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Uno studio conferma l’efficacia di CPC + CHX nella riduzione della carica virale del SARSCoV-2

By Redazione Dental Tribune Italia
September 01, 2021

La centralità della salute orale, come veicolo a salvaguardia dell’intera salute sistemica, è riconosciuta e sostenuta da tutta la comunità scientifica. Ora più che mai l’emergenza sanitaria globale, causata dal diffondersi del virus SARS-CoV-2, ha accelerato questa campagna di sensibilizzazione e le più importanti associazioni scientifiche di categoria si sono attivate a livello globale già a partire dai primi mesi dello scorso 2020 con ricerche in vitro.

Le indicazioni cliniche che da subito sono emerse e sono state diffuse dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dall’American Dental Hygienists’ Association (ADHA), dall’Associazione Igienisti Dentali Italiani (AIDI) e dal Ministero della Salute stesso, hanno presto messo in evidenza il ruolo del CPC (Cloruro di Cetilpiridinio) nel limitare il rischio di infezione da SARS-CoV-2 in ambito odontoiatrico.

Nello specifico, gli studi che si sono concentrati su questo particolare composto chimico hanno mostrato risultati evidenti già nei test in vitro sulla sua capacità di attaccare la membrana protettiva del virus. Il CPC si è dimostrato un ottimo supporto nella prevenzione del contagio anche del virus SARS-CoV-2 e diventa ancora più prezioso perché di larga e facile fruizione per tutti, un valido alleato per limitare la trasmissione del virus (sempre, tuttavia, all’interno di una strategia di prevenzione più globale che continua a prevedere l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali, la sanificazione frequente delle mani e il distanziamento sociale). Entriamo nel dettaglio dell’azione del CPC a livello molecolare.

Il contagio vero e proprio da SARS-CoV-2 avviene grazie ai recettori ACE2 localizzati in vari nostri organi; essi sono presenti in misura significativa anche nelle cellule epiteliali della mucosa orale e permettono al virus di stabilirsi e moltiplicarsi in bocca. Se non incontra alcun ostacolo, la glicoproteina Spike, contenuta nella membrana del virus e responsabile dell’infezione, si lega ai recettori ACE2, facendo sì che il coronavirus SARS-CoV-2 inizi a moltiplicarsi rapidamente nel cavo orale e a diffondersi nel resto del corpo. Se, invece, nella mucosa del cavo orale entrano le molecole di CPC, la membrana lipidica del virus viene abbattuta dall’azione chimica del Cloruro di Cetilpiridinio che ne riduce così del 99,9% la carica virale.

La multinazionale giapponese Sunstar, pochi mesi dopo lo scoppio della pandemia a marzo 2020, ha incaricato un’organizzazione esterna, la QTEC (Japan Textile Products Quality and Technology Center) Service con sede a Tokyo, di testare la riduzione della carica virale dopo l’esposizione ad alcuni collutori con particolare attenzione a quelli contenenti CPC. Sono state testate sospensioni di SARS-CoV-2 con diverse formulazioni e percentuali di CPC comprese tra lo 0,04 % e lo 0,3 % per la durata di 30 secondi: i risultati hanno confermato la riduzione della carica virale di oltre il 99,9%. Il dott. Tsutoku Takatsuka, Senior Executive Officer Global R&D in Sunstar ha così commentato: “I risultati dei test preliminari confermano una riduzione della carica virale di SARS-CoV-2 ad opera del CPC. Questo suggerisce che l’uso di collutori contenenti CPC può essere un mezzo in più per ridurre la trasmissione virale di SARS-CoV-2 e rappresenta quindi un’importante misura di contenimento della trasmissione del virus. Ovviamente questi dati preliminari in vitro necessitano di ulteriori esami di conferma e noi esploreremo il loro potenziale”.

La ricerca si è poi spinta ancora più in là, testando l’azione del CPC su pazienti già affetti da SARS-CoV-2. Il dott. Senevirarne ha guidato un gruppo di ricerca dell’Istituto per la Ricerca Odontoiatrica di Singapore (NDRIS) dimostrando con i suoi test su pazienti affetti da Covid-19 l’efficacia dei collutori contenenti CPC nella riduzione della carica virale. Un effetto che è stato registrato dopo appena 5 minuti dallo sciacquo e con un’efficacia che viene mantenuta per un periodo di tempo di circa 6 ore. “In confronto all’uso dell’H202 (Acqua ossigenata) sappiamo che il CPC può mantenere il suo effetto per alcune ore garantendo la sua azione protettiva durante la terapia” ha dichiarato la prof.ssa Magda Mensi del Dipartimento di Parodontologia dell’Università di Brescia. Pertanto, a livello di comunità scientifica, si consiglia una strategia di pre-trattamento con sciacqui a base di CPC da sola o anche associata a Clorexidina (CHX) nella terapia odontoiatrica, per ridurre la carica virale durante la seduta e proteggere sia gli operatori sia i pazienti. Considerati infatti i livelli particolarmente alti di particelle virali nel cavo orale e le elevate quantità di aerosol generate durante le procedure odontoiatriche, si comprende l’entità del rischio per il team dello studio e i pazienti.

I due obiettivi principali da perseguire congiuntamente all’interno del contesto sanitario, e in particolare in quello di uno studio odontoiatrico, sono la protezione dell’operatore dal rischio di infezione di SARS-CoV-2 e la tutela del paziente con una procedura di protezione antibatterica basata su sciacqui prima del trattamento a base di un collutorio contenente CPC. La ricerca, oggi, si è tutt’altro che fermata: anzi, nel corso dell’ultimo anno gli studiosi si sono concentrati maggiormente sull’analisi dei principi attivi e delle soluzioni in grado di rendere più sicure le procedure sanitarie, analizzando anche una molecola estremamente diffusa in ambito odontoiatrico, la CHX.

Un recente studio pubblicato sul Journal of Oral and Maxillofacial Surgery, Medicine and Pathology, dal titolo “Virucidal activity of oral care products against SARS-CoV-2 in vitro”, ha esaminato l’azione di diversi prodotti di igiene orale nel disattivare la carica virale del coronavirus in differenti aree geografiche (Giappone, Europa e USA e Cina). La metodologia, eseguita in vitro, si è basata sulla somministrazione nella coltura cellulare di collutori, dentifrici e spray a base di CPC, CHX o la combinazione di entrambi. I risultati hanno messo in evidenza che la CHX, da sola, non risulta sufficiente a ridurre la carica virale del SARS-CoV-2, riuscendo infatti ad inibirla soltanto con una percentuale di azione che si attesta intorno al 42.5%. È possibile accedere allo studio nella sua versione originale ed integrale a questo link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212555821000387.

L’azione combinata, invece, di CHX e CPC, già ad una concentrazione di 0,06 di CHX e di 0,05 di CPC è in grado ai abbattere la carica virale da SARS-CoV-2 di oltre il 99,9%. Un grande traguardo anche questo per il mondo scientifico, che ora continuerà ad approfondire i risultati delle ricerche testando l’azione di queste molecole in studi in vivo, grazie anche al supporto che da sempre aziende come Sunstar, multinazionale con sede centrale in Svizzera, fondata nel 1932 a Osaka, Giappone, danno alla ricerca con un’unica missione: “aiutare le persone in tutto il mondo a migliorare il proprio stato di salute e la qualità della propria vita”.

 

Bibliografia - Virucidal activity of oral care products against SARS-CoV-2 in vitro

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