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Da sinistra: Dott. Ivo Krejci, professore onorario presso l’Università di Ginevra, Svizzera; Prof.ssa Laura Ceballos García, docente presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid, Spagna; Prof. Roland Frankenberger, direttore del Dipartimento di Odontoiatria Conservativa presso l’Università Philipps di Marburgo, Germania; e Prof.ssa Marleen Peumans, afferente al Dipartimento di Scienze della Salute Orale della KU Leuven, Belgio. (Immagine: OEMUS MEDIA)

lun. 19 ottobre 2026

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Gli adesivi universali sono ormai ampiamente utilizzati in odontoiatria restaurativa, grazie a procedure di applicazione semplificate e a prestazioni cliniche sempre più affidabili. In questa intervista, i Proff. Laura Ceballos García, Roland Frankenberger, Ivo Krejci e Marleen Peumans discutono le evidenze cliniche disponibili, i principali criteri di scelta dei sistemi adesivi e le prospettive future dell’adesione dentale.

Quali sono i principali criteri secondo i quali scegliete il vostro adesivo? Utilizzate tipi diversi di adesivi per le diverse indicazioni?
Ceballos García: Io ritengo che dovremmo scegliere il nostro adesivo in base alle migliori evidenze scientifiche disponibili. Sarebbe consigliabile usare un adesivo che sia stato testato nell’ambito di studi clinici randomizzati e che abbia prodotto risultati adeguati e coerenti. Dunque, la performance clinica dovrebbe essere, per quanto possibile, indipendente dalle capacità dell’operatore. Ovviamente noi dovremmo fidarci della modalità di applicazione del prodotto e non rilevare problemi clinici prematuri quali la sensibilità nel post-operatorio. Io cerco di usare lo stesso adesivo per tutte le procedure cliniche. 

Frankenberger: Dato che io testo ogni adesivo disponibile sul mercato fin dal 1994, la questione è semplice. Quando un adesivo “sopravvive” alla nostra batteria di esami in vitro – ad esempio, simulazione della masticazione, prova di micro-trazione in cavità profonde – e ad alcune prove di maneggevolezza, allora sono libero di usarlo. Normalmente tendo a utilizzare lo stesso adesivo per tutte le indicazioni, non faccio differenziazioni.

“Oggi, gli adesivi universali offrono una buona performance e una ridotta sensibilità alla tecnica e questo è fantastico.”

Prof. Roland Frankenberger

Krejci: Efficienza, facilità d’uso e bassa sensibilità alla manipolazione sono i fattori più importanti. Inoltre, preferisco usare un solo adesivo universale monocomponente adatto a tutte le indicazioni.

Peumans: Per me, il criterio più importante è l’efficienza adesiva del sistema adesivo sia in vitro che in vivo. Tendo comunque a prediligere un adesivo “etch and rinse” a tre fasi, soprattutto quando è difficile vedere se la dentina è stata esposta sulla superficie del dente preparato come, ad esempio, nel caso della preparazione di faccette. Quando vedo chiaramente dove sono posizionati dentina e smalto, uso un sistema adesivo automordenzante a due fasi con precedente mordenzatura selettiva dello smalto. Ad ogni modo, mordenzo sempre lo smalto con acido fosforico al 35% per ottenere una maggior micro-ritenzione.

Oggigiorno, gli adesivi universali contenenti il monomero funzionale 10-MDP, usati in modalità di auto-mordenzatura in due fasi – applicazione dell’adesivo, getto d’aria per stendere uno strato sottile, polimerizzazione, applicazione di una resina idrofobica o di un composito fluido – funzionano molto bene anche in vitro ad esempio, G2-BOND Universal è uno di questi adesivi. Tuttavia, ad oggi non sono ancora disponibili studi clinici di lungo periodo.

GC ha lanciato il suo primo sistema automordenzante in un solo flacone, G-BOND, nel 2004. Il suo gruppo di ricerca è stato uno dei primi a valutarlo nell’ambito di uno studio clinico. Da quanto tempo ha un feedback clinico su questo prodotto?
Peumans: Due anni fa abbiamo concluso uno studio clinico durato 14 anni con il quale abbiamo valutato l’efficienza adesiva di G-BOND di GC e di Optibond FL di Kerr nelle lesioni cervicali non cariose.

Secondo la ricerca che lei ha condotto, qual è la performance clinica?
Peumans: Dopo 14 anni, i restauri cementati con adesivo automordenzante monofase privi di HEMA – ovvero G-BOND – hanno performato bene quanto quelli cementati con il “gold standard” etch and rinse a tre fasi – ovvero Optibond FL. I principali motivi di cedimento sono stati un inaccettabile deterioramento dei margini oppure una marcata discromia dei margini, seguiti dalla perdita di ritenzione.

Il tasso di successo clinico complessivo è stato del 58,9% per G-BOND e del 57,9% per Optibond FL. La performance clinica complessiva non è risultata significativamente diversa per i due adesivi. I cambiamenti nello stato di salute di alcuni pazienti e le recidive di abrasione, erosione o abfrazione sono state le cause della riduzione del tasso di successo e del tasso di ritenzione. 

Quanto è importante lo spessore dello strato di adesione e perché? E in relazione a ciò, quanto è importante la radiopacità di un sistema adesivo?
Frankenberger: Gli adesivi senza riempitivi possono causare problemi quando lo strato è troppo spesso in quanto alla lastra apparirebbe come un gap. Pertanto, io preferisco usare adesivi con uno spessore del film ridotto. Quando è così, la radiopacità non svolge un ruolo importante. Potrebbe essere un fattore di qualche interesse solamente quando l’adesione avviene su dentina affetta da carie dove gli strati ibridi sono molto spessi.

“Vi sono sempre più evidenze secondo cui i moderni sistemi adesivi universali monocomponente performano bene quanto i tradizionali adesivi multi-fase.”

Prof. Ivo Krejci

Peumans: Se l’adesivo presenta uno spessore del film inferiore a 10 µm, come spesso accade con gli adesivi universali, vi è un maggior rischio di carente stabilizzazione dell’interfaccia adesiva e di riduzione della capacità dello strato adesivo di assorbire le sollecitazioni imposte dal composito da restauro applicato sopra e soggetto a contrazione. Inoltre, la polimerizzazione di uno strato di adesivo molto sottile non è ottimale a causa dell’inibizione dell’ossigeno. Allora la radiopacità diventa importante per evitare un’errata interpretazione della presenza di recidiva di carie sotto il restauro, a maggior ragione quando il restauro viene valutato da un altro dentista.

Krejci: Credo che la situazione ottimale si collochi da qualche parte nel mezzo. Le proprietà fisiche di un sistema adesivo sono inferiori rispetto a un composito per restauro ad elevato riempimento e dunque uno strato adesivo spesso può compromettere le proprietà biomeccaniche del sistema per restauri. Dunque, lo strato adesivo dovrebbe essere il più sottile possibile ma sufficientemente spesso da consentire un accoppiamento completo con il composito da restauro. La radiopacità è un vantaggio nel caso in cui il sistema adesivo sia stato applicato, per qualunque motivo, in uno strato più spesso oppure nel caso di accumulo, ad esempio, negli angoli della cavità.

Attualmente si tende sempre più a usare adesivi universali disponibili in un singolo flacone. Quali sono le evidenze relative al loro tasso di successo? Cosa significa per voi personalmente un approccio “universale”?
Peumans: Un adesivo universale è un adesivo automordenzante monofase migliorato che può essere applicato con diverse modalità: etch-and-rinse, automordenzatura oppure mordenzatura selettiva solamente dello smalto. Inoltre, gli adesivi universali sono in grado di legarsi chimicamente a diversi substrati di materiale da restauro.

Si registra un crescente impiego di questi adesivi universali a fronte della loro facilità d’uso e del fatto che si possono utilizzare diversi metodi di applicazione. Per quanto riguarda l’efficienza adesiva, la loro performance è ottima nei test di forza adesiva condotti in vitro. Inoltre, mostrano una buona efficienza adesiva negli studi clinici in cui sono stati testati su lesioni cervicali non cariose, soprattutto quando almeno lo smalto viene mordenzato con acido fosforico.

Ceballos García: Purtroppo, in generale, il numero di studi clinici disponibili sulla performance degli adesivi non è ancora così elevato come vorremmo poiché i test sono difficili da condurre. Gli adesivi universali sono disponibili sul mercato da oltre dieci anni, anche se esistono solo pochi studi clinici che ne valutano la performance a lungo termine, principalmente a distanza di cinque anni dall’applicazione clinica.

G-Premio BOND di GC è un adesivo universale monocomponente compatibile con tutte le tecniche di mordenzatura. È indicato per le procedure di adesione diretta, la riparazione dei restauri e il trattamento dell’ipersensibilità dentinale.

G-Premio BOND di GC è un adesivo universale monocomponente compatibile con tutte le tecniche di mordenzatura. È indicato per le procedure di adesione diretta, la riparazione dei restauri e il trattamento dell’ipersensibilità dentinale.

Secondo tali studi, la ritenzione dei restauri nei casi di lesioni cervicali non cariose è superiore all’80% per gli adesivi testati e perfino maggiore quando i margini dello smalto vengono precedentemente mordenzati con acido fosforico. 

Frankenberger: Dopo diversi anni di uso clinico, credo che gli adesivi universali abbiano ormai raggiunto uno standard clinico molto elevato. Io li uso costantemente.

Peumans: Tuttavia, l’efficienza adesiva dipende dal materiale ed è soggetta a degradazione idrolitica. La performance clinica a lungo termine degli adesivi universali deve ancora essere dimostrata.

Krejci: Per me, approccio universale significa che il sistema adesivo funziona bene sulle superfici di smalto, dentina, composito e ceramica così come in una singola applicazione senza ulteriori fasi di trattamento. Vi sono sempre più evidenze secondo cui i moderni sistemi adesivi universali monocomponente performano bene quanto i tradizionali adesivi multi-fase.

Ceballos García: C’è uno studio clinico recente che ha valutato G-Premio BOND e il tasso di sopravvivenza dei restauri cervicali eseguiti con questo adesivo è stato del 96,5%.2

Cosa indicano le evidenze in merito agli adesivi privi di HEMA, quali G-BOND e G-Premio BOND?
Krejci: L’HEMA è una piccola molecola che può provocare reazioni allergiche e questo è il motivo per cui gli adesivi privi di HEMA stanno guadagnando terreno. Anche se è contenuto nella maggior parte degli adesivi, non vi sono evidenze del fatto che l’HEMA sia indispensabile per ottenere una buona adesione.

Ceballos García: Gli adesivi privi di HEMA sono meno idrofili e di conseguenza ci si aspetta un minor assorbimento di acqua e una minor degradazione idrolitica degli strati adesivi. 

Peumans: Una review sistematica degli studi clinici ha dimostrato che i sistemi adesivi privi di HEMA e quelli contenenti HEMA presentano una performance clinica simile in questi restauri. Questo dato è stato anche confermato dallo studio clinico di lungo periodo durato 14 anni e condotto internamente che ho citato precedentemente.

Frankenberger: Il segreto del loro successo clinico non è certamente il fatto che non contengono HEMA, anche se questo è comunque un elemento apprezzabile.

“Dovremmo puntare a sviluppare adesivi in grado di modificare il biofilm, riducendone la cariogenicità, prevenendo la carie secondaria o con proprietà di remineralizzazione.”

Prof. Laura Ceballos García

Qual è la vostra opinione sull’uso di adesivi come primer per i restauri indiretti?
Frankenberger: In questi casi, io tendenzialmente continuo a usare separatamente i silani o i primer per metalli.

Peumans: Concordo. È dimostrato chiaramente in vitro che l’applicazione separata del silano sul restauro indiretto, seguita dall’applicazione dell’adesivo, genera una forza di adesione sul restauro indiretto maggiore e più duratura rispetto all’applicazione di un sistema adesivo in cui il silano è incorporato. Pertanto, noi continuiamo a consigliare di applicare il silano e l’adesivo in due passaggi distinti.

Secondo voi, quale sarà il prossimo passo nel settore degli adesivi? In quale direzione si sta muovendo la scienza?
Krejci: I materiali compositi da restauro autoadesivi.

Peumans: Esatto. Infatti, si sta effettuando molta ricerca in questo ambito. Tuttavia, attualmente l’efficienza di adesione di questi materiali autoadesivi è ancora inferiore rispetto all’efficienza adesiva del gold standard dei sistemi adesivi usati in combinazione con un composito. Un altro tema su cui la scienza sta puntando è quello dei materiali adesivi bioattivi.

Frankenberger: Ad esser sincero, sono davvero felice del fatto che finalmente abbiamo raggiunto uno standard buono con gli adesivi universali piuttosto rapidi. Per me, l’aspetto più importante, oltre alla performance adesiva pura e semplice, è la ridotta sensibilità alla tecnica impiegata. Questo aspetto è migliorato molto da quando sono stati introdotti i primi sistemi in flacone singolo.

Detto in altre parole: siamo partiti con quelli che erano gli adesivi gold standard 30 anni fa ma poi l’intera evoluzione ha seguito la strada sbagliata. Infatti, si è privilegiata la velocità rispetto alla performance e il risultato è rappresentato da una sensibilità alla tecnica inaccettabilmente elevata, come nel caso dei metodi di wet bonding. Questa fase si è conclusa molto tempo fa.

Oggi, gli adesivi universali offrono una buona performance e una ridotta sensibilità alla tecnica e questo è fantastico. Ovviamente, si è scritto molto su argomenti quali gli adesivi bioattivi, ma questa è solo una possibilità e non è un prerequisito fondamentale per gli adesivi del futuro.

Ceballos García: Sì, oggigiorno abbiamo sistemi adesivi sufficientemente efficienti per effettuare procedure di adesione dirette e indirette con facilità e prevedibilità. Gli insuccessi clinici sono principalmente dovuti a carie secondarie o fratture del restauro o del dente.

Pertanto, dovremmo puntare a sviluppare adesivi in grado di modificare il biofilm, riducendone la cariogenicità, prevenendo la carie secondaria o con proprietà di remineralizzazione. I compositi resinosi autoadesivi sono di fatto un’altra opzione. In entrambi i casi, c’è ancora molta strada da fare. 

Frankenberger: Purtroppo, il regolamento UE concernente i dispositivi medici pone molti ostacoli agli ulteriori sviluppi e gli studi clinici sono talmente più complicati e costosi rispetto agli anni 2000 che non credo che lo sviluppo di nuovi adesivi proseguirà alla stessa velocità che abbiamo visto finora.

Nota editoriale:

Bibliografia

  1. Peumans M, Van de Maele E, de Munck J, van Landuyt K, Van Meerbeek B. Fourteen-year clinical performance of a HEMA-free one-step self-etch adhesive in non-carious cervical lesions. J Adhes Dent. 2023;25(1):147–58. doi: 10.3290/j.jad.b4208859.
  2. Oz FD, Ozturk C, Soleimani R, Gurgan S. Sixty-month follow up of three different universal adhesives used with a highly-filled flowable resin composite in the restoration of non-carious cervical lesion. Clin Oral Investig. 2022 Aug;26(8):5377–87. doi: 10.1007/s00784-022-04505-x.
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