EDMONTON, Canada: Un team di ricercatori dell’Università dell’Alberta ha ottenuto dei finanziamenti per sviluppare un dispositivo a ultrasuoni 3D che consentirebbe ai dentisti di diagnosticare patologie parodontali senza utilizzare la tecnologia radiografica. Il dispositivo è più portatile e più conveniente rispetto alle unità di imaging CBCT, e il team spera di renderlo commercialmente disponibile per gli odontoiatri.
La tecnologia degli ultrasuoni è già ampiamente utilizzata in ambito medico, ma in odontoiatria è stata utilizzata principalmente per la pulizia dei denti. Il dott. Paul Major, ortodontista professore e presidente della Scuola di Odontoiatria dell’Università dell’Alberta, ha iniziato ad utilizzare un’unità medica ad ultrasuoni per esaminare la posizione dell’osso nei pazienti con malocclusione. Lui e il suo team iniziarono presto a sviluppare un proprio apparecchio ad ultrasuoni a causa della mancanza di uno strumento disponibile in commercio che avesse una sonda abbastanza piccola da poter essere comodamente utilizzata in bocca. Il team ha già sviluppato un dispositivo a ultrasuoni portatile per la produzione di immagini bidimensionali e, i finanziamenti ottenuti da Alberta Innovates, la più grande agenzia di ricerca e innovazione dell’Alberta, saranno utilizzati per consentire al dispositivo di produrre immagini 3D.
Il Prof. Lawrence Le, ricercatore principale, del Dipartimento di Radiologia e Diagnostica Imaging dell’Università ha affermato che le immagini 3D permetteranno ai ricercatori di esaminare denti e gengive di un paziente da diverse angolazioni e di osservare i tessuti molli, il flusso sanguigno e le ossa.
Oltre a essere portatile e più conveniente rispetto alla tecnologia CBCT, il dispositivo a ultrasuoni non esporrebbe i pazienti alle radiazioni e potrebbe quindi essere utilizzato abitualmente nelle cure pediatriche. Sarà inoltre coadiuvato dall’intelligenza artificiale per aiutare gli operatori non formati nella valutazione delle immagini ultrasoniche.
Il Prof. Major ha spiegato a Dental Tribune International come funziona il dispositivo. Ha riferito: «La sonda intraorale ha dimensioni simili a quelle di uno spazzolino da denti o di un manipolo dentale ed è considerevolmente più piccola degli strumenti ottici per l’imaging in odontoiatria. L’intero scanner è un dispositivo portatile che si interfaccia tramite una connessione wireless a un computer portatile per l’elaborazione, la visualizzazione e l’archiviazione delle immagini». Ha detto che il feedback dei dentisti è stato positivo. «L’opportunità di imaging dei tessuti senza esposizione alle radiazioni è vista come un importante passo avanti. Questa tecnologia può fornire informazioni sui tessuti molli e duri che non sono disponibili con i tradizionali dispositivi di imaging», ha detto il Prof. Major.
«Abbiamo realizzato un focus group con vari medici in uno studio privato e la capacità di visualizzazione 3D è stata in cima alla lista per molti», ha commentato il Prof. Major in un comunicato stampa. Tuttavia, ha sottolineato: «Come i dentisti, in realtà non siamo addestrati nella valutazione ecografica, quindi c’è bisogno di una curva di apprendimento. L’intelligenza artificiale può aiutare in questo».
I ricercatori sperano che il sistema possa essere messo a disposizione dei dentisti dopo la sperimentazione clinica per la diagnosi delle malattie gengivali e che, in futuro, possa essere utilizzato per guidare la progettazione degli impianti dentali, monitorare le lesioni orali ed eventualmente diagnosticare le cavità.
Un altro progetto di ricerca è in corso presso l’Università, dove i ricercatori utilizzano la tecnologia degli ultrasuoni per aiutare gli ortodontisti a seguire l’andamento del trattamento e a valutare il livello di sostegno osseo nella bocca.
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