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Prof. Tiziano Testori

lun. 7 novembre 2022

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La pandemia che ha indistintamente colpito l’intero pianeta non ha lasciato indenne il mondo della formazione odontoiatrica. Sono stati sospesi per quasi un biennio tutti gli incontri formativi in presenza, le Università hanno trasformato il loro modello didattico, le grandi Società Scientifiche hanno rimandato i loro appuntamenti, tutti i programmi culturali grandi e piccoli non hanno potuto essere realizzati.

Ma, riportando il pensiero del grande Albert Einstein, “La crisi porta progressi, la creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo in cui il giorno nasce dalla notte oscura, è dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”, così che tutti abbiamo conosciuto il magico mondo dei webinar e degli incontri da remoto.

La tecnologia delle connessioni remote, dei saperi diffusi, della rete a cui tutti possono rivolgersi ha sicuramente riempito il vuoto lasciato dalle normative anti - pandemiche, ma ha allontanato i ruoli, spesso annullato le gerarchie e i meriti e ha, soprattutto, mutuato un concetto di “modernità liquida” che il sociologo Zygmunt Bauman teorizzava in tempi non sospetti.

Il vero problema è che questa situazione perdura anche ora che quelle norme non sono più in vigore, la formazione odontoiatrica passa sempre di più attraverso i cavi della fibra che dentro le aule o le sale chirurgiche. La formazione non si può consumare a piccole dosi prese un po’ qua un po’ là come fossero confezioni di biscotti al supermercato, da sgranocchiare quando si ha appetito.

Io arrivo da un tempo in cui ascoltare una lezione all’Università era come una liturgia celebrata nel tempio sacro dell’insegnamento, non volava una mosca e il professore di turno era visto con il giusto equilibrio di rispetto e timore che si riservava al proprio maestro elementare. Non c’erano tablet o wi-fi, ma libri, carta, penna e un fiume di appunti, non c’era internet a supportare le nostre ricerche, ma solo corposi thermos di caffè, ebbene, da quella generazione sono usciti i grandi clinici e i grandi insegnanti di oggi.

L’intera odontoiatria si basa sulla guarigione e solo conoscendone e comprendendone i principi possiamo svolgere bene il nostro lavoro, la conoscenza della letteratura scientifica ha forgiato e formato i docenti più importanti e così deve essere per qualsiasi programma formativo, non si può ridurre ad un tutorial pratico il format con cui si apprende una pratica clinica.

Sarò sicuramente di un’altra generazione ma mi risulta davvero ostico comprendere come una formazione “liquida” possa assolvere bene a queste necessità imprescindibili. Ora, fortunatamente, la pandemia ci lascia la libertà di incontrarci, sfruttiamo questa immensa possibilità e torniamo a metter al centro la persona, spendiamo tempo con i nostri pazienti, anch’essi hanno lo stesso identico bisogno di ristabilire un’alleanza emotiva oltre che terapeutica. Lavoriamo con i nostri team per rinforzare la loro capacità empatica oltre che quella professionale, ma soprattutto, facciamoci aiutare dalle tecnologie e non sostituire, approfittiamo della loro importanza in quanto sussidi didattici ma ritorniamo a frequentare gli incontri in presenza dove quello che si impara dalle relazioni tra colleghi e tanto importante quanto ciò che si apprende dalle lecture dei relatori.

Non si può decidere prima che cosa imparare e sceglierlo take away, è necessario percorrere tutto il lungo tratto di strada che parte dalle basi del sapere e termina alle vette dell’eccellenza.

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