2034.

La ricerca si è basata su un sondaggio condotto tra oltre 1.500 professionisti dell’assistenza odontoiatrica primaria nel Regno Unito, su uno studio delle preferenze del pubblico e su modelli previsionali che hanno stimato gli esiti clinici e i costi a lungo termine dei restauri in amalgama e in composito.

I risultati sono stati significativi: secondo le proiezioni, l’amalgama garantirebbe una maggiore longevità sia dei restauri sia dei denti trattati rispetto al composito, oltre a comportare costi complessivi inferiori a lungo termine per i pazienti, il NHS e i professionisti. Anche il rischio stimato di complicanze postoperatorie è risultato inferiore. Tra gli aspetti presi in esame, l’unico a favore del composito è stato quello estetico.

L’analisi, tuttavia, non ha quantificato l’impatto ambientale dei due materiali né le più ampie considerazioni relative alla sicurezza dei pazienti e dei professionisti.

Il dott. Oliver Bailey, docente di odontoiatria restaurativa presso la Newcastle University e autore principale dello studio (Immagine: Dott Oliver Bailey).

Le implicazioni per un accesso equo alle cure rappresentano uno degli aspetti centrali della questione. Interpellato da Dental Tribune International sulle possibili conseguenze della futura eliminazione dell’amalgama, l’autore principale dello studio, il dott. Oliver Bailey, docente di odontoiatria restaurativa presso la Newcastle University, ha affermato: «La grande maggioranza degli odontoiatri e dei terapisti dentali nel Regno Unito ritiene che, con la progressiva eliminazione dell’amalgama, aumenterebbe la necessità di ricorrere a restauri indiretti e a estrazioni dentarie».

Questi cambiamenti rischiano di avere un impatto maggiore sui pazienti con redditi più bassi, con la possibilità di accentuare le disuguaglianze già esistenti nell’accesso alle cure e nella salute orale. L’analisi ha evidenziato che, con il composito, si arriverebbe prima rispetto all’amalgama al punto in cui non sarebbe più possibile eseguire un ulteriore restauro diretto. Secondo gli autori, anche questo aspetto potrebbe determinare un maggiore ricorso a trattamenti più costosi o all’estrazione del dente.

Che cosa deve dunque cambiare prima del 2034? Una delle priorità riguarda la formazione. «I corsi e i programmi di formazione sull’impiego del composito, in generale, non riescono ancora a fornire ai clinici la sicurezza necessaria per affrontare le situazioni più complesse e devono essere migliorati», ha osservato il dott. Bailey, facendo riferimento a raccomandazioni basate sul consenso di esperti, attualmente in fase di elaborazione, per la gestione delle cavità complesse mediante restauri in composito.

Oltre alle competenze cliniche, secondo il dott. Bailey è necessario ripensare l’intero sistema. «Idealmente, il servizio odontoiatrico del NHS dovrebbe innanzitutto definire i propri obiettivi e, nel rispetto dei vincoli di bilancio, sviluppare un sistema che consenta di monitorare efficacemente l’erogazione dei trattamenti e i relativi esiti, incentivando al contempo il raggiungimento di tali obiettivi e riducendo al minimo le conseguenze indesiderate», ha affermato.

In assenza di una riforma di questo tipo, avverte lo studio, l’eliminazione dell’amalgama rischia di determinare un aumento delle estrazioni dentarie tra i pazienti più vulnerabili, esercitando ulteriore pressione su un servizio odontoiatrico del NHS già sottoposto a forti difficoltà.

Lo studio, intitolato “Amalgam versus composite restorations: A cost-consequence analysis”, è stato pubblicato il 24 luglio 2026 sul British Dental Journal.

 

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