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Ridefinire la riabilitazione full-arch: la rivoluzione del workflow digitale nell’implantologia

©Viacheslav Yakobchuk/AdobeStock

mar. 19 agosto 2025

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Nel panorama in continua evoluzione dell’implantologia, la riabilitazione full-arch si è affermata come il simbolo dell’integrazione tecnologica. I tradizionali workflow analogici, con i loro limiti intrinseci in termini di precisione, efficienza e riproducibilità, stanno progressivamente lasciando spazio a protocolli completamente digitali, che sfruttano la sinergia tra scanner intraorali, CBCT, chirurgia guidata e fotogrammetria, il tutto potenziato dall’intelligenza artificiale (IA).

Questi progressi non rappresentano semplici miglioramenti incrementali, ma un vero e proprio cambiamento di paradigma nel modo in cui diagnostichiamo, pianifichiamo e realizziamo trattamenti implantari complessi.
Alla base di questa trasformazione vi è l’imaging CBCT, che ha ridefinito la nostra capacità di analizzare l’anatomia del paziente. La scansione intraorale consente di ottenere impronte digitali ad alta risoluzione, eliminando le imprecisioni dei metodi convenzionali e permettendo la trasmissione immediata dei dati per la progettazione chirurgica e protesica. L’unione tra impronte digitali e dati CBCT consente una pianificazione virtuale estremamente precisa del trattamento, offrendo un maggiore controllo sul posizionamento implantare in relazione agli obiettivi protesici.

Le applicazioni della chirurgia guidata, sia statica che navigata, continuano a evolversi e risultano particolarmente utili nei casi a dente singolo o full-arch, dove anche una minima deviazione può compromettere estetica, funzionalità o osteointegrazione. L’introduzione della stampa 3D ha rappresentato un catalizzatore nella produzione di dime chirurgiche, contribuendo a garantire un posizionamento implantare protesicamente guidato e biomeccanicamente corretto, riducendo le sorprese intra-operatorie e le complicanze post-operatorie. Una tecnologia altrettanto rivoluzionaria è la fotogrammetria, che permette una rilevazione tridimensionale estremamente accurata della posizione degli impianti, riducendo drasticamente la necessità di tecniche analogiche convenzionali e di jig di verifica, e contribuendo al raggiungimento del passivaggio necessario sia per le protesi provvisorie che definitive.

Forse l’elemento più entusiasmante – e ancora in rapido sviluppo – di questo ecosistema è il ruolo dell’intelligenza artificiale. L’IA sta già dimostrando il proprio valore nell’assistenza diagnostica, nell’interpretazione delle CBCT, nella segmentazione anatomica e perfino nel rilevamento di carie e patologie. Con l’evoluzione continua dei modelli di machine learning, possiamo aspettarci sistemi in grado di proporre il posizionamento implantare ottimale in base a previsioni biomeccaniche, analisi della densità ossea e modelli predittivi di outcome a lungo termine.

Guardando al futuro, la convergenza di queste tecnologie promette un workflow non solo più preciso ed efficiente, ma anche sempre più predittivo e adattivo. I sistemi supportati dall’IA potrebbero presto offrire ai clinici una guida intraoperatoria in tempo reale, regolando dinamicamente l’angolazione degli impianti o suggerendo modifiche sulla base di feedback in diretta da scanner digitali o strumenti robotici. Il futuro della riabilitazione full-arch non sarà soltanto digitale: sarà intelligente, limitato solo dalla nostra immaginazione. A chi saprà abbracciare questa trasformazione digitale, l’orizzonte non è solo promettente: è già qui.

 

Nota editoriale:

L’Editoriale è stato pubblicato su digital international magazine of digital dentistry n. 2/25.

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