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Resistenza agli antibiotici, grave minaccia per la salute pubblica globale

By Patrizia Biancucci
May 10, 2021

La resistenza agli antibiotici è una pandemia silenziosa e rappresenta attualmente una minaccia globale per la salute individuale e pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, ogni anno 700 mila persone nel mondo muoiono a causa di un’infezione dovuta a batteri resistenti agli antibiotici; di queste, secondo le stime del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, 33 mila si registrano in Europa e oltre 10 mila riguardano il nostro Paese.

Esiste una relazione certa tra il consumo eccessivo e inappropriato di antibiotici e l’insorgenza del fenomeno della resistenza, presente sia nel mondo umano sia nel mondo animale.

L’argomento è stato trattato, con il livello di una vera e propria Lectio Magistralis, dal Prof. Roberto Mattina, professore ordinario e direttore della Scuola di Specializzazione in microbiologia e virologia dell’università di Milano, che nel webinar “Le resistenze batteriche agli antibiotici” del 26 Aprile 2021, in due ore ha saputo dare una panoramica chiara e completa del problema, peraltro sempre più spinoso e di cui si parla ancora troppo poco.

Fu Alexander Fleming, scopritore della penicillina nel 1928, a lanciare per primo l’allarme quando venne insignito del premio Nobel del 1945, ipotizzando nel suo discorso che se la penicillina fosse stata utilizzata in modo scorretto, si sarebbe corso il rischio di perdita della sua efficacia.

Data la gravità del fenomeno il 18 novembre 2008 l’OMS istituisce la Giornata europea degli Antibiotici, sposata dal Ministero della Salute, AIFA e ISS, che ha come obiettivo la sensibilizzazione sulla minaccia rappresentata dalla resistenza agli antibiotici e dall’uso prudente degli antibiotici stessi.

Nel giugno 2013 l’antibiotico-resistenza compare nell’agenda del G8, al pari dei cambiamenti climatici, e nel 2015 l’OMS, in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità, adotta il Piano d’Azione Globale (GAP) per contrastare la resistenza antimicrobica. Anche l’Unione Europea, impegnata da molti anni a combattere il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, nel 2017 mette a punto il nuovo Piano d’azione per contrastare l’antibiotico-resistenza, basato su un approccio “One Health” che considera in modo integrato la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.

Seguendo queste raccomandazioni, da un’intesa tra il Governo e le Regioni nasce in Italia nel 2017 il “Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020”, che indica le strategie per un contrasto del fenomeno a livello locale, regionale e nazionale, coerente con gli obiettivi dei piani di azione dell’OMS e dell’UE e con la visione one-health.

A gennaio 2019 il protocollo della sorveglianza Ar-ISS è stato aggiornato attraverso una circolare del Ministero della Salute con l’obiettivo di migliorarne la performance.

Da non sottovalutare infine i maggiori costi dell’antibiotico-resistenza, determinati dalle disabilità che si cronicizzano, dalle degenze più lunghe e dall’acquisto di antibiotici più cari, che secondo l’OCSE costerà all’Italia 11 miliardi di euro entro il 2050.

Uno studio OMS, basato su dati provenienti da 114 paesi tra cui l’Italia, individua alti tassi, in alcuni casi addirittura fino al 50%, di resistenza antimicrobica (AMR) a batteri comuni, tra cui Escherichia coli e Stafilococco aureo. Keiji Fukuda, Vice Direttore Generale per la Sicurezza sanitaria dell’OMS, già nel 2014 sosteneva che «senza un’azione urgente e coordinata da parte di molti stakeholder, il mondo viene governato da un’era post-antibiotica, in cui infezioni comuni e ferite leggere, che sono state trattabili per decenni, possono di nuovo uccidere. Gli antibiotici efficaci sono stati uno dei pilastri che ci permettono di vivere più a lungo, più in salute, e di trarre beneficio dalla medicina moderna. A meno che non effettuiamo azioni significative per migliorare gli sforzi al fine di prevenire le infezioni e insieme cambiamo il modo di produrre, prescrivere e utilizzare gli antibiotici, il mondo perderà sempre di più questi benefici per la salute pubblica a livello mondiale e le conseguenze saranno devastanti».

Ciò vuol dire che se gli antibiotici non funzionassero più, le procedure mediche comuni come trapianti di organi, chemioterapia antitumorale, terapia intensiva e altre procedure mediche, incluse alcune cure odontoiatriche, non sarebbero più possibili. Le malattie batteriche si diffonderebbero e potrebbero non essere curabili neanche con antibiotici di ultima generazione, e i pazienti morirebbero a causa delle infezioni.

Negli anni passati spesso in ambito medico e odontoiatrico si è abusato degli antibiotici prescrivendoli anche qualora non vi fossero reali indicazioni, talvolta anche solo per accontentare le aspettative dei pazienti. Questi comportamenti hanno contribuito allo sviluppo delle resistenze batteriche agli antibiotici, e anche i dentisti hanno le loro responsabilità considerando che prescrivono almeno il 10% degli antibiotici totali consumati dagli esseri umani.

E allora che fare, almeno al livello individuale? Un’arma sempre vincente è l’informazione, purché lanci messaggi semplici e chiari:

  • gli antibiotici non vanno presi in caso di infezioni virali, come raffreddori, influenza, banali mal di gola e bronchiti;
  • non bisogna mai optare per il fai da te e neppure usare gli antibiotici “avanzati” in casa su consiglio di amici e parenti;
  • rivolgersi sempre al medico per l’eventuale prescrizione di un antibiotico;
  • bisogna attenersi ai tempi e alle modalità della prescrizione.

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