“I risultati positivi a lungo termine di un trattamento dipendono dalla terapia parodontale di mantenimento”

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“I risultati positivi a lungo termine di un trattamento dipendono dalla terapia parodontale di mantenimento”

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Dental Tribune International

By Dental Tribune International

ven. 13 luglio 2012

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Secondo il dentista norvegese Oystein Fardal, il controllo della qualità nella terapia parodontale è significativamente mancante. Dental Tribune Online ha avuto l’opportunità di parlare con lui a Europerio 7 riguardo alla possibilità di definire un modello universale e al vantaggio del controllo di qualità dei risultati del trattamento parodontale.

Dottor Fardal, la sua presentazione a questo congresso di Europerio è intitolata “Controllo della qualità nella terapia parodontale”. Ci può spiegare questo concetto più in dettaglio?
Lo scopo della mia presentazione qui a Europerio 7 è quello di descrivere come è possibile misurare il controllo della qualità e applicarlo alla terapia parodontale. Gli obiettivi principali sono determinare le fasi della terapia parodontale nelle quali bisogna considerare le misure di controllo e quali parametri siano adatti per la misurazione. Punterò anche a identificare i vantaggi per il clinico e i pazienti, nonché le implicazioni a lungo termine delle misure per il controllo della qualità nella terapia parodontale.

Dal suo punto di vista, generalmente nella terapia parodontale manca il controllo della qualità?
Sfortunatamente, poco è stato fatto per quanto riguarda questo importante aspetto della terapia parodontale. Ciò che è stato ottenuto finora è qualcosa di sporadico, senza un piano generale del modello di controllo di qualità sul quale ci si dovrebbe basare.

Oggi quali sono le sfide principali del trattamento parodontale e quali aspetti della terapia o dei metodi ne sono influenzati?
L’enfasi nella terapia parodontale sembra essere passata dal salvare i denti con prognosi scarsa o dubbia al sostituirli con impianti. Però, più impianti si devono inserire, più complicazioni bisogna fronteggiare.
Oggi vi è già una sfida per i parodontologi ed è destinata a crescere. Per esempio, non abbiamo un protocollo universalmente comprovato per il trattamento delle perimplantiti.
Per quanto riguarda la terapia parodontale tradizionale, le sfide principali sono associate alla gestione del trattamento di mantenimento.

Lei è impegnato da anni nel promuovere l’adozione di un programma di terapia di mantenimento parodontale. In che modo questo programma potrebbe contribuire alla qualità del trattamento?
I programmi di mantenimento parodontale esistono da lungo tempo e così è anche per la consapevolezza dell’importanza di tali programmi. La mia ricerca semplicemente reitera il fatto che i risultati positivi a lungo termine dipendono dalla terapia di mantenimento parodontale.

Nei suoi studi, ha riscontrato che la compliance a questi programmi è solitamente bassa tra i pazienti. Perché ciò e quali sono le sue raccomandazioni per migliorare la compliance?
Con poche eccezioni, la letteratura riporta percentuali basse di compliance alla terapia di mantenimento, ma non è un problema solo relativo alla terapia parodontale. Tutti i protocolli di trattamento medici o dentali, per i quali è necessaria la partecipazione del paziente, si devono confrontare con problemi simili.
Per spiegare questa non-compliance sono state suggerite diverse teorie psicologiche. Si sa anche che l’età, il sesso, le differenze geografiche e culturali giocano un ruolo significativo. Uno dei miei articoli evidenzia che il professionista potrebbe essere il fattore decisivo. Quindi, le differenze nel profilo della pratica odontoiatrica e le filosofie di trattamento sono importanti quando si prendono in considerazione i miglioramenti della compliance del paziente.

Nel mondo sono in fase di sviluppo sistemi per il controllo della qualità. È a conoscenza di questi sistemi e quali sarebbero i loro vantaggi?
Sono a conoscenza di un’eccellente ricerca che può essere applicata ai sistemi di controllo della qualità. Il fatto che questo lavoro venga eseguito in diverse aree del mondo è un vantaggio per identificare un modello universale per il controllo della qualità della terapia parodontale. Però, non conosco il lavoro così in dettaglio da poterne esplicitare i vantaggi.

In che modo i nuovi metodi o strumenti di trattamento possono contribuire al controllo di qualità della terapia parodontale?
Non è tanto il fatto che nuovi metodi o strumenti contribuiscano al controllo di qualità, quanto al fatto che si deve applicare un controllo di qualità su questi nuovi metodi. Ogni modello per il controllo della qualità dovrà essere studiato in modo da poter essere applicato a metodi o strumenti di trattamento nuovi o già utilizzati. Il design di base di tale modello richiede all’utilizzatore di documentare il risultato, le deviazioni, le implicazioni economiche e il controllo dei costi di quel particolare trattamento. Per esempio, tale modello potrebbe essere applicato a nuove procedure o materiali per rigenerazione.

La ringraziamo per la sua disponibilità.

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