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Per mantenere la pulizia ma anche l’estetica, ecco i materiali eco-attivi

By M. Tiberio
June 30, 2015

I materiali eco-attivi sono materiali (artefatti dall’uomo) che, sfruttando il fenomeno naturale della fotocatalisi, permettono di migliorare le condizioni dell’aria in ambienti confinati (e non), di regolarne l’umidità, di contrastare efficacemente la formazione di cattivi odori, di bloccare miratamente le radiazioni UV, di neutralizzare i batteri, di ridurre significativamente molti degli agenti inquinanti presenti nell’aria e di essere repellenti allo sporco, il tutto in maniera continuativa e duratura nel tempo.

L’essere “attivo” di questi materiali dipende dal fatto che la loro azione si attiva automaticamente in presenza della luce e senza la necessità di un intervento (meccanico o manuale) di terzi. Questo si traduce in un minore impatto ambientale complessivo con consistenti risparmi legati ai consumi energetici, alla manutenzione, con buona riduzione delle relative emissioni e con l’ottima garanzia di salubrità e igiene degli ambienti e superfici.

La fotocatalisi è un fenomeno (similare alla fotosintesi clorofilliana) in cui una sostanza (il fotocatalizzatore) alla presenza della luce (naturale o artificiale) innesca una reazione chimica, principalmente di natura ossidativa, delle sostanze inquinanti e microbiche presenti nell’aria decomponendole in sostanze organiche o inorganiche non nocive o utili al miglioramento qualitativo dell’ambiente stesso.

Attualmente il fotocatalizzatore più utilizzato per i materiali edili è il biossido di titanio (TiO2) perché agisce solo come attivatore del fenomeno senza parteciparvi (questo permette di non degradarsi, di non perdere le proprie proprietà nel tempo), così da restare sempre attivo e capace di innescare continuamente il processo di fotocatalisi. Altra peculiarità del TiO2 è di innescare la fotocatalisi in presenza non solo di luce, ma anche di ossigeno.

Le proprietà eco-attive, oggigiorno, si possono trovare in diverse tipologie e forme di materiali per esempio in piastrelle, lastre, vernici, rivestimenti, impasti, cementi, prodotti tessili, membrane, ecc. Ciò che determina la qualità dei materiali eco-attivi è la modalità di incorporazione della tecnologia nel prodotto. Il TiO2 deve essere parte integrante della materia dell’elemento (semplici trattamenti superficiali a strati sottilissimi rischiano di diventare inefficienti in materiali sottoposti a costante abrasione) e deve avere dimensione micrometrica e non nanometrica (escludendo così ogni rischio per la salute dell’uomo e dell’ambiente).

Il processo di fotocatalisi attivato dal biossido di titanio decompone e trasforma gli elementi inquinanti e tossici (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, fumo di sigaretta, odori, ammoniaca, anidride solforosa, benzene, etanolo, polveri sottili) in composti innocui come nitrati, solfati, carbonati e sali, riducendo fino al 70% gli inquinanti presenti nell’ambiente (per esempio 1000 m2 di piastrelle “eco-attive” equivalgono all’effetto benefico di 300 alberi o a 220 m2 di fogliame).

A livello batterico elimina pericolosi ceppi batterici e neutralizza la loro pericolosità decomponendoli e danneggiando irrimediabile le pareti cellulari (Escherichia Coli, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae). Il biossido di titanio esercita sullo sporco che quotidianamente si deposita sui pavimenti e rivestimenti un duplice effetto: da un lato la sua idrofilia attira e trattiene sulla superficie delle molecole d’acqua contenute nell’aria, inibendo così allo sporco (di natura inorganica) e allo smog di aderire; dall’altro lato invece lo sporco di natura organica subisce lo stesso processo di degrado che avviene per gli agenti inquinanti e i batteri. Questi due aspetti permettono sia l’inalterato mantenimento nel tempo dell’integrità estetica della superficie, sia l’assicurazione di una maggior pulizia delle stesse superfici senza l’uso di detersivi aggressivi, bastando prodotti di origine naturale o semplicemente l’acqua.

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