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La rigenerazione ossea secondo la tecnica F.I.R.S.T.: il nuovo libro di Vincenzo Foti

Il nuovo libro di Vincenzo Foti.
Redazione Tueor Servizi

Redazione Tueor Servizi

lun. 23 febbraio 2026

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La rigenerazione ossea guidata è da sempre uno degli ambiti più complessi dell’implantologia moderna, dove biologia e tecnica devono dialogare in modo rigoroso per garantire risultati predicibili. Abbiamo il piacere di intervistare il dott. Vincenzo Foti, medico chirurgo, parodontologo e implantologo, con una lunga esperienza clinica, scientifica e formativa in ambito rigenerativo. Laureato con lode all’Università di Genova, autore di pubblicazioni scientifiche e relatore a congressi nazionali e internazionali, il dott. Foti è l’ideatore della tecnica F.I.R.S.T., oggi validata scientificamente e indicizzata su PubMed. Nel suo libro “I Cinque Protocolli F.I.R.S.T. – Semplicità e Predicibilità in GBR” propone un approccio che restituisce alla rigenerazione ossea un metodo chiaro, biologicamente fondato e clinicamente ripetibile.

Dott. Foti, da quale esigenza clinica reale nasce il libro “I Cinque Protocolli F.I.R.S.T.”? C’è stato un momento preciso in cui ha sentito la necessità di sistematizzare questo approccio?
Questo approccio, che ho ideato nel 2016, viene presentato da diversi anni a Congressi Nazionali e Internazionali e insegnato durante master di perfezionamento universitari e corsi privati. Grazie al suggerimento dell’Editore Vincenzo Martina, ho iniziato a scrivere il libro all’inizio dell’estate del 2025 con lo scopo di divulgare maggiormente la tecnica F.I.R.S.T. a colleghi esperti e meno esperti in GBR mediante precisi protocolli clinici che erano già stati validati scientificamente su PubMed.

La GBR è vista come una procedura spesso percepita “complessa e imprevedibile”. Qual è, secondo lei, il principale fraintendimento che circonda ancora oggi la rigenerazione ossea guidata?
Il fatto che la GBR debba essere di competenza di chirurghi orali con elevate capacità tecniche. In questo libro dimostro come la rigenerazione ossea guidata possa essere semplificata e accessibile a tutti i colleghi, al fine di renderla meno invasiva per il paziente e in grado di trattare in modo predicibile la maggior parte dei difetti ossei.

Il libro parla di equilibrio tra biologia e pratica clinica. In che modo la conoscenza biologica può davvero semplificare il gesto chirurgico, anziché complicarlo?
La conoscenza dei meccanismi di guarigione dei tessuti duri e molli, trattati nel libro, semplifica sicuramente il gesto chirurgico. Faccio un esempio: esistono situazioni cliniche, quali gli alveoli post-estrattivi compromessi per assenza di una o due pareti, che la letteratura e i protocolli convenzionali raccomandano di trattare con GBR dopo la guarigione spontanea dei tessuti molli. Questa consuetudine comporta chirurgie invasive con spostamento della giunzione muco-gengivale per ottenere la chiusura passiva dei lembi e la guarigione per prima intenzione. Col Protocollo 2 della tecnica F.I.R.S.T. (Lamina Shield) si ottengono i medesimi risultati, ma la guarigione avviene per seconda intenzione e si evita l’intervento per il riposizionamento della giunzione muco-gengivale.

La tecnica F.I.R.S.T. si fonda su una triade di ingegneria tissutale. Può spiegare perché fibrina sigillante e biomateriali collagenati rappresentano una combinazione così stabile e predicibile?
Il fibrinogeno della fibrina sigillante e il collagene nativo dei biomateriali collagenati (osso suino particolato e lamina corticale suina) esplicano una potente azione induttiva sinergica ed ottengono un corpo unico graft/lamina stabile, privo di spazi morti, prerequisito fondamentale per la neoangiogensi e la formazione di osso rigenerato.

Il fatto che la tecnica sia oggi indicizzata su PubMed segna un passaggio importante. Quanto è stato determinante il supporto dei dati clinici a lungo termine nello sviluppo e nella validazione del metodo?
Lo studio clinico retrospettivo su 105 impianti e GBR by F.I.R.S.T., con follow-up da 3 a 7 anni, è stato decisivo nel validare i cinque protocolli. I risultati a lungo termine ottenuti nelle ricostruzioni di alveoli compromessi, in GBR orizzontale e in GBR verticale sono sovrapponibili a quelli delle barriere e-PTFE e delle mesh in titanio. Con un sostanziale differenza: la semplicità procedurale e la minor morbilità della F.I.R.S.T.

Nel libro sottolinea l’importanza di rendere la GBR meno “operatore-dipendente”. Quali sono gli errori più comuni che i clinici commettono quando la tecnica non è standardizzata?
Un errore comune riguarda la gestione dei tessuti molli. Nel libro c’è un capitolo apposito su questo argomento e vengono spiegati step by step il design di incisione, la passivazione dei lembi e le tecniche di sutura anche con l’aiuto di video chirurgici. L’altro errore, direi più una difficoltà oggettiva, è la fissazione di innesti ossei e barriere non riassorbibili.

La gestione dei tessuti molli e la stabilità dell’innesto sono temi centrali. In che modo la F.I.R.S.T. cambia l’approccio rispetto alle tecniche tradizionali con membrane o mesh?
Il vantaggio della F.I.R.S.T. risiede nel fatto che si ottiene una stabilità semplificata degli innesti ossei e delle lamine corticali e nel fatto che il rientro chirurgico è meno invasivo rispetto al primo intervento in quanto non si devono rimuovere barriere, pin o viti. Inoltre, in caso di esposizione delle lamine, queste non vanno rimosse. La zona esposta si idrolizza e la guarigione avviene per seconda intenzione. Raramente si ha la compromissione della GBR come accade invece con le barriere e-PTFE o le mesh in titanio.

Un aspetto originale del libro è l’attenzione alla gestione del paziente, spesso trascurata nei testi tecnici. Quanto incide realmente questo fattore sul successo a lungo termine della GBR?
La gestione del paziente e la valutazione dei fattori di rischio sono essenziali ai fini del piano di trattamento e della prognosi GBR. Questi rischi vanno eliminati o controllati al massimo, altrimenti anche la miglior esecuzione tecnica può condurre al fallimento.

Il volume conta oltre 1.000 immagini e numerosi video chirurgici. Quanto è importante, oggi, affiancare la parola scritta a strumenti visivi nella formazione clinica?
Gli strumenti visivi, immagini e video, focalizzati sugli step tecnico-chirurgici cardinali sono fondamentali per ottimizzare la curva di apprendimento. In questo libro tutti i cinque protocolli F.I.R.S.T. e il capitolo sulla gestione delle complicanze sono sviluppati compiutamente attraverso questa modalità didattica.

In un’epoca di tecnologie sempre più sofisticate, lei parla di “semplificazione con rigore scientifico”. Questa è, secondo lei, la vera direzione futura della rigenerazione ossea?
Il futuro della rigenerazione ossea va nella direzione intrapresa dalla F.I.R.S.T. Semplificare le procedure significa ridurre il numero degli interventi chirurgici, la morbilità e le complicanze nel rispetto dei fondamenti della biologia tissutale. Noi sappiamo, ad esempio, che dopo ogni chirurgia che comporta il distacco del periostio si perde osso. Il che accade quando si devono rimuovere barriere non riassorbibili.

Se dovesse riassumere la filosofia F.I.R.S.T. in un solo messaggio per il clinico, quale sarebbe?
Il messaggio di Leonardo Trombelli, Presidente SIdP “Semplicità non significa banalità. Essenzialità non vuol dire rinunciare. Vuol dire fare di più, con meno. E meglio”.

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