DUBLINO, Irlanda – Un nuovo studio basato sulla metodologia della Life Cycle Assessment (LCA) ha quantificato l’impatto ambientale associato alla malattia parodontale, aggiungendo una dimensione legata alla sostenibilità alle già note ragioni che rendono fondamentale la prevenzione. I ricercatori hanno analizzato l’impatto ambientale sia dei protocolli di igiene orale domiciliare sia dei trattamenti parodontali eseguiti in ambito clinico, identificando i principali fattori responsabili dell’impronta ecologica associata alla gestione della malattia parodontale.
Utilizzando un’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA) delle pratiche quotidiane di igiene orale domiciliare e delle cure odontoiatriche eseguite in ambito clinico, lo studio ha valutato l’impatto ambientale associato al mantenimento della salute parodontale rispetto alla gestione dei diversi stadi della malattia parodontale. I risultati hanno mostrato che l’impatto ambientale aumenta progressivamente con la gravità della patologia in tutte le categorie analizzate. I pazienti che necessitavano di trattamenti clinici per la malattia parodontale presentavano un’impronta ambientale significativamente maggiore rispetto a coloro che mantenevano la salute parodontale attraverso misure preventive. L’aumento dell’impatto era dovuto principalmente al maggior numero di visite odontoiatriche richieste e ai conseguenti spostamenti di pazienti e personale sanitario, al consumo energetico degli studi dentistici e all’utilizzo di attrezzature e materiali clinici.
Per il paziente medio, le cure parodontali erogate in ambito professionale sono risultate associate a un impatto ambientale da due a quattro volte superiore rispetto a quello delle pratiche preventive di igiene orale svolte a domicilio. Il divario aumentava ulteriormente nei casi di parodontite avanzata, in cui l’impatto ambientale raggiungeva valori fino a dieci volte superiori rispetto a quelli associati alle normali routine preventive quotidiane.
I ricercatori hanno inoltre confrontato i protocolli di igiene orale domiciliare basati sull’utilizzo di spazzolini manuali e spazzolini elettrici, non riscontrando differenze statisticamente significative tra i due in nessuna delle categorie di impatto ambientale analizzate. È emerso invece che il comportamento degli utilizzatori gioca un ruolo molto più rilevante nel determinare l’impronta ambientale dell’igiene orale domiciliare. In particolare, il consumo di acqua durante lo spazzolamento è risultato uno dei principali fattori di impatto, evidenziando il potenziale beneficio di semplici accorgimenti comportamentali, come chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti.
Lo studio attribuisce un peso ambientale quantificabile alle motivazioni cliniche che rendono fondamentale la prevenzione della malattia parodontale. I risultati mostrano infatti che il passaggio da semplici misure preventive domiciliari a trattamenti professionali ripetuti in ambito clinico comporta un significativo aumento dell’impatto ambientale e del relativo carico in termini di sostenibilità.
I risultati sono in linea con quelli di una recente revisione narrativa sulla sostenibilità nelle cure parodontali, che ha concluso come l’impatto ambientale possa essere ridotto attraverso l’adozione di pratiche basate sulle evidenze scientifiche, l’ottimizzazione dei flussi di lavoro clinici e un utilizzo appropriato delle innovazioni digitali, senza compromettere la qualità delle cure. Secondo gli autori, questi dati evidenziano l’importanza di considerare l’assistenza odontoiatrica anche da una più ampia prospettiva di sostenibilità. In quest’ottica, la prevenzione delle malattie parodontali non rappresenta soltanto una priorità clinica, ma anche un elemento chiave per promuovere un modello di odontoiatria più sostenibile dal punto di vista ambientale.
L’articolo, intitolato “Quantifying the environmental impact potential from periodontal health to disease: Findings from a life cycle assessment study”, è stato pubblicato online nel numero di settembre 2026 del Journal of Dentistry. Lo studio è stato realizzato in collaborazione con Procter & Gamble.
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