Dental Tribune Italy

La qualità percepita del lavoro

Marko Poplasen/Shutterstock
By Arch. Massimo Tiberio
November 20, 2019

Che cos’è la qualità del lavoro? La qualità del lavoro è l’eccellente risultato prestazionale. Questa è la classica definizione standardizzata alla domanda, ma se la analizziamo più correttamente ci rendiamo conto che per dare una definizione esatta c’è un aspetto duale aprioristico da tenere in considerazione nel concetto stesso dell’espressione di un giudizio qualitativo: il primo è chi fa un lavoro e la seconda è chi valuta il lavoro stesso.

Nel caso in cui le due figure siano competenti allo stesso modo nella materia, si può affermare che la qualità del lavoro abbia un valore unicamente oggettivo e sia basato su parametri tecnici e universali legati alle conoscenze intrinseche e specifiche ai due soggetti rispecchiando così la risposta indicata nell’incipit. Diverso è invece nel caso in cui due soggetti non abbiano le stesse competenze tecniche in materia, di conseguenza i parametri di valore che intervengono nel giudizio qualitativo saranno diversi: ci sarà un parametro oggettivo, basato su dati dimostrabili concretamente e ci sarà un parametro soggettivo basato non su dati, ma su sensazioni personali più o meno razionali. Quest’ultimo caso è molto importante e da tenere sempre presente nella professione nel momento in cui ci si interfaccia con i pazienti che, necessariamente, non potranno mai avere le competenze tecniche e culturali per giudicare oggettivamente il vostro lavoro odontoiatrico; essi useranno altri parametri, ovvero le loro sensazioni in merito al lavoro da voi svolto. Queste sensazioni da un lato saranno ottenute da giudizi razionali su com’è stato soddisfatto il loro problema (il dente non fa più male, la protesi non da fastidio), dall’altro attraverso giudizi emotivi. Proprio per la loro caratteristica, i parametri emotivi possono, a volte, essere i più pesanti nel bilancio qualitativo della vostra professione e possono essere generati ed influenzati, nel cliente, da sensazioni sia a lui consce sia inconsce, entrambe percepite in relazione al vostro operato (anche se realmente non sono causate direttamente dal vostro operato). Ne deriva che, anche se voi avete lavorato in maniera eccellente, il giudizio del vostro cliente potrà non essere eccellente o perché magari voi eravate più teso o rude del solito nel relazionarvi con lui o perché fattori ambientali hanno influenzato in modo negativo la sua percezione del vostro operato.  In questo caso mi occuperò di segnalarvi quali possano essere quegli elementi ambientali che intervengono ad alterare le sensazioni emotive del cliente.

Sembra banale ma l’interior design dello studio è uno di questi elementi. Ovviamente non si intende l’interior solo da un punto di vista estetico (cioè se piace o non piace), ma perché l’interior design, essendo determinato da forme, colori, dimensioni e rapporti spaziali, è composto da elementi che possono influenzare fisiologicamente e psicologicamente il paziente calmandolo o aumentando la sua ansia e tensione. Ad esempio i colori, in base alla loro cromia, possono influenzare il battito cardiaco aumentando o diminuendolo, va da sé quindi che un paziente teso, trovandosi in una stanza con colori accesi o intensi, come il rosso, che gli aumenteranno il battito cardiaco, arriverà in sala operatoria più teso e sensibile e quindi più soggetto a valutare negativamente ogni minima situazione e variazione a lui non piacevole. Diversamente un ambiente dai colori rilassanti e che crei situazioni di tranquillità, magari con sedute confortevoli e distanziate tra loro in modo da garantire una “bolla spaziale” di privacy fisica e psicologica, fa sì che il paziente si rilassi, riducendo il battito cardiaco e scarichi parte della tensione emotiva prima dell’intervento o dopo lo stesso.

Un altro parametro che interviene è la luce presente nello studio medico: un impianto non corretto può creare dei fenomeni fastidiosi come l’abbagliamento o, con luminosità troppo differenziate, un affaticamento oculare che inneschi cefalee o stati di malessere come nausee o vertigini, che poi verranno ascritte al vostro operato.

Anche la qualità dell’aria può variare i parametri della frequenza del respiro e soprattutto intervenire a limitare la corretta ossigenazione dei muscoli comportando fenomeni di debolezza e inibendo la corretta risposta neuromotoria del paziente così da determinare anche una risposta non soddisfacente del corpo del paziente al vostro operato. Il microclima interno allo studio può giocare un ruolo serio sullo stato fisico-emotivo del paziente perché nel caso di alterazione omo termica corporale il nostro corpo attiva i meccanismi di termoregolazione consumando energie importanti a discapito delle altre funzioni cognitive-biomeccaniche rendendo il corpo del paziente più debole e meno reattivo, ma più sensibile alle situazioni dolorose e tensive.

Intervenendo con conoscenza di causa si possono evitare questi fattori ambientali di influenza negativa attraverso l’uso sapiente dell’interior design e la progettazione ergonomica dell’impiantistica interna dello studio, quali l’impianto termico, illuminotecnico e di riciclo dell’aria.

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