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Vertical Box: la tecnica che ridefinisce la riabilitazione protesica

Alessandro Galluzzi.

lun. 11 maggio 2026

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Vent’anni di esperienza, dubbi, tentativi ed errori hanno portato il dott. Alessandro Galluzzi a sviluppare un approccio innovativo alla riabilitazione protesica e gnatologica. Odontoiatra dal 2003, con formazione internazionale in implantologia, chirurgia orale e gnatologia, il dott. Galluzzi ha approfondito le discipline più varie – dall’implantologia alla conservativa, dall’endodonzia alla parodontologia – con autori nazionali e internazionali, arrivando alla diagnosi e cura dei disordini cranio-mandibolari con il Prof. Sandro Prati.

Galluzzi mette oggi a disposizione dei colleghi il frutto della sua ricerca clinica nel nuovo libro pubblicato da Edizioni Martina: La Tecnica Vertical Box. Più di una tecnica, più di un protocollo: il libro racconta la storia di un odontoiatra che ha scelto di uscire dagli schemi tradizionali per offrire ai pazienti trattamenti predicibili, sicuri e rispettosi della complessità biologica dell’organismo. Un testo pensato per chi vuole comprendere non solo il “come”, ma soprattutto il “perché” di ogni scelta terapeutica.

Dott. Galluzzi, nel libro racconta di un percorso lungo oltre vent’anni, tra dubbi e scelte controcorrente. Quali lacune nella pratica tradizionale l’hanno spinta a sviluppare la tecnica Vertical Box?
Il mio percorso inizia nel 2003, con la laurea e i primi pazienti in studio. Fin da subito ho sentito la necessità di avere linee guida chiare per la gestione clinica. In medicina, generalmente, esistono protocolli condivisi che orientano le decisioni terapeutiche; in odontoiatria, invece, mi sono trovato di fronte ad approcci molto diversi e spesso in contrasto tra loro.
Di fronte allo stesso caso clinico, professionisti diversi possono proporre piani di trattamento anche profondamente divergenti. Questa mancanza di uniformità crea incertezza, soprattutto per chi è all’inizio del percorso professionale.
È proprio in questo contesto che ho avvertito un forte bisogno di approfondire: ho studiato molto e frequentato numerosi corsi, cercando di colmare lacune che non dipendevano tanto dalla formazione universitaria, quanto dall’assenza di protocolli condivisi. La Vertical Box nasce come risposta a questa esigenza: un approccio semplice, riproducibile e applicabile nella pratica quotidiana. A differenza di molte tecniche che funzionano solo nelle mani di chi le presenta, questo metodo si è dimostrato efficace anche per altri clinici, come confermato dai numerosi casi documentati. La Vertical Box viene definita una “filosofia di lavoro” più che una semplice tecnica. 

Quali principi clinici la distinguono da altri approcci alla riabilitazione protesica e gnatologica?
La Vertical Box è prima di tutto una filosofia clinica che affonda le sue radici nell’odontoiatria neuromuscolare. Questo approccio considera la bocca non solo come un sistema meccanico, ma come parte integrante di un equilibrio più ampio che coinvolge l’intero organismo. A differenza di altre scuole di pensiero, si basa sull’idea che la riabilitazione protesica debba rispettare e ristabilire l’equilibrio tra funzione, muscolatura e postura, integrando quindi la salute orale con quella sistemica.

In questa metodologia la Dimensione Verticale di Occlusione (DVO) e l’armonizzazione orofacciale hanno un ruolo centrale. Come integra queste valutazioni nella fase diagnostica e nella pianificazione del trattamento?
La perdita della dimensione verticale è spesso legata a squilibri funzionali, come la perdita di elementi dentari che altera la distribuzione delle forze occlusali. Nonostante la grande capacità di adattamento del sistema stomatognatico, questi squilibri portano nel tempo a usura dentale e modificazioni estetico-funzionali. L’obiettivo della Vertical Box non è quello di “inventare” una nuova dimensione verticale, ma di recuperare quella originaria del paziente, perduta nel corso degli anni a causa di usura, edentulia o riabilitazioni incongrue. Questo processo ha anche un impatto estetico significativo: il recupero della dimensione verticale contribuisce alla riarmonizzazione orofacciale, con un effetto di ringiovanimento del volto. Per questo motivo è utile disporre di fotografie giovanili del paziente, che fungano da riferimento per ricostruire l’equilibrio originario.

Il protocollo si è evoluto da analogico a digitale. Quali strumenti e strategie digitali garantiscono maggiore controllo e predicibilità nel workflow?
La Vertical Box si basa su concetti presenti in letteratura da decenni, successivamente integrati e perfezionati attraverso test estetici, fonetici e la deprogrammazione neuromuscolare. Il vero punto di svolta è arrivato nel 2020 con l’introduzione di tecnologie digitali, come lo scanner intraorale e sistemi avanzati di registrazione della dinamica individuale del paziente, tra cui il dispositivo Itaka, oggi evoluto in Itaka 2 con integrazione della scansione facciale. Queste innovazioni hanno reso il workflow completamente digitale, migliorando precisione e predicibilità. Un elemento chiave del metodo è la fase test reversibile: attraverso dispositivi in PMMA (Rebalance), è possibile simulare in modo fedele il risultato finale senza interventi invasivi. Il paziente può così testare la nuova dimensione verticale prima della riabilitazione definitiva, superando uno dei principali limiti delle tecniche tradizionali.

La Vertical Box pone grande attenzione alla comunicazione con il paziente. Quali strumenti o strategie usa per coinvolgerlo e spiegare le scelte terapeutiche?
Il coinvolgimento del paziente è fondamentale fin dalla prima visita. Attraverso documentazione fotografica e test funzionali, il paziente viene reso parte attiva del processo decisionale, comprendendo sia i benefici estetici sia quelli funzionali della riabilitazione.
Un ruolo centrale è svolto dal consenso informato, strutturato in modo dettagliato anche grazie alla collaborazione con odontoiatri forensi. Questo documento non si limita agli aspetti medico-legali, ma rappresenta un vero e proprio strumento di comunicazione clinica: descrive in modo chiaro le fasi del protocollo Vertical Box, le finalità terapeutiche e le caratteristiche della fase test reversibile.
Per favorire la massima trasparenza e comprensione, il consenso informato è reso disponibile anche ai colleghi interessati ad approfondire il metodo: è infatti possibile richiederlo inviando una email all’indirizzo info@verticalbox.it. Il documento costituisce un supporto utile sia per il paziente sia per l’odontoiatra, permettendo di comprendere in modo completo i principi della Vertical Box e il ruolo della fase di test con i “Rebalance” nel percorso terapeutico.
La fase test reversibile rappresenta inoltre uno strumento di comunicazione estremamente efficace: consente di costruire un rapporto di fiducia basato su un “patto terapeutico”, in cui medico e paziente condividono obiettivi e aspettative, con la possibilità di verificare concretamente il risultato prima di procedere in modo definitivo.

Il libro unisce contenuti clinici e narrazione personale. Quali elementi pensa siano più utili per i colleghi che lo leggeranno?
Il libro ripercorre il mio percorso professionale e rappresenta, di fatto, la trasposizione scritta del corso che tengo sulla Vertical Box. Racconta la mia esperienza dagli inizi, con dubbi, incertezze e lacune formative, fino alla definizione di un metodo riproducibile e affidabile nella pratica quotidiana. Credo che il valore maggiore per i colleghi risieda nella combinazione di due elementi: da un lato, i contenuti clinici e tecnici, che spiegano passo passo il metodo Vertical Box; dall’altro, la componente narrativa, che rende il libro vicino alla realtà professionale di molti odontoiatri. Nella narrazione personale, racconto come, da studente non eccellente e con molte incertezze iniziali, ho sviluppato un approccio semplice e efficace, orientato sempre al bene del paziente. Non si tratta di storie di eccellenza straordinaria o di tecniche impossibili: il libro mostra come sia possibile ottenere risultati concreti e riproducibili nella pratica quotidiana, anche per il “dentista medio”, quello che affronta casi complessi ogni giorno senza disporre di risorse straordinarie. Questo è uno degli aspetti che lo rende utile: i colleghi possono immedesimarsi, riconoscersi nel percorso e comprendere che il metodo funziona nelle mani di chiunque abbia voglia di applicarlo con rigore e costanza.
Infine, il libro sottolinea un principio fondamentale: la qualità clinica non deriva solo dal talento straordinario, ma da metodo, organizzazione e attenzione al paziente. Racconta quindi sia le basi cliniche della Vertical Box sia la filosofia di lavoro alla base del successo del metodo, evidenziando l’importanza della coerenza, della riproducibilità e della relazione di fiducia con il paziente.

 

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