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Una revisione analizza le evidenze sugli allineatori e i retainer stampati in 3D rispetto a quelli termoformati

Una recente scoping review ha esaminato le evidenze scientifiche disponibili sui dispositivi ortodontici termoformati e stampati in 3D, analizzando le differenze in termini di prestazioni cliniche, proprietà dei materiali e sicurezza (Immagine: Lorena Tempera/Adobe Stock).

LONDRA, Inghilterra: Nella letteratura scientifica dedicata ai dispositivi ortodontici stampati in 3D, i risultati degli studi di laboratorio, delle prove di invecchiamento dei materiali e delle valutazioni di sicurezza vengono spesso discussi come se avessero lo stesso valore clinico degli studi condotti sui pazienti. Questa ambiguità può portare i professionisti odontoiatrici a dover fare affidamento sulle dichiarazioni dei produttori.

Una recente scoping review ha esaminato le evidenze scientifiche relative ai dispositivi ortodontici termoformati e stampati in 3D, nonché ai materiali utilizzati per la loro realizzazione, con l’obiettivo di chiarire quali conclusioni i clinici possano trarre sulle prestazioni di questi dispositivi e quali importanti interrogativi clinici rimangano ancora aperti.

«Volevo raccogliere e analizzare ciò che emerge realmente dalla ricerca scientifica, affinché i professionisti odontoiatrici possano compiere scelte informate e consapevoli», ha dichiarato a Dental Tribune International il dott. Stefan Abela, autore principale dello studio e consulente specialista in Ortodonzia.

Dei 22 studi inclusi nella revisione, la maggior parte si è concentrata sulle prestazioni dei dispositivi in laboratorio o sulla sicurezza dei materiali, a conferma del fatto che questo ambito di ricerca è ancora nelle sue fasi iniziali. Soltanto due studi hanno confrontato gli esiti clinici dei dispositivi stampati in 3D con quelli termoformati.

I risultati degli studi di laboratorio indicano che la stampa 3D rappresenta un metodo di produzione promettente e tecnicamente valido, in grado di offrire potenziali vantaggi per la realizzazione dei dispositivi direttamente nello studio odontoiatrico e per la produzione di apparecchi ortodontici personalizzati. Ad esempio, diversi studi di laboratorio hanno evidenziato un’accuratezza dimensionale accettabile o favorevole in condizioni controllate.

Il dott. Stefan Abela, autore principale di una recente revisione esplorativa sugli allineatori stampati in 3D e termoformati (Immagine: Dott. Stefan Abela).

Tuttavia, la revisione ha evidenziato una notevole variabilità nell’accuratezza dimensionale, a seconda della stampante utilizzata, dell’orientamento di stampa, del tipo di resina e delle procedure di post-processing. «La qualità di un allineatore stampato in 3D dipende dalla qualità dell’intero flusso di lavoro che ne sta alla base», ha spiegato il dott. Abela.

Gli studi sull’invecchiamento dei materiali nel cavo orale hanno evidenziato che il loro comportamento dopo l’utilizzo può differire da quanto rilevato nelle misurazioni iniziali di laboratorio. Le indagini sulla sicurezza hanno esaminato il rilascio di sostanze dai materiali, la citotossicità e il grado di conversione delle resine, individuando nella formulazione delle resine e nelle procedure di post-processing variabili importanti.

È importante sottolineare che la revisione non ha permesso di stabilire se la stampa 3D migliori i risultati del trattamento ortodontico o la stabilità a lungo termine della contenzione, principalmente a causa del numero limitato di studi clinici comparativi e dei brevi periodi di follow-up. Per colmare queste lacune, i ricercatori hanno raccomandato la realizzazione di studi clinici su campioni sufficientemente ampi, che seguano i pazienti dall’inizio del trattamento fino alla fase di contenzione, al fine di confrontare la precisione dei movimenti dentali e la stabilità dei risultati ottenuti con i diversi metodi di produzione.

Anche il dott. Rooz Khosravi, ambasciatore negli Stati Uniti della European Aligner Society, ha sollevato interrogativi sulla predicibilità clinica e sul comportamento a lungo termine dei materiali utilizzati per la stampa 3D degli allineatori, nel corso di un’intervista rilasciata a Dental Tribune International. Disporre di evidenze scientifiche su questi aspetti diventa sempre più importante, considerando il crescente impiego degli allineatori in una gamma sempre più ampia di casi clinici.

Il dott. Abela ha spiegato: «La termoformatura rimane un metodo affidabile, supportato da una lunga esperienza di utilizzo. La stampa 3D offre una maggiore libertà di progettazione e consente di ridurre alcune fasi del processo produttivo, ma richiede al clinico o al laboratorio una maggiore attenzione nel seguire scrupolosamente le istruzioni del produttore della resina, soprattutto per quanto riguarda la polimerizzazione finale (post-curing), che influisce sia sulle prestazioni dell’allineatore sia sulla sicurezza del materiale all’interno del cavo orale».

Lo studio, intitolato “Direct 3D printing versus thermoforming for clear aligners and retainers: A scoping review and evidence map”, è stato pubblicato online il 3 settembre 2026 sulla rivista Digital and Aligner Orthodontics.

 

 

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