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Nella calza della Befana

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Pierluigi Delogu

Pierluigi Delogu

mar. 10 gennaio 2012

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Con l'inizio del Nuovo Anno i Dentisti Italiani hanno avuto una bella sorpresa. Il giorno dell'epifania hanno ricevuto dalla Befana una calza piena di carbone! Infatti il 6 gennaio è apparso su Repubblica alla sezione "Inchieste" un reportage sulla supposta crisi del settore Odontoiatrico e sui rimedi apportati dai professionisti….

Nell’articolo si espone l’ipotesi che i professionisti cerchino di sopperire ai diminuiti introiti con il ricorso a cure e procedure inutili, inducendo nell’opinione pubblica il sospetto che ci sia in atto un tentativo di raggiro utilizzando cure improprie sui cittadini. Senza entrare nello specifico di tutte le affermazioni riportate nell’articolo, appare evidente un operazione di sillogismo informativo che stride e mostra una contraddizione evidente. Si parte con un’affermazione per dare supporto a tutta l’inchiesta, e cioè che il settore odontoiatrico è in crisi e che vi è una diminuzione del lavoro del 10% nel 2011. Ma se il settore è in crisi dovrebbero essere proprio le cure o prestazioni non necessarie le prime a non venire più effettuate? Cade così tutto il castello di ipotesi su cui si basa questo articolo. Ricordiamo che dall’odontoiatra ci si rivolge in forma volontaria e che le cure non sono imposte ma vengono concordate con il paziente previa accurata informazione dello stesso. Siccome il paziente paga le sue cure è chiaro che in periodi di “magra” darà priorità a quelle cure assolutamente necessarie per la sua salute.
Sulla necessità o meno di svolgere alcune terapie direi che il dibattito a oggi è assolutamente aperto e posso dare due spunti di riflessione:
- Recentemente l’Europa ha emesso una direttiva sull’uso degli sbiancamenti dentali mettendo in guardia su un uso indiscriminato degli stessi e dando al solo Odontoiatria la decisione per l’indicazione all’uso.
- Le procedure terapeutiche che sono volte al miglioramento dell’estetica del sorriso, è chiaro, che non riteniamo debbano essere svolte in regime di servizio pubblico e inserite nei LEA ma questo non vuol dire che siano scorrette, altrimenti dovremmo bandire anche gran parte delle procedure di chirurgia plastica e di medicina estetica. Ricordo che l’OMS ha posto fra i requisiti di salute dell’individuo anche l’aspetto estetico.
Infine questo articolo mi offre l’occasione per approfondire un tema oggi sulla bocca di tutti: le liberalizzazioni delle professioni.
Con una liberalizzazione che apre l’Odontoiatria alle società di capitali si ricercherà un unico obiettivo che sarà quello di raggiungere e aumentare i profitti e perciò il rischio di spingere in modo promozionale su terapie non validate o inutili si moltiplicherà con grave danno per la salute dei cittadini. La nostra associazione ha messo al primo posto dei valori dei propri associati l’Etica della professione che è volta a dare al paziente il meglio per la propria salute nel rispetto dell’individuo e della società. L’Odontoiatria è una professione già liberalizzata nei fatti, ma non ci arrendiamo a una logica commerciale che porta a uno svilimento del rapporto unico che abbiamo con i nostri pazienti.
 

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