TAMPERE, Finlandia: La relazione di lunga data tra i batteri orali e le malattie sistemiche ha assunto un nuovo significato grazie ai recenti progressi nella medicina molecolare. In linea con questa tendenza, uno studio innovativo condotto da ricercatori finlandesi ha trovato prove convincenti del fatto che i batteri comunemente presenti nella bocca potrebbero avere un ruolo causale nell’infarto. La ricerca suggerisce che l’infarto del miocardio potrebbe, in alcuni casi, essere innescato da processi infettivi che hanno origine nei biofilm orali.
Negli ultimi anni, il legame tra salute orale e salute generale è diventato un tema di discussione sempre più rilevante, sia in ambito accademico che clinico. Tra queste connessioni, la relazione tra salute orale e malattie cardiovascolari è stata oggetto di studi particolarmente approfonditi. Uno studio del 2024, ad esempio, ha identificato la parodontite come un “fattore di rischio non tradizionale nello sviluppo e nella progressione delle malattie cardiovascolari”.
Sulla base di queste premesse scientifiche, i risultati del nuovo studio finlandese indicano che il legame potrebbe essere diretto. I ricercatori hanno infatti individuato streptococchi viridanti, un gruppo di batteri tipicamente associati al biofilm dentale e all’endocardite infettiva, all’interno di placche aterosclerotiche prelevate da vittime di morte cardiaca improvvisa e da pazienti sottoposti a chirurgia vascolare.
Lo studio ha analizzato placche coronariche provenienti da 121 casi autoptici e campioni di endoarterectomia prelevati da 96 pazienti sottoposti a chirurgia. Utilizzando tecniche molecolari avanzate, il team ha rilevato DNA di streptococchi viridanti in circa il 42% di entrambi i gruppi di campioni. Questi biofilm batterici erano incorporati in profondità nei depositi arteriosi e riuscivano a sfuggire al sistema immunitario, consentendo il persistere di un’infezione cronica e a bassa intensità, inosservata.
Ulteriori indagini hanno rivelato che alcune porzioni del biofilm batterico si erano staccate e migrate verso lo strato superficiale della placca, la cosiddetta fibrous cap, ovvero la copertura fibrosa che separa il deposito dal flusso sanguigno. È proprio in questa zona che le rotture portano spesso a infarti miocardici fatali. I batteri dispersi si sono dimostrati capaci di attivare sia la risposta immunitaria innata che quella adattativa, alimentando così l’infiammazione.
Questi risultati mettono in discussione l’idea, a lungo accettata, dell’infarto miocardico come malattia esclusivamente metabolica, suggerendo invece che un’infezione batterica cronica possa contribuire, in alcuni casi, allo sviluppo dell’infarto. In un comunicato stampa dell’Università di Tampere, l’autore principale dello studio, il Prof. Pekka Karhunen della Facoltà di Medicina e Tecnologia della Salute, ha spiegato l’importanza della ricerca: «Il coinvolgimento batterico nella malattia coronarica è stato a lungo sospettato, ma finora sono mancate prove dirette e convincenti. Il nostro studio ha dimostrato la presenza di materiale genetico, DNA, di diversi batteri orali all’interno delle placche aterosclerotiche».
Per l’odontoiatria, le implicazioni sono profonde. Poiché gli streptococchi viridanti sono parte integrante della formazione del biofilm dentale, lo studio sottolinea l’importanza di mantenere un’igiene orale scrupolosa e di gestire le infezioni dentali croniche, non solo per la salute della bocca, ma anche, potenzialmente, per ridurre il rischio cardiovascolare.
Lo studio, intitolato “Viridans streptococcal biofilm evades immune detection and contributes to inflammation and rupture of atherosclerotic plaques”, è stato pubblicato online il 19 agosto 2025 sul Journal of the American Heart Association.
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