Dental Tribune Italy

Un accenno all’osteointegrazione in breve, ossia sulla “connessione diretta, strutturale e funzionale, fra osso vitale e la superficie di un impianto caricato” (Branemark)

By Daniele Botticelli
December 02, 2014

Lunedì 1° dicembre abbiamo dato risalto al BTI Day svoltosi sabato scorso al Lingotto di Torino, e all’ampia illustrazione della novità degli impianti al calcio titanio fatta da Edoardo Anitua, chirurgo e patron BTI, da Daniele Botticelli, medico odontoiatra, relatore con la “Nuova superficie biomimetica” e da Ricardo Tejero, valente bioingegnere, con la “Guarigione ossea sulla nuova superficie implantare”. Sullo stesso tema pubblichiamo ora una nota sull’osteointegrazione a cura di Daniele Botticelli.

L‘osteointegrazione è stata definita da Branemark come una connessione diretta, strutturale e funzionale, fra osso vitale e la superficie di un impianto caricato, mentre Schröder (1976) la definiva come un’anchilosi funzionale. Successivamente è stato introdotto il termine BIC% (bone-to-implant contact percentage), che rappresenta la percentuale di osso mineralizzato a contatto con la superficie implantare valutata istologicamente.

Non possiamo asserire con sicurezza quale sia il valore minimo di BIC% che possa garantire la stabilità dell’impianto nel tempo; sappiamo però, da analisi istologiche di impianti rimossi dopo vari periodi di funzione, che il BIC% può raggiungere valori superiori al 60%. La parte residua (40%) è rappresentata, nella porzione sottocrestale, da osso midollare, osteoni e coni di riassorbimento, tutte strutture che fanno parte di un osso vitale. Per questo motivo il termine bone-to-implant contact ci è sembrato inadeguato e abbiamo recentemente suggerito di utilizzare invece il termine mineralized bone-to-implant contact (MBIC%), anche se ci rendiamo conto che cambiare una terminologia così diffusa sia una cosa difficilmente proponibile.

Nelle fasi precoci di guarigione, altri componenti devono essere presi in considerazione nel processo di osteointegrazione. Vari studi istologici su biopsie umane e animali hanno mostrato che l’osso residente a contatto con la superficie implantare viene riassorbito durante i primi mesi della guarigione. Contemporaneamente, osso nuovo si forma sulla superficie implantare, spesso aiutato da detriti e particelle ossee, che partecipano alla formazione di ponti osteoidi e ossei fra la superfice implantare e l’osso residente. Dopo 5 giorni è stato evidenziato tessuto osteoide a contatto con la superficie implantare e un 30% di BIC% costituito da osso vecchio residente. Dopo 7 giorni è stato osservato osso nuovo, in genere in quantità non superiori al 10%, percentuale che aumenta rapidamente nei periodi successivi. L’osso nuovo si forma in quantità superiore rispetto a quanto l’osso vecchio si riassorba.

Di conseguenza, il BIC% totale aumenta considerevolmente già durante il primo mese di guarigione. Si è anche visto che, nelle zone midollari, la formazione di osso è più rapida rispetto alle zone corticali, semplicemente dovuto al fatto che nelle zone corticali abbiamo inizialmente più osso residente a contatto con la superfice implantare, osso che dovrà essere riassorbito prima di poter avere una deposizione di osso nuovo. Nelle zone midollari, la deposizione di osso nuovo inizia invece più precocemente e procede con più celerità, data la scarsa presenze di osso residente in contatto con la superficie implantare.

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