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L’uso di antibiotici nel trattamento della parodontite potrebbe essere ridotto, secondo i ricercatori

Insieme ai ricercatori di altri sette ospedali universitari tedeschi, il prof. Benjamin Ehmke del Münster University Hospital ha condotto uno studio sugli effetti degli antibiotici rispetto alla progressione della malattia parodontale (Foto: Münster University Hospital).
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lun. 9 gennaio 2017

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Monaco, Germania – La crescente resistenza antimicrobica costituisce un serio problema per i medici e per gli ospedali. Può essere attribuita, tra l’altro, al crescente uso di antibiotici per il trattamento di diverse malattie per le quali spesso non si prende in considerazione un trattamento alternativo. In odontoiatria, gli antibiotici sono spesso utilizzati per combattere la parodontite. Molti studi hanno dimostrato l’efficacia degli antibiotici nel trattamento della parodontite grave, ma una nuova ricerca condotta da studiosi tedeschi suggerisce che, nei casi di malattia parodontale moderata, i dentisti il più delle volte potrebbero rinunciare agli antibiotici.

In uno recente studio, ricercatori provenienti da otto ospedali universitari tedeschi hanno esaminato il progresso della malattia parodontale e la conseguente perdita di massa ossea in 406 pazienti con parodontite da moderata a grave nel corso di 27,5 mesi. I partecipanti allo studio sono stati trattati con debridement meccanico, metà di loro ha ricevuto in associazione una terapia antibiotica e l’altra metà un placebo. I pazienti sono stati riesaminati e hanno ricevuto una terapia di mantenimento ogni tre mesi.
L’obiettivo dei ricercatori era studiare l’effetto degli antibiotici nella progressione della malattia e l’ulteriore perdita d’attacco dei denti. Si è scoperto che sia il trattamento con antibiotici sia quello senza antibiotici è risultato efficace nel prevenire l’avanzata della malattia; anche se i pazienti che hanno assunto gli antibiotici hanno mostrato risultati leggermente migliori rispetto a quelli che hanno ricevuto un placebo. La malattia parodontale è progredita nel 5,2% dei pazienti nel gruppo che ha assunto antibiotici e nel 7,6% dei pazienti nel gruppo che ha assunto il placebo. La percentuale di siti che ha mostrato un’ulteriore perdita di attacco è stata pari al 5,3% nel gruppo con antibiotici e del 7,8% nel gruppo placebo.

In una più recente sub-analisi dello studio, i ricercatori hanno inoltre osservato l’effetto degli antibiotici su possibili forcazioni. Le forcazioni sono una forma di perdita ossea che avviene di frequente in pazienti affetti da parodontite. Con denti poliradicolati colpiti da parodontite, il tessuto parodontale è distrutto, non solo verticalmente ma anche orizzontalmente tra le radici, generando possibili biforcazioni. In linea con i precedenti risultati dello studio, la sub-analisi ha rilevato che, mentre alcuni parametri nei siti con forcazioni (sanguinamento al sondaggio, riduzione della profondità della tasca parodontale e perdita di attacco) hanno mostrato miglioramenti leggermente più significativi nel gruppo con antibiotici rispetto al gruppo placebo, non vi erano invece differenze nel tipo di classificazione delle forcazioni nei due gruppi.
Pertanto, i ricercatori hanno concluso che, anche se il risultato complessivo è stato leggermente migliore nei pazienti che hanno ricevuto antibiotici, non sembra esserci alcun beneficio clinicamente rilevante a lungo termine del trattamento antibiotico in pazienti affetti da parodontite. «Nei partecipanti al nostro studio, la terapia antibiotica aggiuntiva offriva solo un limitato vantaggio per quanto riguarda la progressione della malattia», ha dichiarato a Dental Tribune Online l’autore dello studio, il prof. Benjamin Ehmke, capo del dipartimento di parodontologia e odontoiatria conservativa al Münster University Hospital. Tuttavia, ha sottolineato Ehmke, alcuni parametri della malattia parodontale, quali in particolare la profondità della tasca parodontale, hanno mostrato un miglioramento maggiore nel gruppo con antibiotico. «A seconda di come un dentista valuta questi parametri, il professionista può giungere alla decisione di utilizzare molto meno antibiotici».

Secondo Ehmke, questo vale soprattutto per i pazienti che hanno una forma moderata di parodontite. «Misure di igiene orale e di prevenzione possono influenzare in modo notevole la gravità dell’infiammazione», ha affermato Ehmke. «Per i pazienti di mezza età con una progressione della malattia “normale”, il trattamento senza antibiotici nella maggior parte dei casi è sufficiente». Il prof. Ehmke e il suo team di ricerca raccomandano una terapia parodontale individualizzata, tenendo conto dell’età e del rischio complessivo di parodontite. «I pazienti affetti da forme gravi e aggressive di parodontite sono un’eccezione. Per loro, gli antibiotici rimangono il trattamento di scelta», ha detto Ehmke.

La sub-analisi, intitolata “Is furcation involvement affected by adjunctive systemic amoxicillin plus metronidazole? A clinical trials exploratory subanalysis”, è stata pubblicata nel numero di ottobre 2016 del Journal of Clinical Periodontology. Lo studio originale, dal titolo “Is progression of periodontitis relevantly influenced by systemic antibiotics? A clinical randomized trial”, è stato pubblicato nel numero di settembre 2015 della stessa rivista.

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