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Supporto digitale nella terapia parodontale: risultati clinici e implicazioni

Un nuovo studio ha rilevato che l’utilizzo di un’app di supporto al paziente in aggiunta alla terapia parodontale standard non ha determinato miglioramenti clinici significativi nei pazienti affetti da parodontite (Immagine: Liubomir/Adobe Stock).

lun. 5 ottobre 2026

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FRANCOFORTE SUL MENO, Germania – Gli strumenti digitali vengono sempre più studiati come supporto per favorire cambiamenti comportamentali e una corretta igiene orale, ma le evidenze sulla loro efficacia a lungo termine sono ancora limitate. Un nuovo studio randomizzato controllato ha valutato se un prototipo di app per smartphone, progettato per supportare i pazienti durante l’intero percorso terapeutico, potesse migliorare gli esiti clinici se utilizzato in aggiunta alla terapia parodontale standard. I risultati offrono nuove indicazioni sul potenziale ruolo del supporto digitale nel trattamento parodontale, evidenziando al tempo stesso le difficoltà pratiche legate alla sua integrazione nel percorso terapeutico.

Lo studio è stato condotto presso sette centri odontoiatrici universitari tedeschi e ha coinvolto 194 adulti affetti da parodontite, assegnati in modo randomizzato a ricevere la sola terapia parodontale standard oppure lo stesso trattamento integrato dall’utilizzo dell’app. Tra le funzionalità dell’app figuravano un diario dell’igiene orale, contenuti educativi personalizzati in base alla fase del trattamento, notifiche push e una dashboard con le informazioni cliniche del paziente. I partecipanti sono stati seguiti durante l’intero percorso terapeutico per circa 12 mesi.

Entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento clinico, ma l’analisi non ha evidenziato differenze statisticamente significative tra il gruppo di intervento e quello di controllo per quanto riguarda l’indice di sanguinamento gengivale. Analogamente, non sono emerse differenze significative nei livelli di placca, nel sanguinamento al sondaggio o nella percentuale di pazienti che hanno raggiunto l’obiettivo terapeutico proposto, definito come la presenza di non più di quattro siti con profondità di sondaggio pari o superiore a 5 mm. Lo studio non ha quindi dimostrato un beneficio clinico aggiuntivo derivante dall’utilizzo dell’app in associazione alla terapia parodontale standard.

Tuttavia, questi risultati non devono essere interpretati come una prova definitiva dell’inefficacia del supporto digitale in generale. Uno studio randomizzato controllato del 2025, che ha valutato un sistema di monitoraggio domiciliare odontoiatrico assistito dall’intelligenza artificiale, ha infatti riportato miglioramenti maggiori nei comportamenti di autocura, nel controllo della placca e negli esiti parodontali rispetto all’assistenza standard. Le due modalità di intervento digitale presentavano però differenze sostanziali, suggerendo che le caratteristiche e le modalità di erogazione del supporto digitale possano influenzarne l’efficacia clinica.

Nel presente studio, tuttavia, diverse funzionalità dell’app non sono state implementate o utilizzate in modo uniforme. Le informazioni presenti nella dashboard non venivano aggiornate con regolarità nei diversi centri coinvolti, l’interazione con le notifiche è risultata limitata e i pazienti hanno consultato solo una piccola parte dei contenuti educativi disponibili. Inoltre, già all’inizio dello studio l’indice di sanguinamento gengivale era relativamente basso e si è ulteriormente ridotto dopo la terapia parodontale in entrambi i gruppi, lasciando quindi un margine limitato per osservare un ulteriore beneficio attribuibile all’app.

A ciò si aggiunge che il numero di partecipanti che ha completato lo studio è stato inferiore a quello previsto, rendendo più difficile distinguere eventuali piccoli effetti dell’app dalle variazioni dovute al caso. Infine, poiché tutti i trattamenti sono stati eseguiti in ambito universitario da studenti di odontoiatria, i risultati potrebbero non essere direttamente generalizzabili alla normale pratica odontoiatrica privata.

Un’analisi esplorativa ha rilevato che i pazienti con un utilizzo moderato dell’app hanno mostrato una riduzione dei livelli di placca significativamente maggiore rispetto a quelli che l’hanno utilizzata meno. Tuttavia, le modalità di utilizzo dell’app variavano notevolmente tra i diversi centri coinvolti nello studio, rendendo difficile stabilire se questo risultato fosse effettivamente legato a un maggiore utilizzo dell’app o ad altri fattori.

Nel complesso, lo studio supporta la necessità di approfondire ulteriormente questo tipo di intervento. Le future ricerche dovrebbero concentrarsi sul funzionamento affidabile delle principali funzionalità dell’app, sul mantenimento del coinvolgimento dei pazienti nel tempo e sulla sua integrazione nel percorso terapeutico parodontale, per stabilire se questi strumenti possano offrire benefici aggiuntivi rispetto alla sola terapia standard.

Lo studio, intitolato “Clinical outcomes of a digital companion in periodontal care: A randomised controlled trial”, è stato pubblicato online il 30 luglio 2026 sul Journal of Clinical Periodontology, in anticipo rispetto alla pubblicazione definitiva.

 

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