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La scansione intraorale con tecnologia a fluorescenza mostra risultati promettenti nella diagnosi della carie in odontoiatria pediatrica

Un recente studio ha evidenziato come gli scanner intraorali dotati di tecnologia di imaging a fluorescenza possano rappresentare una valida alternativa all’esame visivo in odontoiatria pediatrica, in particolare per l’identificazione delle carie nelle fasi iniziali (Immagine: inna717/Adobe Stock).

mer. 11 febbraio 2026

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MELBOURNE, Australia: Gli scanner intraorali stanno emergendo come strumenti efficienti e facilmente utilizzabili su larga scala per individuare la carie nei bambini, offrendo una promettente alternativa all’esame visivo tradizionale. L’integrazione della tecnologia a fluorescenza ha ulteriormente migliorato le capacità diagnostiche di questi dispositivi, sebbene la maggior parte delle evidenze disponibili finora derivi da studi condotti su popolazioni adulte.

Un recente studio ha quindi valutato il grado di concordanza diagnostica tra l’esame visivo e le valutazioni basate su scansioni intraorali – con e senza dati di fluorescenza – nella diagnosi della carie nei denti decidui. I risultati hanno mostrato un’elevata concordanza con l’ispezione visiva e hanno evidenziato il valore della fluorescenza nell’identificazione delle lesioni nelle fasi iniziali.

Lo studio ha valutato 216 bambini di cinque anni reclutati nell’ambito del Melbourne Infant Study: BCG for Allergy and Infection Reduction. Sulla base dei dati dell’esame visivo, il 38% dei bambini presentava segni di carie, mentre il 18% mostrava difetti dello smalto.

La rilevazione della carie effettuata attraverso l’analisi di modelli tridimensionali ottenuti mediante scansione intraorale con lo scanner TRIOS 4 (3Shape) ha mostrato una probabilità diagnostica simile a quella dell’esame visivo per le soglie di malattia iniziale, moderata ed estesa. Quando ai modelli sono stati integrati i dati di fluorescenza, la probabilità di individuare la carie è aumentata di poco meno di un terzo nelle fasi iniziali della malattia, mantenendosi comunque comparabile all’esame visivo nelle forme moderate ed estese.

Gli autori hanno riportato un’elevata concordanza e affidabilità tra le valutazioni visive e quelle digitali, suggerendo che la tecnologia di scansione intraorale possa integrare gli strumenti diagnostici già esistenti. Hanno inoltre sottolineato come la capacità degli scanner di acquisire rapidamente migliaia di immagini e di generare modelli tridimensionali dettagliati possa favorire valutazioni più complete, in particolare nei bambini che tollerano solo appuntamenti odontoiatrici di breve durata.

Lo studio ha inoltre evidenziato potenziali benefici nella comunicazione con i genitori, grazie alla possibilità di visualizzare in modo più chiaro i riscontri clinici e il piano di trattamento. Inoltre, questa tecnologia potrebbe offrire vantaggi anche in contesti con risorse limitate o in aree remote, dove l’accesso ai servizi odontoiatrici è ridotto. Tuttavia, gli autori sottolineano la necessità di studi più ampi per definire in che modo tale tecnologia possa essere integrata routinariamente nella pratica clinica.

Il team di ricerca è inoltre coinvolto nello studio Infant2Child, un’iniziativa a lungo termine finalizzata a migliorare la salute orale nei primi 2.000 giorni di vita. Questo progetto mira a sostenere strategie di prevenzione precoce e a fornire ai genitori indicazioni pratiche, basate sull’evidenza scientifica, per ridurre il rischio di carie prima che si instaurino schemi di malattia consolidati.

Studi condotti su popolazioni adulte hanno riportato un’elevata concordanza tra l’esame visivo e le valutazioni basate su scansioni intraorali, supportando il potenziale ruolo di questi strumenti nella valutazione clinica e nella documentazione. Ricerche più recenti hanno inoltre analizzato come tecnologie complementari, tra cui la fluorescenza e l’analisi basata sull’intelligenza artificiale, possano migliorare l’identificazione delle alterazioni iniziali dello smalto e aumentare la coerenza diagnostica tra diversi operatori. Nel complesso, questi risultati indicano una crescente base di evidenze a sostegno dell’utilizzo dell’imaging intraorale per la diagnosi della carie nelle diverse fasce di età.

Lo studio, intitolato “Dental caries detection in children using intraoral scanners featuring fluorescence: Diagnostic agreement study”, è stato pubblicato online l’8 dicembre 2025 su JMIR Public Health and Surveillance.

 

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