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L’evoluzione dell’analisi del disturbo temporo-mandibolare: nuovi strumenti diagnostici

By Dr. Francesco Riva, Consigliere CNEL.
November 15, 2020

Negli ultimi anni si è presentato un aumento significativo di pazienti affetti da disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare. Il disturbo temporo-mandibolare (Temporo-Mandibular Disease - TMD) è una condizione multifattoriale con vari sintomi che possono compromettere l’unità funzionale del sistema stomatognatico e non solo: le mal occlusioni possono causare problematiche anche all’apparato muscolo-scheletrico e disturbi posturali. Il TMD può essere definito come un gruppo di condizioni dolorose caratterizzate non da patologie necessariamente sintomatiche, ma da alterazioni del sistema masticatorio, sia muscolari che articolari1.

Secondo studi recenti, la disfunzione dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare) è considerata associata ad uno squilibrio di tutto il corpo. In presenza di disturbi il corpo agirà attraverso cambiamenti adattivi che possono presentarsi su tutti i livelli e possono portare alla comparsa di squilibri e di sintomi patologici di diversa natura. Ogni individuo, ovviamente, ha un proprio limite di compensazione oltre il quale vengono attivati tali sintomi2.

L’articolazione temporo-mandibolare è l’articolazione più utilizzata nel corpo umano, essendo attivata tra le 1500-2000 volte al giorno. Viene infatti utilizzata durante la masticazione, la deglutizione, la fonazione e la respirazione. In fase di masticazione, ma anche nei semplici movimenti di apertura e chiusura della bocca, vengono coinvolti numerosi muscoli. Nel caso in cui, ad esempio, non combacino correttamente le arcate dentarie in fase di chiusura della bocca, potrebbero crearsi delle tensioni che potrebbero arrivare al collo, alle spalle e alla colonna vertebrale, facendo assumere una postura errata al soggetto nel tentativo di compensare lo squilibrio che si è venuto a creare.

Tutto ciò dimostra che esiste una stretta connessione tra l’ATM ed il sistema posturale. Ciò che lega l’odontoiatria alla posturologia è proprio il fatto di considerare la bocca in relazione al resto del corpo e non come un organo a sé stante. Una mal occlusione e una postura non corretta dei denti possono portare quindi a disturbi più ampi, alterando la vita quotidiana dell’individuo.

Prima però di stabilire che un problema posturale sia causato o sia riconducibile ad un disturbo dell’ATM, è necessario sottoporre il paziente ad esami più specifici ed accurati, coinvolgendo più figure professionali, al fine di ottenere un quadro completo del paziente.

Le tecnologie a disposizione degli specialisti sono molteplici
Ad oggi, gli odontoiatri esperti di TMD utilizzano pedane baropodometriche che consentono lo studio del movimento del centro di pressione corporeo. Grazie a questa tipologia di strumentazione, infatti, è possibile eseguire test su pazienti in diverse condizioni, come ad esempio con e senza l’utilizzo di un bite. Le pedane pressorie più diffuse (FreeMED, Sensor Medica – Guidonia Montecelio RM) consentono di studiare l’appoggio pressorio del soggetto sia in condizioni statiche che in condizioni dinamiche. Applicando delle correzioni nell’ATM è possibile verificarne l’efficacia:

  • In analisi statica, valutando il miglioramento della distribuzione del carico, delle superfici di appoggio e l’allineamento dei centri di pressione;
  • In analisi dinamica, analizzando i valori di carico e di superficie di appoggio nelle fasi del passo per un corretto svolgimento del cammino e un corretto andamento della gait line (andamento del CoP – Center of Pressure);
  • In analisi stabilometrica, andando a valutare il movimento del CoP in vari protocolli applicati.

Ciascuno di questi test può essere confrontato con degli esami precedentemente eseguiti per valutare o no l’efficacia di un trattamento o di una condizione variata (es. interferenza stomatognatica).

Un’altra tipologia di analisi, a disposizione degli odontoiatri per determinare variazioni dell’assetto posturale causate da problemi dell’ATM, è possibile grazie ad uno strumento di ultima generazione che consente la scansione 3D della schiena del paziente (Spine3D). Grazie a questa tecnologia, senza l’utilizzo di marker e non invasiva, è possibile acquisire tridimensionalmente la schiena del paziente e analizzare la riproduzione 3D della colonna vertebrale senza dover ricorrere ripetutamente ai raggi X. Questa strumentazione, infatti, utilizza una tecnica chiamata LiDar (Light Detection and Ranging) che stima in tempo reale la distanza tra la telecamera ed il paziente misurando il tempo che occorre all’impulso di raggiungere il paziente e di tornare alla telecamera stessa. Riducendo l’esposizione del paziente ai raggi X sarà possibile seguire l’evoluzione di un trattamento grazie al confronto degli esami eseguiti in tempi e/o condizioni differenti. Inoltre, i dati forniti dal software aiutano lo specialista ad individuare le problematiche posturali del paziente, a diagnosticare precocemente atteggiamenti posturali scorretti, monitorare le alterazioni già in atto ed individuare adattamenti posturali scaturiti da dolori muscolo-scheletrici.

Un ulteriore strumento che può essere utilizzato per valutare i TMD è l’elettromiografia di superficie (EMGs). L’EMGs in questo caso va a misurare il potenziale elettrico prodotto dai singoli muscoli masticatori per verificare e quantificare l’attivazione muscolare e determinare gli effetti del TMD durante i movimenti funzionali. I soggetti affetti da disturbi temporo-mandibolari potrebbero presentare un reclutamento muscolare asimmetrico, che potrebbe essere correlato al dolore o potrebbe precedere lo sviluppo dei sintomi del dolore muscolare. Lo studio elettromiografico può quindi essere un approccio importante per la gestione terapeutica dei TMD3, 4.

L’utilizzo di questa strumentazione ha consentito di eseguire vari studi scientifici sull’efficacia dei trattamenti applicati e molti risultati mostrano che esiste una stretta correlazione tra TMD e dolore spinale. In uno studio di WALCZYŃSKA-DRAGON et al. i risultati hanno mostrato che, dopo tre mesi di terapia con splint occlusale applicata a pazienti con TMD e dolori alla schiena, si è presentato un significativo miglioramento della funzionalità dell’ATM, una riduzione del dolore alla colonna e un miglioramento dei parametri motori5.

Possiamo quindi concludere che, ad oggi, sono numerose le tecnologie messe a disposizione per il campo odontoiatrico per valutare le correlazioni tra i TMD ed i problemi posturali.

 

Bibliografia

  1. Ana P. Amaral, Fabiano Politti, Yasmin E. Hage, Eric E. C. Arruda, Cesar F. Amorin, Daniela A. Biasotto-Gonzalez - Immediate effect of nonspecific mandibular mobilization on postural control in subjects with temporomandibular disorder: a single-blind, randomized, controlled clinical trial.
  2. Karolina WalczyNska-Dragon, Stefan Baron, Aleksandra Nitecka-Buchta, and Ewaryst Tkacz - Correlation between TMD and Cervical Spine Pain and Mobility: Is the Whole Body Balance TMJ Related?
  3. Cláudia DUARTE KROLL, Fausto BÉRZIN, Marcelo Corrêa ALVES - Avaliação clínica da atividade dos músculos mastigatórios durante a mastigação habitual – um estudo sobre a normalização de dados eletromiográficos.
  4. Marcelo Oliveira Mazzetto, Carolina Almeida Rodrigues, Laís Valencise Magri, Melissa Oliveira Melchior, Guiovaldo Paiva - Severity of TMD Related to Age, Sex and Electromyographic Analysis.
  5. Karolina Walczynska-Dragon, Stefan Baron - The biomechanical and functional relationship between temporomandibular dysfunction and cervical spine pain.

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