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La stampa 3D sta già fornendo un valore clinico tangibile nella protesi rimovibile

Una recente revisione ha riportato che la stampa 3D è clinicamente valida per dentiere e dispositivi occlusali, offrendo risultati comparabili a quelli delle soluzioni convenzionali e fresate, sebbene permangano alcune limitazioni dei materiali (Immagine: M. Dörr & M. Frommherz/Adobe Stock).

Monaco, Germania – La produzione additiva sta rapidamente diventando sempre più rilevante nella protesi rimovibile. Una recente revisione ha illustrato le applicazioni attuali e le prestazioni cliniche della tecnologia, evidenziando come la stampa 3D sia già praticabile per la realizzazione di dentiere rimovibili, strutture metalliche e dispositivi occlusali. Gli autori sottolineano inoltre le prospettive future più promettenti, tra cui la stampa multi-materiale e il miglioramento delle proprietà meccaniche e bioattive delle resine.

Il Dott. Oliver Schubert, primo autore di una revisione su come la stampa 3D stia diventando un’opzione clinicamente praticabile per dentiere complete, strutture per protesi parziali rimovibili, overdenture implantari e bite occlusali (Immagine: Dr. Oliver Schubert).

Il primo autore, il Dott. Oliver Schubert, vicedirettore del dipartimento di protesi presso l’ospedale universitario LMU di Monaco e specialista in protesi e implantologia, ha dichiarato che lo studio è stato motivato da una chiara necessità clinica. «La protesi rimovibile rimane essenziale nell’assistenza quotidiana, ma i flussi di lavoro tradizionali sono laboriosi e possono rendere difficile la riproduzione o la modifica di una dentiera quando questa viene persa o necessita di ribasatura», ha spiegato a Dental Tribune International. Allo stesso tempo, l’odontoiatria digitale - in particolare la scansione intraorale, il CAD e la stampa 3D - è ormai sufficientemente matura da permettere processi efficienti e scalabili, che trasformano rapidamente i dati digitali nella realizzazione di dentiere. «Le soluzioni rimovibili si prestano particolarmente bene alla stampa 3D, poiché implicano geometrie complesse e personalizzate per il paziente, dove la libertà di progettazione e la produzione semplificata offrono vantaggi clinici e logistici concreti», ha aggiunto.

Dal punto di vista clinico, la revisione mette in evidenza le applicazioni attuali e emergenti della stampa 3D nella protesi rimovibile. Tra queste figurano dentiere complete definitive, strutture per protesi parziali rimovibili, overdenture implantari e bite occlusali. Gli autori riportano che le dentiere complete stampate in 3D raggiungono oggi risultati in termini di adattamento e soddisfazione del paziente comparabili a quelli delle soluzioni convenzionali o fresate. Queste dentiere spesso richiedono un numero inferiore di sedute e consentono un’elevata riproducibilità grazie all’archiviazione digitale, favorendo la realizzazione di copie identiche.

L’adozione crescente della stampa 3D multi-materiale e multilayer sta inoltre ampliando le possibilità protesiche e di fabbricazione. Nelle dentiere complete, questi approcci consentono di stampare basi e denti in un unico passaggio, riducendo le fasi di incollaggio e assemblaggio e migliorando al contempo l’efficienza e l’integrità strutturale. Per le strutture delle protesi parziali rimovibili e le overdenture implantari, le tecnologie di stampa 3D dei metalli, come il Selective Laser Melting, permettono di realizzare strutture in leghe di cobalto-cromo o titanio con un adattamento favorevole e prestazioni meccaniche promettenti. Inoltre, comportano un minor carico operativo per il laboratorio rispetto alla fusione convenzionale.

La stampa 3D dei bite occlusali è già ampiamente utilizzata, offrendo elevata precisione, facile riproducibilità e rapida sostituzione. Questi vantaggi risultano particolarmente rilevanti per i pazienti affetti da bruxismo o da disturbi temporomandibolari.

Nonostante questi progressi, permangono importanti limitazioni. Secondo l’autore senior Josef Schweiger, responsabile del laboratorio odontotecnico e delle tecnologie dentali digitali presso l’ospedale universitario LMU, le prestazioni dei materiali e la standardizzazione continuano a rappresentare una sfida. «Le resine utilizzate per le basi delle dentiere stampate talvolta mostrano proprietà meccaniche inferiori rispetto al PMMA fresato», ha spiegato, citando una ridotta resistenza alla flessione, durezza e forza di adesione. Ha inoltre evidenziato la carenza di dati clinici a lungo termine sulla durabilità, l’usura, la scoloritura e la colonizzazione microbica, nonché la variabilità nei parametri di stampa e nei processi di post-lavorazione, che contribuisce a risultati eterogenei.

Josef Schweiger, autore senior di una revisione che illustra come la stampa multi-materiale, resine migliorate e flussi di lavoro standardizzati potrebbero far progredire la stampa 3D nella protesi rimovibile (Immagine: Josef Schweiger).

Tecnologie di nuova generazione in fase di sviluppo
Guardando al futuro, i ricercatori prevedono progressi in tre aree principali. Nella produzione multi-materiale e ibrida, ci si attendono dentiere monolitiche più robuste, che combinano base e denti in un unico passaggio, insieme a strutture ibride polimero–metallo che riducono le interfacce di incollaggio e le lavorazioni manuali. Nella progettazione e pianificazione guidata dall’intelligenza artificiale, è prevista una crescente automazione in ambiti come la segmentazione dei dati, il posizionamento dei denti, la progettazione dei componenti per protesi parziali rimovibili e il controllo di qualità. Parallelamente, le piattaforme CAD stanno iniziando a integrare scansioni intraorali con dati facciali, radiografici e altri record, per supportare una pianificazione digitale più personalizzata e ampliare le possibilità di restauri stampabili. Infine, i progressi nei materiali dovrebbero includere resine rinforzate, antimicrobiche e resilienti, nonché applicazioni emergenti come l’integrazione di sensori per il monitoraggio del bruxismo e protesi stampate in 4D realizzate con materiali reattivi a stimoli, come dentiere che si adattano alla riassorbimento della cresta ossea.

Un’altra innovazione è rappresentata dal Selective Laser Melting multi-materiale per le dentiere a doppia corona, che combina leghe preziose e non preziose in un’unica struttura per ottenere un attrito simile all’oro grazie a un sottile strato interno. Tra le applicazioni emergenti rientrano anche bite rimovibili realizzati in resina del colore dei denti, utili per valutazioni estetiche e funzionali prima della restaurazione definitiva. Il Dott. Schubert ha sottolineato che la scelta accurata dei materiali e i processi di lavorazione rimangono fattori critici. «La stampa 3D sta già fornendo un valore clinico tangibile nella protesi rimovibile, soprattutto grazie alla maggiore riproducibilità, all’archiviazione digitale e ai flussi di lavoro semplificati. Tuttavia, il successo a lungo termine dipenderà da evidenze cliniche più solide, materiali più durevoli e protocolli standardizzati», ha concluso.

Lo studio, intitolato “Advances in 3D printing for removable prosthetics—insights and perspectives”, è stato pubblicato online il 6 gennaio 2026 sul Journal of Esthetic and Restorative Dentistry, prima della sua inclusione in un numero cartaceo.

 

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