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Plasmare il futuro dell’odontoiatria attraverso la tecnologia

Dott.ssa Maria Grazia Di Gregorio-Schininà, Senior Consultant presso il Dipartimento di Protesi dell’University Hospital di Colonia

mer. 18 marzo 2026

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Scansioni intraorali ad alta risoluzione, fresatura guidata CAD/CAM e produzione additiva stanno trasformando l’odontoiatria moderna, consentendo flussi di lavoro più rapidi, precisi e sempre più centrati sul paziente. Allo stesso tempo, la transizione digitale solleva importanti interrogativi: quanto sono affidabili le impronte digitali nella pratica clinica quotidiana? Quali materiali sono in grado di resistere alle sollecitazioni d’uso quotidiano? E come possono gli studi dentistici integrare efficacemente questi nuovi flussi di lavoro? Nell’intervista con la Dott.ssa Maria Grazia Di Gregorio-Schininà, Senior Consultant presso il Dipartimento di Protesi dell’University Hospital di Colonia, in Germania, esaminiamo gli ultimi progressi nell’odontoiatria digitale: dalla pianificazione virtuale dei trattamenti e dalla produzione computer-assistita, fino all’accettazione clinica e da parte dei pazienti delle metodiche restaurative contemporanee.

Dott.ssa Di Gregorio-Schininà, in qualità di Senior Consultant presso il Dipartimento di Protesi dell’University Hospital di Colonia, ha una visione completa sugli sviluppi attuali. Come si è evoluta l’odontoiatria digitale negli ultimi anni?
Negli ultimi anni, l’odontoiatria digitale ha registrato progressi notevoli. L’utilizzo di scanner intraorali, scanner facciali e imaging CBCT per la diagnostica clinica, insieme alle tecnologie CAD/CAM e alla stampa 3D in laboratorio odontotecnico, si è ormai consolidato ed è sempre più considerato prassi standard. L’integrazione di strumenti di pianificazione e diagnostica assistiti dall’intelligenza artificiale consente oggi a clinici e tecnici di ottenere una programmazione dei trattamenti significativamente più precisa ed efficiente. Ciò favorisce inoltre una migliore comunicazione con il paziente, permettendo di discutere in modo chiaro i risultati attesi, eventuali compromessi e i limiti dei trattamenti proposti.

Quali vantaggi concreti offrono i flussi di lavoro digitali per la pianificazione e la realizzazione dei restauri? Esistono miglioramenti misurabili in termini di precisione o soddisfazione del paziente?
I flussi di lavoro digitali consentono di ottenere impronte più accurate e una produzione più rapida dei restauri, aumentando al contempo in modo significativo la prevedibilità dei risultati terapeutici. L’adattamento di corone, ponti e sovrastrutture implantari risulta spesso notevolmente migliorato grazie alla fabbricazione digitale e viene raggiunto in tempi più brevi. Gli studi indicano inoltre un aumento della soddisfazione dei pazienti, in particolare per la riduzione dei tempi di trattamento e per l’utilizzo di tecniche di impronta meno invasive.

In che modo la comunicazione tra odontotecnici e chirurghi si è evoluta con i flussi di lavoro digitali? Esistono nuove opportunità di collaborazione interdisciplinare?
Assolutamente sì. Le strategie di trattamento digitali consentono una collaborazione più stretta e una coordinazione più precisa nella pianificazione terapeutica. L’utilizzo di software di pianificazione digitale permette a protesisti, chirurghi e odontotecnici di lavorare insieme in modo efficiente. I wax-up virtuali, i piani di trattamento digitali e le approvazioni in tempo reale riducono le incomprensioni e rendono il flusso di lavoro più snello. Di conseguenza, la collaborazione interdisciplinare non solo è facilitata, ma risulta anche significativamente migliorata in termini di qualità.

Dal suo punto di vista, esistono sfide o limitazioni nel flusso di lavoro digitale che devono essere considerate nella pianificazione implantare e restaurativa?
Sì, nonostante tutti i vantaggi, permangono ancora alcune criticità. È essenziale disporre di un’infrastruttura digitale completamente integrata, che richiede investimenti sia in tecnologia sia in formazione. La qualità dei dati digitali è fondamentale: scansioni di scarsa qualità portano inevitabilmente a risultati non ottimali. Inoltre, esistono ancora casi clinici complessi in cui le tecniche analogiche possono rappresentare un valido complemento. Infine, la protezione e la sicurezza dei dati devono essere rigorosamente garantite in tutte le comunicazioni digitali.

Come valuta lo sviluppo a lungo termine dell’odontoiatria digitale? I metodi digitali finiranno per sostituire quasi tutte le tecniche tradizionali o sarà necessario mantenere un approccio ibrido?
Nel lungo periodo, i flussi di lavoro digitali assorbiranno certamente la maggior parte dei processi tradizionali. La tendenza è chiaramente orientata verso percorsi di trattamento completamente digitali. Tuttavia, ci saranno sempre situazioni in cui un approccio ibrido risulterà vantaggioso, ad esempio nei restauri estetici altamente personalizzate o nei pazienti con condizioni anatomiche particolarmente complesse. Di conseguenza, una formazione completa sia nelle tecniche digitali sia in quelle convenzionali rimane fondamentale, così come continua a essere indispensabile una stretta collaborazione con gli odontotecnici.

Molti pazienti rimangono scettici nei confronti dei metodi di trattamento digitali. Come affronta questo scetticismo e quali consigli darebbe ai pazienti interessati alle procedure digitali ma che nutrono ancora delle perplessità?
Una consulenza approfondita al paziente è fondamentale e indispensabile. Mi prendo il tempo necessario per spiegare chiaramente i vantaggi delle procedure digitali, spesso utilizzando immagini o esempi pratici. Quando i pazienti vedono quanto sia preciso uno scanner intraorale o come viene pianificato digitalmente un impianto, molte delle loro preoccupazioni si attenuano. Incoraggio i pazienti a fare domande apertamente e ad accogliere la tecnologia moderna: in molti casi questo si traduce in maggiore comfort, tempi di trattamento più brevi e risultati migliori.

La ringrazio molto per il tempo che ci ha dedicato e per aver condiviso queste preziose riflessioni.

 

 

 

Nota editoriale:

L’articolo è stato pubblicato su implants international magazine of oral implantology n. 4/25.

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