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Impianto post-estrattivo e sua protesizzazione immediata. La tecnica di preparazione endo-alveolare del sito implantare con PIEZOSURGERY

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Raffaele Saviano DDS, MsC, PhD

By Raffaele Saviano DDS, MsC, PhD

mer. 26 gennaio 2022

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Sempre più numerosi sono gli studi clinici orientati a modificare il protocollo implantologico tradizionale proposto da Brånemark con l’obiettivo di ridurre la durata complessiva del trattamento implantare. In particolare il timing e la strategia operativa, nel rispetto dei tempi biologici della guarigione, sono molto cambiati attraverso l’applicazione di procedure chirurgico-protesiche compresse nell’unità di tempo con riduzione del discomfort del paziente, dei costi e dei tempi di trattamento (Lang et al. 2012, De Rouck et al, 2009 Grutter et al. 2009).

Dr. Raffaele Saviano DDS, MsC, PhD.

Nell’ambito delle tecniche piezochirurgiche, la possibilità di effettuare estrazioni dentarie con protocolli atraumatici e con massima preservazione del tessuto osseo periradicolare, nonché la preparazione ultrasonica endo-alveolare del sito implantare (UEAP), attraverso un approccio microchirurgico e minimamente invasivo e un elevato controllo intraoperatorio degli inserti (rispetto alle tecniche tradizionali con fresa), hanno permesso un più rapido raggiungimento e conservazione della stabilità primaria e un’efficace osteointegrazione evidenziata da studi biologici, radiologici e clinici (Spinato et al. 2015, Vercellotti 2016).

Il caso clinico che andremo a descrivere vede interessata una paziente di anni 69, di sesso femminile, in buona salute, non fumatrice, con frattura del 4.3 ricostruito in precedenza con una ricostruzione diretta in resina composita dopo trattamento endodontico. In accordo con la paziente abbiamo elaborato un piano di trattamento che prevedeva l’estrazione della porzione radicolare residua del canino inferiore di destra, l’inserimento simultaneo di un impianto osteointegrato e un carico protesico immediato. In anestesia locale è stata praticata un’incisione intrasulculare, con minimo scollamento dei tessuti molli, per accedere alla superficie di frattura (Fig. 1). La procedura chirurgica, valutato lo spessore ridotto della corticale vestibolare in accordo con i protocolli PIEZOSURGERY applicati alle estrazioni, ha previsto la regolarizzazione della linea di frattura apicalmente alla giunzione amelo-cementizia, mediante un inserto OT7 e, successivamente, un frazionamento radicolare in direzione mesio-distale con inserto OT7S-3 (Figg. 2, 3).

Questa separazione determina la creazione di uno spazio di manovra all’interno dell’alveolo che favorisce la lussazione, con leva manuale, della radice senza determinare compressioni a carico delle superfici alveolari, specie quella corticalizzata vestibolare, poco elastica e di scarso spessore (Figg. 4, 5; Vercellotti, 2016). Dopo accurata detersione dell’alveolo residuo integro, grazie all’effetto cavitazione della soluzione fisiologica, si è proceduto all’allestimento del sito implantare attraverso una tecnica di preparazione combinata che vede l’utilizzo sia di frese a spirale che inserti PIEZOSURGERY. In questo protocollo chirurgico di preparazione endo-alveolare del sito implantare gli inserti PIEZOSURGERY permettono con facilità la perforazione ossea e l’allestimento del sito seguendo un asse differente rispetto a quello dell’alveolo residuo, allo scopo di ricercare la maggiore stabilità primaria possibile dell’impianto (pur mantenendo un adeguato profilo di emergenza protesico).

In particolare la perforazione del solco guida all’interno dell’alveolo è stata realizzata attraverso l’inserto IM1 AL, sulla superficie linguale dell’alveolo in direzione linguale. Successivamente l’inserimento del corrispondente perno indicatore conico-cilindrico e un esame radiografico endorale ci hanno consentito di verificare l’asse della preparazione e l’eventuale vicinanza con le radici dei denti vicini (Figg. 6-8). In questi casi, infatti, secondo quello che da un punto di vista tecnico, rappresenta il valore aggiunto della procedura, è possibile la correzione immediata dell’asse inserendo nuovamente l’inserto IM1 AL, senza rischiare la compromissione della preparazione come accade spesso nei casi di utilizzo iniziale delle frese a spirale da 2 mm, dove le possibilità di correzione dell’asse sono minime. L’osteotomia è stata successivamente completata con l’inserto IM2 fino alla lunghezza determinata e con una fresa a spirale conica corrispondente all’impianto programmato.

Dopo la verifica del corretto asse di inserimento e la valutazione del livello di profondità raggiunta rispetto ai picchi ossei dei denti vicini (mediante una replica), un impianto di 4 mm di diametro e 15 mm di lunghezza (BIOMET 3i BNST415) è stato inserito con un torque di inserimento >50Ncm (inizialmente con contrangolo chirurgico e successivamente manualmente). Immediatamente dopo è stata registrata, previo posizionamento di una diga di gomma a protezione dell’area chirurgica, la posizione dell’impianto attraverso un’impronta in silicone. Il difetto perimplantare è stato riempito con frustoli ossei recuperati attraverso una procedura di bone harvesting, con inserto OP3, da un piccolo accesso retromolare omolaterale e protetto mediante l’accollamento dei tessuti molli a un pilastro di guarigione di altezza 4 mm e dello stesso diametro implantare (Figg. 9, 10).

A 48 ore dall’inserimento della fixture si è proceduto all’ applicazione di una corona provvisoria avvitata, in resina e con profilo di emergenza idoneo a sostenere i tessuti molli vestibolari, ed è stato effettuato un controllo radiografico (Fig. 11). La paziente, precedentemente istruita e motivata a un’accurata igiene orale, è stata sottoposta a un rigido protocollo di mantenimento igienico domiciliare e professionale. A 6 mesi dalla consegna la corona appare perfettamente integrata ai tessuti circostanti che mostravano un aspetto sano e un buon livello di trofismo. Il tessuto osseo perimplantare non mostra segni di riassorbimento radiografico e clinicamente non si osservano segni di infiammazione a carico dei tessuti molli peri-implantari che mostrano un buon grado di maturazione (Figg. 12, 13).

 

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