Se la vita comincia senza carie, si può crescere sempre… senza!

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Se la vita comincia senza carie, si può crescere sempre… senza!

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Particolare Fig.5
M. Roncati

By M. Roncati

mar. 9 luglio 2013

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È noto che il cavo orale dei bambini alla nascita è sterile e che, successivamente, acquisisce dall’ambiente i microrganismi del sistema orale. I batteri sono una sicura causa della patologia cariosa. Per crescere senza carie è sufficiente ridurre/eliminare i batteri presenti nel cavo orale del nascituro.

Il Ministero della Salute ha recepito le indicazioni internazionali dell’OMS. Ha quindi emanato le “Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva”, pubblicate nel 2008 e scaricabili facilmente dal sito del Ministero della Salute.1
Nella Raccomandazione 1 si legge quanto segue: «La carie dentale, nonostante tutto, ha un’incidenza ancora molto elevata in Italia; pertanto, si suggerisce di mettere in atto, in tutta la popolazione, indipendentemente dall’età, ogni presidio per prevenirla». La Raccomandazione 2 recita: «L’igiene orale per i bambini da 0 a 3 anni deve essere demandata ai genitori. Prima della eruzione dei denti, dopo la poppata, si devono pulire le gengive con una garzina umida».
Dall’eruzione del primo dente deciduo, i denti vanno accuratamente puliti con garza (Fig. 1). L’utilizzo dello spazzolino va iniziato il prima possibile per far prendere confidenza al bambino con lo stesso.

Grado dell’evidenza - Forza delle raccomandazioni
Il grado dell’evidenza e la forza delle raccomandazioni sono stati classificati secondo le indicazioni del Piano nazionale linee guida.
Grado dell’evidenza I: evidenza basata sulla metanalisi di studi randomizzati controllati;
II: evidenza basata su almeno uno studio randomizzato controllato;
III: evidenza basata su almeno uno studio controllato non randomizzato;
IV: evidenza basata su almeno uno studio sperimentale non controllato;
V: evidenza basata su studi descrittivi non sperimentali (inclusi gli studi comparativi);
VI: evidenza basata sul forte consenso e/o sull’esperienza clinica degli esperti.

La forza delle raccomandazioni è stata in seguito così classificata:
Forza della raccomandazione A: l’esecuzione di quella particolare procedura o test diagnostico è fortemente raccomandata. Indica una particolare raccomandazione sostenuta da prove scientifiche di buona qualità, anche se non necessariamente di tipo I o II;
B: si nutrono dei dubbi sul fatto che quella particolare procedura o intervento debba sempre essere raccomandata, ma si ritiene che la sua esecuzione debba essere attentamente considerata;
C: esiste una sostanziale incertezza a favore o contro la raccomandazione di eseguire la procedura o l’intervento;
D: l’esecuzione della procedura non è raccomandata;
E: si sconsiglia fortemente l’esecuzione della procedura.

Da notare, dunque, come tale tipo di raccomandazione si associ al massimo grado di evidenza scientifica, e quindi si sollecita l’utilizzo di una garza per detergere anche le mucose del neonato.
Sempre nelle linee guida a cura del Ministero della Salute, si suggerisce inoltre: «È buona norma eseguire le manovre di igiene delle gengive e di spazzolamento tenendo il bambino sdraiato, prima o dopo il cambio del pannolino, ma soprattutto prima di farlo coricare». La carie dentale è una malattia infettiva reversibile e soprattutto assolutamente prevenibile, eppure continua ad essere la singola malattia cronica più comune dell’infanzia. Rappresenta ancora oggi una delle patologie più diffuse nella popolazione generale2-6 e in età pediatrica7-12. Negli ultimi decenni, nei paesi industrializzati si è registrata una riduzione della prevalenza della patologia, in particolare nei soggetti tra i 6 e i 19 anni di età; viceversa si è riscontrato un aumento del 15,2% della malattia tra i bambini più piccoli (2-5 anni).7

Recenti indagini epidemiologiche condotte in Italia, hanno evidenziato come il problema carie sia ancora pressante nei bambini italiani: è emersa, infatti, una prevalenza di circa il 22% di patologia a 4 anni e di circa il 44% a 12 anni1,7,10.
In Italia, la quasi totale assenza sul territorio di servizi odontoiatrici di comunità rende ancora più difficile l’attuazione di programmi di prevenzione puntuali ed efficaci. Nonostante il diffuso utilizzo di dentifrici al fluoro, la prevalenza di lesioni cariose tra gli adolescenti di Milano rimane ancora elevata (59%), con un rischio relativo quattro volte superiore rispetto ai soggetti con un livello socio-economico alto10. L’elevata prevalenza della patologia cariosa nella popolazione infantile italiana recentemente rilevata9, ci porta a valutare l’intera popolazione come potenzialmente a rischio di carie, e pertanto bisognosa di interventi preventivi di tipo estensivo.5,13-14
I denti decidui si cariano più facilmente perché:
1. lo smalto impiega più tempo a formarsi e si demineralizza più facilmente;
2. i denti non vengono lavati correttamente;
3. l’alimentazione è ricca di zuccheri, l’assunzione di saccarosio contribuisce a elevare il rischio di carie, come anche l’uso prolungato del biberon contenente sostanze zuccherate, specie se assunte nelle ore notturne9, oltre a un consumo frequente di snack cariogeni1.

Come sottolineato all’inizio di questo articolo, il cavo orale dei bambini alla nascita è sterile; la contaminazione batterica avviene entro le prime ore di vita e la microflora orale aumenta nel tempo, derivando dall’ambiente che circonda il neonato.
È stato comprovato che i ceppi batterici rinvenuti nella saliva dei bambini sono gli stessi riscontrati nella saliva delle loro madri. Si è concluso che la principale fonte di infezione nei bambini è la saliva materna.
Esiste, quindi, una correlazione tra le condizioni di igiene e di salute orale delle madri e lo sviluppo di carie dentali nei propri figli15.
È stato ampiamente dimostrato che tanto più massiva e precoce è la colonizzazione del cavo orale del bambino da parte di microrganismi cariogeni, tanto maggiori saranno le probabilità di sviluppo di carie nella dentatura decidua.1
Se si imparasse a spazzolare in modo corretto i denti fin dall’infanzia si potrebbero prevenire sia carie che infezioni alle gengive, e conservare così i propri denti sani per tutta la vita, riducendo significativamente la necessità di assistenza sanitaria.
«Ah se mi avessero insegnato a scuola a spazzolare i denti… ora non avrei i problemi di cui soffro!».
Questo è un commento alquanto frequente, che molti pazienti esprimono quando si accorgono della gravità della propria situazione orale, soprattutto nell’apprendere che la patologia placca-indotta poteva essere curata, se intercettata precocemente, o ancora meglio evitata in virtù di un corretto comportamento preventivo. In altre parole, la cura migliore è la prevenzione.

Prevenzione significa prima di tutto saper eliminare i batteri dalla propria bocca in modo efficace, costante e non traumatico, cioè saperli detergere correttamente. La strategia più semplice e vincente è quella di eliminare i batteri della placca microbica: senza batteri, infatti, non c’è patologia. Saper pulire i propri denti in modo efficace fin da bambini consente appunto di mantenere un sorriso sano, funzionale ed estetico per tutta la vita. Invece, molti imparano la tecnica giusta di spazzolamento in età adulta, perché hanno finalmente incontrato un dentista e/o un igienista che, oltre a curare le patologie orali, educa il soggetto in cura, insegnandogli una corretta igiene domiciliare.
La prevenzione primaria per la fascia di età 2-5 anni, in cui la prevalenza di carie è in aumento, può e deve essere svolta innanzitutto dalla mamma, poi anche da papà, nonni, caregiver, insegnanti di asilo nido, pediatri, infermieri dei reparti di maternità e/o neonatali, odontoiatri, igienisti dentali.
Non è mai troppo presto per iniziare a detergere le mucose di un bambino (anche appena nato). Frequentemente, però, questa importante informazione non viene divulgata alle future mamme o alle neomamme.
Una comune garza pulita, non necessariamente sterile, infatti, è un mezzo molto semplice, ma estremamente efficace, per rimuovere batteri dalla bocca di un neonato. Non risulta traumatica, anche se passata sulle mucose di un bimbo in tenera età, che ancora non ha gli elementi decidui (Fig. 2). Si utilizza una garza pulita aperta, al centro della quale si mette l’indice della mano, per poi avvolgerla completamente, fasciando il dito (Figg. 3a-d). La garza può essere inumidita con soluzione fisiologica oppure anche semplicemente con acqua di rete. Si riesce così a ridurre il numero dei batteri in modo delicato ed efficace, e soprattutto si tutela la salute orale del bimbo. Si passa la garza sulle mucose e/o su tutti i denti, con un movimento che va dal rosa della gengiva al bianco del dente, cioè con una rullata, analogamente a come si usa lo spazzolino (Figg. 1, 4, 5).

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Se si imparasse a curare in modo corretto i propri denti fin dall’infanzia, si potrebbero prevenire sia carie sia infezioni alle gengive, conservandoli così in salute per tutta la vita, riducendo in maniera significativa la necessità di ricorrere a trattamenti sanitari. Esistono evidenze scientifiche che dimostrano che una congrua educazione all’igiene orale previene nel bambino carie e infiammazioni alle gengive e favorisce una dentizione sana nel futuro adulto.16-19
La gengivite è una patologia infiammatoria dei tessuti molli di sostegno dei denti che ha un’eziologia multifattoriale essenzialmente batterica, influenzata da tre cofattori principali: suscettibilità dell’ospite, fattori ambientali e comportamentali1,19.
Anche per la gengivite, così come per la carie, i batteri sono i veri “colpevoli” della patologia. Quindi, basta eliminare i batteri della placca microbica per guarire dalla gengivite.1,20-21
Chiunque può guarire dalla gengivite, prima che si aggravi in malattia parodontale, semplicemente eseguendo manovre corrette di igiene orale quotidiana.1,20-21

 

Bibbliografia
1. Strohmenger, L. Cagetti, M.G. Campus G., Rosmarini M., De Carli A., Gatti M., Levrini L., et al., Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali 9 Jan;21(1):1-10.
2. Hugoson A, Koch G, Göthberg C, Helkimo AN, Lundin SA, Norderyd O, Sjödin B, Sondell K. Oral health of individuals aged 3-80 years in Jonkoping, Sweden during 30 years (1973-2003). II. Review of clinical and radiographic findings. Swed Dent J. 2005; 29: 139-55.
3. Marthaler TM. Changes in dental caries 1953-2003. Caries Res. 2004; 38: 173-81.
4. Nunn JH. The burden of oral ill health for children. Arch Dis Child. 2006; 91: 251-3.
5. Campus G, Lumbau A, Sanna AM, Solinas G, Lugliè P, Castiglia P. Oral health condition in an Italian preschool population. Eur J Paediatr Dent. 2004; 5: 86-91.
6. Tinanoff N, Kanellis MJ, Vargas CM. Current understanding of the epidemiology mechanisms, and prevention of dental caries in preschool children. Pediatr Dent. 2002; 24: 543-51.
7. Whelton H. Overview of the impact of changing global patterns of dental caries experience on caries clinical trials. J Dent Res. 2004; 83 Spec No C: C29-34.
8. Campus G, Cagetti MG, Solinas G, Sacco G, Majori S, Minelli L, Napoli C, Reali D., Castiglia P, Strohmenger L. The Italian Study Group on Children Oral Health. ECC (Early Childhood Caries) in Italy, pattern and severity. Caries Res 2007a; 41: 299-300.
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10. Campus G.,Cagetti MG,Sacco G,Strohmenger L, Petersen , Caries prevalence and need for dental care in 13-18-year-olds in the Municipality of Milan, Italy; Community Dent Health, 2008, Dec. 25 (4), 237-42.
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16. Brambilla E, Felloni A, Gagliani M, Malerba A, García-Godoy F, Strohmenger L. Caries prevention during pregnancy: results of a 30-month study. J Am Dent Assoc, 1998; 129: 871-7.
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19. Selwitz RH, Ismail AI, Pitts NB. Dental caries. Lancet. 2007; 369: 51-9.
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L'articolo è stato pubblicato sul numero 2 di Hygiene Tribune Italy 2013.

 

 

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