Dental Tribune Italy

Emocomponenti in Africa grazie alle missioni umanitarie

By Surgical Tribune Italia
July 28, 2016

La prima missione umanitaria è partita da Milano nel Marzo 2014 con l’obiettivo di promuovere l’utilizzo dei concentrati piastrinici (il PRGF nel caso specifico) ad uso non trasfusionale, in un paese, l’Etiopia, dove la prevalenza delle ulcere croniche dovute a patologie sistemiche, infezioni, traumi, ustioni è a tutt’oggi elevatissima.

L’estensione del territorio etiope e la scarsissima urbanizzazione della popolazione, 92 milioni di abitanti dispersi su una superficie quattro volte superiore a quella dell’Italia, rendono l’accesso alle strutture ospedaliere e sanitarie molto difficoltoso per gran parte della popolazione. L’Ayder Referral Hospital College of Health Sciences dell’Università di Mekelle, è il più grande ospedale della regione del Tigray e secondo dell’intero paese. Può ospitare 500 pazienti nei reparti di medicina generale, chirurgia, ginecologia, ostetrica, odontoiatria, otorinolaringoiatria, psichiatria, medicina d’urgenza, patologia generale, dermatologia, ortopedia, radiologia con TAC e risonanza magnetica, farmacia, una banca del sangue e laboratori. Lo staff dell'Ayder Hospital conta 1400 persone, delle quali 130 Medici e 500 inferieri.

Aperta nel 2008, la struttura è in realtà afflitta da perenni problemi di manutenzione e approvvigionamento di materiale sanitario di qualunque tipo. Talvolta le assenze di acqua, che tuttavia non scarseggia nella regione, e di corrente elettrica, complicano il lavoro dei medici residenti, professionisti peraltro preparati e disponibili.

Il gruppo in missione era composto dal dott. Marco Mozzati, medico chirurgo Specialista in Odontostomatologia; da due odontoiatri, il Dottor Giulio Menicucci e il Dott. Carlo Manzella e due assistenti alla poltrona, Giada Bassi e Serena Annunziata, esperte nel frazionamento dei campioni di sangue e nella preparazione del PRGF. Il tutto con l’aiuto di Giuseppe Fontanarosa il quale, grazie alla sua grande esperienza in campo umanitario e ormai etiope di adozione, grazie ai dieci anni all’Ayder Hospital, si è occupato di gestire e organizzare aiuti e forniture provenienti dall’Italia.

“Giunti a Mekelle abbiamo organizzato il materiale” spiegano i membri della missione “La centrifuga e i kit di preparazione del PRGF, donati dalla BTI Italia e spediti a Gennaio tramite la onlus torinese Shosholoza ci attendevano all’ospedale. Il nostro ingresso all’Ayder, preceduto da una fitta corrispondenza via mail, per chiarire i nostri intenti e le finalità della nostra visita, è avvenuto il lunedì mattina. Dopo aver constatato lo scarso entusiasmo suscitato dalla nostra presenza, in realtà, considerata l’assoluta novità della tecnica che avremmo voluto diffondere non poteva essere altrimenti, abbiamo deciso ma di passare all’azione. Con il consenso del chirurgo che stava operando in quel momento una bambina per l’asportazione di una grossa cisti odontogena al mascellare, abbiamo installato centrifuga e termostato in sala operatoria e frazionato il sangue prelevato durante l’intervento, per consentire al chirurgo la prima applicazione. La giornata è proseguita con un giro dei reparti di dermatologia e ortopedia per selezionare i pazienti da trattare con il PRGF. La realtà delle patologie, dei traumi, delle condizioni dei malati, che spesso affrontano giorni e giorni di viaggio per raggiungere l’ospedale dove sostano con parenti o amici per tutta la durata della cura, ma spesso senza un ricovero interno all’ospedale, ha avuto su di noi un impatto tremendo.”

Nonostante la competenza e dedizione con cui i medici in Etiopia si dedicano alla cura dei malati, il reale problema dell’ospedale è spesso l’impossibilità di attuare un efficace controllo delle infezioni post operatorie, per assenza di adeguati quantitativi di presidi sanitari. “Dopo una breve lezione sulle tecniche di preparazione, le modalità di applicazione e le indicazioni all’utilizzo del PRGF, è cominciato un vero e proprio tour de force per il trattamento dei pazienti selezionati” continuano a raccontare i componenti della missione “Ulcere diabetiche, ustioni, traumi, innesti su resezioni di carcinomi. Abbiamo selezionato due infermieri perché diventassero responsabili e referenti per la preparazione del PRGF, e alcuni medici specialisti a cui demandare, dopo la nostra partenza, la responsabilità della procedura, della scelta dei casi e l’esecuzione della terapia. Tutti i casi, ampiamente documentati, sono stati trattati con infiltrazione periferica della fase ricca di piastrine, ed applicazione locale sulla ferita delle membrane di fibrina. L’interesse dei medici residenti per la procedura è rapidamente cresciuto a tal punto che è stato difficile far posto a tutti quelli che volevano assistere alle procedure terapeutiche. Partiti con l’intento di trattare prevalentemente pazienti odontoiatrici, ci siamo presto resi conto che questa tipologia di pazienti era in realtà l’unica a non avere realmente bisogno del PRGF. I kit di preparazione regalati dalla BTI venivano usati a ritmo vertiginoso, inizialmente per qualche prova e poi sui pazienti e abbiamo temuto che non bastassero per il prosieguo delle terapie dopo la nostra partenza. Lo scopo della nostra missione non era solo quello di fornire materiali e macchinari, ma di esportare conoscenza e promuovere localmente terapie che i colleghi fossero in grado di portare avanti in modo indipendente. Il sabato, giorno della partenza per l’Italia, è stato dedicato ai primi follow up dei pazienti trattati, che hanno rivelato nella maggior parte dei casi, anche quelli più drammatici, risultati sorprendenti. Con grande stupore dei colleghi, anche le ferite più estese e cronicizzate in alcuni casi da più di tre mesi, presentavano evidenti segni di un processo di guarigione ben avviato.”

“Da quando siamo tornati a Torino, continuiamo a ricevere foto dei pazienti che i colleghi continuano a monitorare e in molti casi a trattare secondo le nostre istruzioni ma in piena autonomia. A tutt’oggi le maggiori difficoltà consistono nell’invio delle foto per mail, perché i servizi internet hanno costi risibili per noi ma proibitivi per gran parte dei colleghi etiopi. La nostra preoccupazione è invece quella di poter realizzare una rete di approvvigionamento dei kit ad un costo che sia sostenibile per l’ospedale Ayder, e per la ditta produttrice che si è già accollata i costi dei macchinari spediti, utilizzati per la nostra missione e regalati all’Ayder. A Dicembre dello stesso anno la missione è ripartita per Addis Abeba, dove, presso il ricovero gestito dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta, altri pazienti sono stati trattati con la stessa tecnica; in questa seconda missione abbiamo potuto avvalerci dell’utilizzo di un dispositivo ad ultrasuoni donato dalla Ditta Italiana ESACROM”.

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Surgysonic Wound e gli inserti T-Black dedicati, entrambi specificatamente concepiti per il wound debridement, si sono rivelati molto utili nella pulizia delle ferite, dei tessuti limitrofi prima dell’applicazione del gel piastrinico, preservando i tessuti molli sani, riducendo il dolore del trattamento e garantendo l’effetto battericida necessario, il tutto a beneficio del paziente.

Una nuova missione questa volta a Bahir Dar è programmata per l’ultima settimana di agosto del 2016. Una nuova macchina ESACROM, una centrifuga e nuovi kit consentiranno di attrezzare anche qui un ambulatorio per il trattamento delle ulcere con i concentrati piastrinici e consentire ai dermatologi locali per proseguire le terapie in modo autonomo. Nel corso di questa missione visiteremo i centri già attrezzati a Makalle’ e Addis per verificare lo stato di utilizzo delle macchine e rifornire i dermatologi locali di presidi medici per i prelievi e i trattamenti con PRGF.
 

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