Search Dental Tribune

Stampa 3D: nuovi progressi verso i restauri definitivi

Un nuovo studio ha evidenziato risultati promettenti per i restauri definitivi stampati in 3D, sottolineando tuttavia la necessità di ulteriori evidenze cliniche a lungo termine prima di poterne supportare un impiego consolidato nella pratica clinica (Immagine: M. Dörr & M. Frommherz/Adobe Stock).

gio. 17 settembre 2026

salvare

ATENE, Grecia – Le evidenze scientifiche sulla stampa 3D dei restauri definitivi risultano ancora frammentate tra diverse classi di materiali, tecnologie di stampa e tipologie di restauro. Una nuova scoping review ha riunito e analizzato le evidenze disponibili relative ai restauri a supporto dentale. A differenza delle precedenti revisioni, incentrate su singole classi di materiali o su un numero più limitato di parametri, lo studio offre una panoramica più ampia dello stato attuale della ricerca, evidenziando sia gli ambiti maggiormente studiati sia quelli in cui le evidenze rimangono ancora limitate.

La scoping review ha esaminato le evidenze relative ai materiali a base di resina e ceramica stampati in 3D per la realizzazione di restauri definitivi a supporto dentale, tra cui corone, protesi dentali fisse a più elementi, endocrown, faccette, overlay e onlay.

I ricercatori hanno individuato 111 studi che soddisfacevano i criteri di inclusione; tuttavia, le evidenze provenivano prevalentemente da studi in vitro, mentre gli studi clinici erano soltanto sei, tra cui un unico studio randomizzato controllato. La maggior parte delle ricerche si è concentrata su corone, materiali in resina e composito, ceramiche a base di zirconia e tecnologie di fotopolimerizzazione in vasca.

I risultati suggeriscono che i restauri stampati in 3D possano offrire prestazioni comparabili a quelle dei restauri fresati sotto diversi aspetti rilevanti. Nella letteratura analizzata, i restauri stampati in 3D hanno mostrato frequentemente un’accuratezza dimensionale, un adattamento marginale e interno e una resistenza alla frattura clinicamente accettabili. Le evidenze più consistenti sono emerse per la zirconia.

Anche le più recenti evidenze cliniche iniziano a supportare questi risultati. Uno studio clinico prospettico del 2026 ha seguito per due anni 30 corone posteriori realizzate mediante stampa 3D, riportando un tasso di sopravvivenza del 93% e un tasso di successo dell’87%. Nel corso del follow-up, quattro corone sono andate incontro a frattura e quattro hanno mostrato significative alterazioni cromatiche, evidenziando come i promettenti risultati clinici ottenuti finora non consentano ancora di stabilire la durabilità a lungo termine dei restauri definitivi stampati in 3D.

Questi dati relativi alle fratture e alle alterazioni cromatiche sono in linea con quanto emerso più in generale dalla revisione per i materiali a base di resina stampati in 3D. Tra i limiti ricorrenti, la revisione ha infatti evidenziato una minore resistenza alla frattura e una ridotta stabilità cromatica. Gli studi clinici inclusi hanno riportato una funzionalità clinicamente accettabile, accompagnata tuttavia da una progressiva alterazione del colore e da usura occlusale nell’arco di due anni.

La revisione ha inoltre evidenziato un aspetto importante: le prestazioni dei restauri dipendono in larga misura dalle modalità di stampa e dalle successive fasi di lavorazione. L’orientamento di stampa, lo spessore degli strati, i protocolli di post-processing e i parametri della progettazione digitale possono infatti influenzare l’accuratezza, l’adattamento e le proprietà meccaniche dei restauri. Gli autori hanno concluso che la standardizzazione dei workflow di stampa e post-processing rappresenterà un requisito fondamentale per consentire un impiego affidabile della stampa 3D nella realizzazione di restauri definitivi.

Per i clinici, forse il dato più rilevante riguarda il divario tra le prestazioni osservate in laboratorio e le evidenze disponibili in ambito clinico. La revisione ha concluso che le ricerche attuali supportano in maniera molto più solida la fattibilità tecnica dei restauri definitivi stampati in 3D rispetto alla loro durabilità clinica a lungo termine. Per favorirne l’impiego nella pratica clinica, gli autori raccomandano studi clinici randomizzati con follow-up più lunghi, protocolli di produzione standardizzati e ulteriori ricerche volte a superare i limiti specifici dei diversi materiali.

L’articolo, intitolato “Three-dimensional printed materials for definitive ceramic and resin restorations: a scoping review”, è stato pubblicato online il 1° settembre 2026 su Materials.

 

Tag:
To post a reply please login or register
advertisement
advertisement