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Zucchelli Presidente IAO: il ruolo dell’“implantologo”

By Patrizia Biancucci
March 03, 2021

L'implantologo dovrebbe prendere più in considerazione l'opinione e la soddisfazione dei pazienti.

«Mio padre era un nefrologo e in gioventù non ero così entusiasta di studiare. Dopo aver finito il liceo, ho avuto una discussione con lui e gli ho chiesto cosa pensava che avrei dovuto fare. Mi disse che, poiché non volevo studiare così tanto, potevo diventare un dentista. Lui, come medico, pensava che fare il dentista mi avrebbe permesso di guadagnarmi da vivere decentemente. Riteneva che l’odontoiatria fosse per persone abbastanza intelligenti ma non sufficientemente intelligenti da diventare medici. Penso che da questo sia nato il mio conflitto iniziale. Ho sempre dovuto dimostrare qualcosa a me stesso».

A parlare con l’ironia che forse pochi conoscono, è il prof. Giovanni Zucchelli, docente all’Università di Bologna e attuale presidente della IAO, Accademia Italiana di Osteointegrazione, che a dispetto delle profezie paterne, è diventato uno dei massimi esperti al mondo nella riabilitazione estetica del tessuto gengivale attorno ai denti naturali e agli impianti. Attivo ricercatore e brillante relatore a livello internazionale, Zucchelli, dopo 12 anni dal suo primo bestseller “Chirurgia estetica muco gengivale”, torna con un nuovo libro, “Chirurgia estetica muco gengivale intorno agli impianti”, nel quale include la gestione dei tessuti molli nella terapia implantare, a significare la necessità di comprendere l’importanza della parodontologia nel posizionare gli impianti per ottenere un risultato estetico ottimale. Non solo dunque osteointegrazione, di cui si è parlato tanto, ma anche gestione dei tessuti molli, altra sfida per gli implantologi.

Prof. Zucchelli, lei che ama definirsi un Parodontologo, è considerato uno dei massimi esperti al mondo di innesti mucogengivali. Ci si riconosce? Da dove è partita la volontà di distinguersi? Quali e quanti ostacoli ha dovuto superare nel suo lungo percorso clinico e scientifico?

Mi riconosco assolutamente nella figura di Parodontologo, mentre per quanto riguarda “mucogengivologo” non mi è mai piaciuto ma è molto usato dai miei detrattori. Credo che la chirurgia mucogengivale non significhi solo innesti gengivali ma sia un modo più generale di vedere la chirurgia parodontale e implantare, più delicato, con grande cura del dettaglio e del particolare e con obiettivo primario la soddisfazione del paziente. La voglia di distinguersi ahimè parte da lontanissimo, probabilmente me la porto dietro dall’infanzia e a seconda dei momenti della mia vita ha rappresentato un vero complesso o la spinta a migliorare. Posso dire che sono stato molto fortunato, ho avuto persone che mi hanno aiutato credendo in me sin da molto giovane, ovviamente di ostacoli ne ho incontrati, qualcuno anche difficile da superare, ma ci sono riuscito con grande soddisfazione perché procuratomi da persone frustrate che ancora soffrono per i miei successi. La maggior parte degli ostacoli comunque me li sono procurati da solo con il mio carattere, e alcuni di questi ancora non sono superati.

Nel suo gruppo di lavoro ha molti allievi-collaboratori che la seguono da tanti anni: al di là del suo alto profilo professionale, è questo che fa di lei un Caposcuola?

Spero di sì, anche se saranno i posteri a dire se ho fatto “Scuola”. Sicuramente mi posso vantare di avere allievi veri e bravissimi. Gli allievi veri non sono quelli che hanno fatto un corso con te, ma sono quelli che ti sopportano tutti i giorni della settimana da anni, che riconoscono i tuoi pregi e ti mettono di fronte ai tuoi difetti, ma che poi ti proteggono di fronte al mondo, e io ho davvero degli allievi!

Si ritiene soddisfatto degli allievi che partecipano ai suoi corsi?

Ecco questi per ora non sono allievi, sono persone che iniziano un cammino con me che nella maggior parte dei casi si interrompe alla fine del corso, quindi come dicevo, non sono allievi.

Ho comunque avuto grandi soddisfazioni da questi corsisti perché applicano con successo i miei insegnamenti e quotidianamente condividono con me i loro successi e i loro fallimenti.

L’aspetto più negativo dei corsi è che nel tempo sono diventato più un docente per docenti che per dentisti. Troppi dentisti fanno i miei corsi per poter poi, a loro volta, fare corsi e spesso senza neanche citare da chi hanno imparato. Credo che non basti essere un bravo clinico per insegnare.

Prof. Zucchelli, in qualità di presidente della IAO (Italian Academy of Osseointegration) qual è il suo principale obiettivo riguardo l’attuale Implantologia che non sempre dà risultati ottimali, soprattutto a lungo termine?

È una sfida importante soprattutto visto il momento storico drammatico a causa della pandemia. Il principale obiettivo è migliorare il livello qualitativo del dentista medio che si dedica all’implantologia.

Fornirgli un percorso formativo completo e una guida, passaggio per passaggio, su come eseguire le varie procedure chirurgiche e non chirurgiche. Su questo si basa il principio dell’”How to do it” che è il “leitmotiv” didattico dei miei due anni di presidenza. L’Implantologia osteointegrata dà ottimi risultati a lungo termine per “l’impianto”. Il mio obiettivo è migliorare i risultati a lungo termine anche per il paziente. Dobbiamo imparare a prendere più in considerazione l’opinione e la soddisfazione dei nostri pazienti e lavorare in funzione di questo.

Studi, ricerche, sperimentazioni, tecniche operative raffinate focalizzati sui tessuti molli perimplantari: vanno di pari passo con le aumentate esigente estetiche dei pazienti e su quello che vedono come risultato?

Sì, ai fini della soddisfazione del paziente i tessuti molli perimplantari hanno un ruolo fondamentale non solo per l’estetica ma anche per la funzione. I pazienti si rendono perfettamente conto se c’è un risultato non ottimale: possono poi accettarlo, ma è ben diverso dall’esserne soddisfatti.

Al contrario un buon risultato estetico anche nel paziente non particolarmente esigente lo rende molto contento. Io cerco di lavorare sempre come se avessi di fronte il paziente con massime aspettative: questo a mio parere vuol dire avere cura dei tessuti molli perimplantari.

 Prof. Zucchelli, nella sua pratica clinica in quale misura si trova a dover risolvere i problemi che arrivano dai colleghi? Quale l’errore più frequente?

Sempre più frequentemente curo pazienti implantari che non sono rimasti soddisfatti del trattamento ricevuto. Forse le maggiori soddisfazioni e gratificazioni da parte dei pazienti le ho proprio avute migliorando il risultato estetico di pregresse riabilitazioni implantari fallimentari da un punto di vista estetico. La cosa incredibile è che nella maggior parte dei casi il precedente dentista non sa che il paziente è venuto da me perché insoddisfatto del trattamento ricevuto. Questo capita più frequentemente in quei pazienti che quando sorridono non espongono il disestetismo implantare. Con questa scusa, il professionista giustifica se stesso con il “tanto non si vede!” e crede di convincere il paziente il quale non ha coraggio di dirgli che non è contento. Questo è l’errore più frequente del dentista, nascondersi dietro il “tanto non si vede”.

Il suo primo libro “Chirurgia estetica muco gengivale”, uscito nel 2012, è stato un best seller. A breve uscirà il suo secondo “Chirurgia estetica muco gengivale intorno agli impianti”. Possiamo pensare che in questi 10 anni sono emerse criticità nella terapia implanto-protesica?

Sì, sono emerse criticità, ma abbiamo cominciato a chiedere al paziente se è contento e stiamo andando nella giusta direzione. La strada è ancora lunga perché la maggior parte dei dati si riferiscono all’impianto e non al paziente. Il mio nuovo libro spero rappresenti uno stimolo, come lo è stato il precedente sui denti naturali, per mettere la soddisfazione del paziente implantare al centro del piano di trattamento e degli studi scientifici in divenire.

In un’intervista ha dichiarato che “le donne sono molto più sensibili alla gestione dei tessuti molli rispetto agli uomini”. Lo pensa ancora?

Assolutamente sì.

Del prof. Zucchelli si vocifera che abbia un caratteraccio. È vero? E perché secondo lei?

Si, è vero che ho un brutto carattere. Temo che sia più un modo di porsi, una difesa. Adoro quando le persone cambiano idea su di me e magari dopo che mi hanno conosciuto dicono che sono molto meglio di quello che sembro. Forse è per questo che ho un brutto carattere, per quella voglia di distinguersi di cui abbiamo parlato all’inizio dell’intervista. Ma questa cosa l’ho pagata e la pago tuttora, ma ci sto lavorando.

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