Il dibattito sul possibile riconoscimento dell’odontotecnico come professione sanitaria si è riacceso dopo l’emendamento presentato nel Ddl di riforma delle professioni sanitarie, che propone di includere questa figura tra quelle sanitarie riconosciute. La presa di posizione contraria della Commissione Albo Odontoiatri Nazionale ha riaperto una discussione che da anni coinvolge il mondo dell’odontoiatria e dei laboratori odontotecnici, sollevando interrogativi sui confini delle competenze, sulla formazione e sul ruolo degli odontotecnici nel sistema sanitario.
Secondo la CAO, l’attività dell’odontotecnico deve rimanere distinta da quella clinica dell’odontoiatra e confinata alla realizzazione di dispositivi su prescrizione medica. Dall’altra parte, le associazioni di categoria degli odontotecnici sostengono invece la necessità di un riconoscimento che valorizzi le competenze tecniche, le responsabilità nella fabbricazione dei dispositivi medici su misura e l’evoluzione tecnologica della professione. Per approfondire questo tema e comprendere quali siano, dal punto di vista della categoria, gli elementi che potrebbero giustificare un riconoscimento all’interno delle professioni sanitarie, abbiamo intervistato Michele De Maio, presidente di ANTLO (Associazione Nazionale Titolari di Laboratorio Odontotecnico) e Mauro Marin Responsabile ANTLO per i Rapporti con le Istituzioni.
La CAO nazionale ha espresso una netta contrarietà all’emendamento che propone il riconoscimento dell’odontotecnico come professione sanitaria. Qual è la vostra posizione rispetto a queste critiche e quali ritenete che siano i principali fraintendimenti sul ruolo dell’odontotecnico?
Per rispondere a questa domanda bisogna fare un piccolo passo indietro ovvero tornare all’indagine conoscitiva sul riordino delle professioni sanitarie voluta dalla Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati. Nel corso di questa indagine ANTLO è stata audita e ha spiegato molto chiaramente la posizione degli odontotecnici. Da questa indagine è scaturito un documento votato e approvato dalla Commissione in cui ovviamente figuravano anche le nostre richieste, motivo per cui ci è sembrato logico presentare l’emendamento. La CAO evidentemente non ne ha tenuto conto e ha continuato a proporre le solite motivazioni confermando ancora una volta che non intende supportare eventuali cambiamenti. Per capire come realmente stanno le cose basterebbe leggere sia il testo del profilo presentato, sia magari anche la Sentenza del Consiglio di Stato del 2024, che dissipa ogni dubbio sulla paventata e improbabile sovrapposizione del ruolo dell’odontotecnico a quello dell’odontoiatra, chiarendone nettamente la distinzione nella specificità di compiti, funzioni e competenze. Se poi si facesse proprio anche il resto del testo dell’emendamento, tutto sarebbe ancora più chiaro. Il disegno di legge in discussione riguarda la legge che delegherebbe il Governo a occuparsi del riordino delle professioni sanitarie e, nello specifico, ciò che ANTLO chiede è che la delega valga anche per il riordino delle arti ausiliarie delle professioni sanitarie.
Secondo la CAO, l’attività dell’odontotecnico sarebbe esclusivamente tecnico-artigianale e non clinica. Quali aspetti della vostra attività professionale dimostrano invece un impatto diretto sulla salute del paziente?
Considerare oggi l’attività dell’odontotecnico esclusivamente artigianale credo sia un insulto all’importanza che la protesi dentale occupa in seno alla moderna odontoiatria protesica. Il Regolamento europeo sui dispositivi medici su misura (MDR 457/2017) è assai chiaro sulle responsabilità che gli odontotecnici si assumono anche nei confronti dell’utilizzatore finale del dispositivo. L’odontotecnico è il responsabile della fabbricazione della protesi per il paziente dell’odontoiatra. Penso e spero che quest’ultimo non si accontenti dell’operato di un semplice artigiano.
L’emendamento propone una formazione universitaria abilitante. In che modo un percorso accademico strutturato potrebbe contribuire a qualificare maggiormente la professione e a rafforzarne il riconoscimento nel sistema sanitario?
La formazione universitaria è consequenziale al riconoscimento di professione sanitaria in virtù della Legge n. 3 del 2018, ovvero la Legge Lorenzin, che ha stabilito il quadro normativo generale per le nuove professioni nell’ambito sanitario, per le quali, naturalmente, è previsto anche il percorso formativo di tipo universitario in una facoltà di Medicina o a essa correlata.
Uno dei timori espressi dagli odontoiatri riguarda il rischio di sovrapposizione di competenze e di invasione dell’ambito clinico. Come rispondete a questa preoccupazione e quale dovrebbe essere, secondo voi, il corretto equilibrio tra odontoiatra e odontotecnico?
Anche questo aspetto, in realtà, è già ben chiarito nella sentenza del Consiglio di Stato. Il punto chiave è che, se l’odontoiatra vuole garantire al proprio paziente un dispositivo funzionale, deve avvalersi di un professionista capace e competente. I ruoli sono già distinti: l’odontotecnico fabbrica la protesi, l’odontoiatra la installa nella bocca del paziente. L’odontoiatra è responsabile della prescrizione, ovvero della progettazione clinica. L’odontotecnico traduce quelle informazioni cliniche in un progetto tecnico, stabilisce quali materiali impiegare e come vanno usati e si impegna a garantirne la tracciabilità. Deve inoltre costruire la protesi in base ai parametri specifici del cavo orale del paziente. È chiaro che la comprensione e la traduzione in atto di tutti questi elementi, finalizzati alla costruzione di un dispositivo medico che ripristini la funzionalità masticatoria del paziente e ne garantisca la salute, presuppongono competenze, informazioni e abilità che esulano dal profilo di un semplice artigiano e che possono essere acquisite solo in seguito a un accurato percorso formativo e professionale. È in questo riconoscimento che si gioca un corretto riequilibrio nel rapporto tra clinico e odontotecnico.
L’emendamento parla di collaborazione tra odontotecnico e odontoiatra all’interno di strutture autorizzate. Quali modelli di collaborazione interdisciplinare potrebbero migliorare la qualità delle cure per il paziente?
Il laboratorio odontotecnico è già una struttura autorizzata sul piano tecnico-sanitario. L’odontotecnico professionista sanitario non ha bisogno di lavorare in una struttura “nuova” e sarà sempre e solo il clinico a poter operare direttamente nel cavo orale del paziente. Quello che cambia con il riconoscimento del profilo sanitario è il rapporto di collaborazione tra due professionisti laureati, l’odontoiatra e l’odontotecnico, finalizzato all’obiettivo comune di offrire al paziente un dispositivo medico funzionale e garantito, ovvero il meglio in termini di cura e benessere.
In molti Paesi europei la figura dell’odontotecnico ha percorsi formativi e riconoscimenti diversi. Esistono esperienze internazionali che, secondo voi, dimostrano la possibilità di un maggiore riconoscimento professionale senza creare conflitti di competenze?
Nel 50% almeno dei Paesi dell’UE e anche in alcuni Paesi extra UE l’odontotecnico è già un professionista sanitario che lavora insieme all’odontoiatra, secondo le modalità sin qui esposte, occupandosi solo e sempre della costruzione e della qualità della protesi. L’unica cosa che accomuna tutti i Paesi, anche là dove l’odontotecnico non è riconosciuto come professionista sanitario, è l’esistenza di scuole per odontotecnici, che siano istituti di istruzione secondaria o università. Il rischio che stiamo vivendo è che oggi anche chi non è dotato del titolo di studio abilitante all’esercizio della professione si attribuisca indebitamente la facoltà di fabbricare protesi, mettendo così a rischio la salute del paziente e danneggiando di riflesso la categoria. Ma per quanto riguarda eventuali conflitti di competenze con gli odontoiatri possiamo dire che strutturalmente non sussiste questa possibilità. Nessuno vuole invadere il campo altrui.
Dal vostro punto di vista, quali benefici concreti potrebbe portare al sistema sanitario e ai pazienti il riconoscimento dell’odontotecnico come professione sanitaria?
La garanzia di una protesi sicura costruita da un professionista competente. Avere il riconoscimento del profilo sanitario, con la presenza di un albo che permetta di effettuare gli opportuni controlli e un titolo di studio che consenta l’esclusività di costruire un dispositivo medico su misura, rappresenta un vantaggio anche per il sistema sanitario. Oggi un grosso rischio per la salute è il turismo dentale. Quando il paziente ritorna dall’Albania o dalla Turchia con delle protesi non congrue e fabbricate con materiali non rintracciabili e secondo protocolli non sicuri, quasi certamente ci sarà una ricaduta negativa sul sistema sanitario nazionale, destinata a crescere proporzionalmente al numero dei pazienti che si sono affidati a operatori stranieri non qualificati.
Guardando al futuro della professione, quale evoluzione immagina per il ruolo dell’odontotecnico nel sistema sanitario e nel rapporto con l’odontoiatra?
Partiamo da un esempio. Ci sono laboratori odontotecnici che lavorano per le Asl in cui è presente il servizio di Odontoiatria e di protesi. Il loro lavoro è naturalmente subordinato a tutte le procedure e ai parametri che bisogna osservare per offrire un servizio all’Azienda Sanitaria. Questi colleghi firmano un capitolato d’appalto in cui si assumono la responsabilità delle protesi che fabbricano, sono obbligati a consegnare in studio i dispositivi, a verificarne la funzionalità e la congruità ed eventualmente a modificarli e renderli adatti ai pazienti. Ecco, noi auspichiamo che quello che già avviene, in termini di riconoscimento e assunzione di responsabilità, per i colleghi che lavorano per il sistema sanitario avvenga finalmente per tutta la categoria e quindi anche per chi opera nel privato.
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