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Socket Shield e medicina di precisione: la visione della SISS tra biologia e innovazione clinica

mer. 10 giugno 2026

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La Società Italiana Socket Shield (SISS), riconosciuta come società scientifica dal Ministero della Salute, si distingue per un approccio interdisciplinare che integra implantologia, parodontologia e medicina sistemica. In questa intervista, il Presidente Fausto Fontana illustra la visione culturale e formativa della società: dall’approfondimento biologico delle tecniche chirurgiche alle attività didattiche strutturate, fino ai nuovi progetti orientati alla crescita della comunità scientifica.

Il dott. Fontana è stato tra i primi clinici in Italia ad adottare sistematicamente la Socket Shield. Laureato in Odontoiatria, si dedica esclusivamente alla Parodontologia e all’Implantologia, con particolare attenzione alla Periomedicine e alla PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia).

Dott. Fontana, cosa contraddistingue la SISS rispetto ad altre società scientifiche?
La SISS è una Società Scientifica fondata sei anni fa grazie all’impegno e alla lungimiranza di sette colleghi che per primi hanno colto le potenzialità di questa tecnica in tutte le sue numerose declinazioni. Da allora la società è cresciuta sia dal punto di vista organizzativo che dal punto di vista dei soci; dal 2024 è stata ufficialmente riconosciuta dal Ministero della Salute. Ciò che la caratterizza è la possibilità di approfondire in modo ampio e interdisciplinare tutti gli aspetti che orbitano attorno al concetto di “self in situ”.
Il punto di partenza è la tecnica della Socket Shield, che consiste nel mantenere intenzionalmente un frammento di radice all’interno dell’alveolo. Le dinamiche di guarigione post-estrattiva sono ben conosciute, ma in questo caso interviene un fattore differenziale importante: la presenza del frammento radicolare e del legamento parodontale, con tutte le implicazioni biologiche correlate. Ne deriva un pattern di guarigione alveolare che presenta analogie con la rigenerazione tissutale guidata (GTR) più che con la rigenerazione ossea guidata (GBR), proprio in virtù del ruolo attivo del legamento parodontale nel mediare la risposta rigenerativa. Si tratta quindi di un nuovo paradigma nella gestione dell’alveolo post-estrattivo, che la SISS approfondisce a partire dal ruolo del legamento parodontale e dalle sue possibili declinazioni cliniche. Non parliamo solo della tecnica in sé, ma di una visione più ampia dei processi di guarigione dell’alveolo post-estrattivo.

La Socket Shield non è però una novità assoluta. È una tecnica già conosciuta e in parte “riscoperta” in chiave biologica. Quali sono le priorità culturali della società?
È importante chiarire questo punto. In realtà, si tratta di una tecnica relativamente recente: il primo articolo di riferimento è quello di Hürzeler e risale al 2010. Da allora, un corpus sempre più consistente di revisioni sistematiche e metanalisi mostra una riduzione della perdita ossea vestibolare, un miglioramento del PES (Pink Esthetic Score) rispetto all’impianto immediato convenzionale e tassi di successo implantare nel breve-medio termine sovrapponibili, ma con un netto risparmio di tempo e di morbidità per il paziente. Questo la rende una delle tecniche più raffinate nella sostituzione del dente singolo in area estetica.
L’obiettivo è passare da un concetto di restitutio ad integrum, vale a dire il ripristino di ciò che era perduto, a quello che definiamo “consecutio ab integro”: una continuità biologica mai interrotta, in cui i tessuti peri-implantari non vengono ricostruiti, perché non vanno incontro ai normali processi di rimaneggiamento, tipici degli alveoli post-estrattivi.
Come tutte le innovazioni, suscita entusiasmo ma anche dubbi e perplessità, elementi peraltro fondamentali per il confronto scientifico e la crescita. Per quanto riguarda gli obiettivi formativi, il punto di partenza è l’insegnamento della tecnica, ciò che potremmo definire la componente “artigianale”: come preparare una Socket Shield e come posizionare un impianto in un alveolo con SS. Come tutte le tecniche chirurgiche, richiede una curva di apprendimento e ha indicazioni e controindicazioni che vanno conosciute.
Tuttavia, l’aspetto realmente innovativo e affascinante è comprendere i meccanismi biologici sottostanti, non limitandosi alle indispensabili conoscenze delle procedure chirurgiche di preparazione della shield.
L’obiettivo è quindi superare l’approccio esclusivamente “artigianale” e integrare la comprensione biologica sottostante l’atto chirurgico, per sviluppare una visione più completa dei processi di guarigione specifici.

La SISS ha anche un progetto chiamato “Gymnasium”. Di cosa si tratta?
Il progetto Gymnasium ha un respiro molto ampio e si ispira al gymnàsion (γυμνάσιον) dell’antica Grecia, inteso come luogo di incontro tra saperi, esperienze e generazioni diverse. Non si tratta solo di crescita tecnica, ma anche di confronto culturale e scientifico tra pari, talvolta anche acceso, che rappresenta un elemento fondamentale della crescita professionale.
Negli ultimi dieci anni la società è profondamente cambiata e con lei anche le società scientifiche hanno dovuto ripensare modelli formativi tradizionalmente molto verticali, aprendosi a forme di partecipazione più inclusive. Il Gymnasium è la risposta concreta che la SISS propone per andare incontro a questa esigenza, fornendo gli strumenti culturali e valorizzando anche chi non ha esperienza di relazioni o pubblicazioni scientifiche, offrendo a tutti la possibilità di contribuire alla crescita collettiva attraverso il confronto.
È un progetto rivolto soprattutto ai giovani, ma non esclusivamente. L’idea è coniugare l’esperienza dei senior con l’entusiasmo delle nuove generazioni, valorizzando anche l’esperienza clinica quotidiana di molti colleghi meno noti, che spesso offrono spunti molto rilevanti.

Quali sono gli eventi principali e le attività formative previste?
Abbiamo costruito un programma molto intenso e articolato. Il socio può partecipare a 10 webinar annuali, in modalità FAD o live, che danno diritto a 20 ECM. I temi spaziano ovviamente dalla Socket Shield alla chirurgia guidata, passando per la parodontologia, fino alla medicina legale e al controllo di gestione. Come dicevamo, puntiamo alla complessità del sapere, senza per questo perdere la nostra forte connotazione chirurgica.
È previsto inoltre il consueto congresso annuale, che si terrà a Genova il 18-19 settembre 2026, dal titolo: “Parodontologia e implantologia. Due discipline una sola biologia!”, proprio a ribadire la volontà di dare ampio spazio alla cultura parodontale. Il congresso avrà sessioni dedicate anche agli igienisti, figure che, assieme agli odontoiatri, saranno sempre più centrali nella medicina di prevenzione.

Il rapporto con le aziende è un tema delicato ma inevitabile in medicina. Come lo affrontate?
Il rapporto con le aziende è un tema centrale. Le aziende sono fondamentali per la crescita scientifica e tecnologica, ma è necessario mantenere sempre indipendenza culturale. Una scelta importante è stata quella di rinunciare agli ECM congressuali per garantire maggiore libertà scientifica e trasparenza nella comunicazione dei materiali e delle tecniche utilizzate, evitando il “politically correct” a tutti i costi. Crediamo che discutere apertamente di prodotti, materiali e scelte cliniche sia un atto di onestà intellettuale e un valore concreto, tanto per i clinici quanto per le aziende.
Parallelamente, verrà fornito un percorso FAD da 50 ECM per consentire comunque il completamento dell’obbligo formativo.

Qual è il messaggio che vuole dare ai soci e ai futuri iscritti?
L’odontoiatria sta cambiando profondamente, anche grazie all’intelligenza artificiale, alla digitalizzazione e alla medicina di precisione. Non possiamo più limitarci all’apprendimento di singole tecniche isolate dal complesso. Dobbiamo comprendere il sistema nel suo insieme. La nostra formazione non deve essere quella di un artigiano, ma quella di un medico consapevole del “perché” oltre che del “come”. Solo integrando questi due aspetti possiamo affrontare con entusiasmo la medicina moderna e superare vecchi dogmi.

Un’ultima considerazione sul rapporto tra tecnica e biologia?
La biologia è spesso poco attrattiva rispetto alla chirurgia, visivamente più immediata, ma è proprio lì che risiede la differenza. La tecnica e il protocollo chirurgico sono presupposti imprescindibili, ma la mano deve essere guidata da una conoscenza profonda dei processi biologici. È questo che distingue l’esecuzione “artigianale” dalla vera pratica medica.
Come mi piace dire: la parodontologia è quella disciplina che si occupa di tutto ciò che sta attorno al dente e all’impianto… compreso il paziente.

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