Dental Tribune Italy

COVID-19 fase 2: Dubbi e rassicurazioni a 360° in un’intervista a Virginio Bobba

By Patrizia Biancucci
May 05, 2020

L’annuncio del passaggio alla tanto attesa fase 2 iniziata ieri, lunedì 4 maggio, è stato dato dal premier Conte nell’ultima conferenza stampa, durata ben 40 minuti, che non sembra aver soddisfatto l’opinione pubblica sia nel merito sia nella linguistica.

I dentisti, attraverso i propri rappresentanti di categoria, hanno cercato di organizzare la ripresa in sicurezza dell’attività ordinaria, entrando nel Tavolo tecnico odontoiatrico che ha già inviato le “indicazioni” nazionali al ministero competente, che a sua volta provvederà a emanarle ufficialmente. Ma intanto la frenetica preparazione alla fase 2 odontoiatrica ha trovato ostacoli che tuttora esistono: approvvigionamento di DPI, nuove rigide procedure da seguire negli studi, informazioni ai pazienti, e tanto altro. Insomma due mesi di vera e propria “fibrillazione” che rende la ripresa ardua, difficoltosa e costosa, ma sappiamo che i dentisti da sempre sono avvezzi a risolvere i problemi. Ce ne parla il presidente ANDI Torino, dr. Virginio Bobba, che anche in qualità di Segretario Culturale Nazionale ANDI, ha tutti gli strumenti per informarci e soprattutto per rassicurarci.

Dr. Bobba, lei sostiene che i dentisti sono stati dimenticati dal Governo, o peggio ancora discriminati nelle varie ordinanze, eppure è stato notevole il lavoro del Tavolo tecnico con i rappresentanti della CAO nazionale, dei Sindacati, dell’Università e delle Società scientifiche. Vogliamo chiarirne le finalità?
Intendo chiarire subito i due ambiti molto diversi tra di loro, a partire dall’attenzione della compagine governativa nei confronti dei liberi professionisti che è stata inizialmente nulla, tant’è che il sussidio statale di 600 euro era riservato alle partite Iva, con esclusione del liberi professionisti, che solo in seconda battuta ne hanno potuto usufruire tramite però le proprie casse previdenziali, nel nostro caso Enpam, così come per il bonus da 1.000 euro, ma sempre previa autorizzazione dei Ministeri vigilanti. Ben diverso il contesto del Tavolo tecnico comprendente tutte le componenti dell’Odontoiatria capeggiato da CAO, che ha lavorato alacremente e in maniera armonica nel definire le indicazioni operative per gli studi odontoiatrici, che sono al vaglio del Ministero competente, in previsione della ripartenza dell’attività ordinaria. Anche in questo caso un bell’esempio di coesione delle varie anime della professione, unite nell’intento di fornire strumenti operativi per la gestione in sicurezza degli studi odontoiatrici. Un lavoro di sintesi fra le attuali conoscenze scientifiche, i requisiti e i processi di sicurezza per il paziente, per gli operatori, per il personale di studio e l’applicabilità delle procedure alla professione.

La Cassa integrazione in deroga è stata quasi inventata per noi. Quali i punti deboli?
Sì, in effetti la nostra categoria, al pari di molti altri liberi professionisti, non ha mai dovuto accedere a queste forme di ammortizzatori sociali, solitamente riservate ai lavoratori in altri settori come il commercio o l’industria manifatturiera che ne usufruiscono da tempo. In questo terribile momento di crisi emergenziale, non solo sanitaria ma anche economica, la professione ha dovuto adattarsi alla nuova situazione e lo ha fatto tempestivamente soprattutto grazie alla rete dei propri consulenti del lavoro, che si sono prodigati in maniera encomiabile, ai quali va il nostro sincero plauso. Hanno dovuto affrontare aspetti burocratici, oltremodo complicati e penalizzanti già solo per poter accedere nella presentazione delle domande resa difficoltosa dalla complessità della modulistica, dai continui impasse dei sistemi informatici dell’Inps, dalla farraginosità e parcellizzazione delle informazioni tecniche, spesso di difficile consultazione e verifica. Inoltre la regionalizzazione nella gestione della cassa integrazione comporta purtroppo ulteriori marcate differenze di impostazione, creando disparità di tempi e di trattamenti. Tutto ciò a scapito dei lavoratori dipendenti, i veri penalizzati in questa situazione, e dei datori di lavoro che, nel caso di sussidi derivanti dagli enti bilaterali dovranno anticiparli ai propri dipendenti, per non parlare dell’aspetto più importante, vale a dire il ritardo nell’erogazione dei sussidi.

 Sussidio ENPAM di 1.000 euro per un massimo di 3 mesi oppure anticipo del 15% sulla pensione accumulata, cifre che si riducono notevolmente tra una tassazione e l’altra, a differenza del sussidio statale. Avete pensato a qualche correzione affinché l’indennità entri realmente nelle tasche dei professionisti?
Purtroppo allo stato attuale il bonus erogato da Enpam risulta gravato addirittura da una doppia tassazione con una iniziale trattenuta statale pari a 200 euro all’atto dell’erogazione; la restante somma concorrerà alla determinazione del reddito del professionista, dunque sottoposta ad un ulteriore prelievo fiscale. “Oltretutto le risorse delle Casse dei professionisti sono frutto del risparmio previdenziale degli iscritti, che è già tassato. Siamo arrivati a una sorta di anatocismo fiscale, con la pretesa di tasse sulle tasse, per giunta in un momento in cui siamo tutti richiamati alla solidarietà”, ha ricordato recentemente il presidente Oliveti. La questione è all’attenzione della cassa e del sindacato che si stanno muovendo presso i ministeri competenti con l’obiettivo di eliminare questa norma iniqua e arrivare alla completa detassazione, motivo per cui, prima di procedere alla richiesta del bonus, consigliamo ai colleghi di attendere le nuove indicazioni dell’Ente previdenziale.

Dr. Bobba, tra i dentisti sono in molti a chiedere da tempo la riduzione dell’Iva sui materiali che saranno obbligati a usare. Dove arriva il potere contrattuale di ANDI, in rappresentanza di circa la metà degli odontoiatri italiani?
Argomento interessante, da tempo all’attenzione degli operatori del settore e dell’associazione, in questa fase diventato ancor più critico. Sicuramente ANDI con l’intero comparto odontoiatrico, e direi medico sanitario della libera professione, devono fare fronte comune mettendo in atto azioni concrete di analisi delle problematiche fiscali, in particolare quelle legate alle aliquote Iva sui materiali, e pressare la Politica con interventi mirati. Obiettivo: una gestione più snella e agile della professione con positive ricadute soprattutto sul tariffario, a sicuro vantaggio dei pazienti.

I dentisti sono preoccupati anche per la sanificazione dello studio. Cosa consiglia di fare per la fase 2, vale a dire per la riapertura dell’attività ordinaria?
Se per sanificazione intendiamo l’intervento di aziende specializzate iscritte in appositi registri, in grado quindi di realizzare una sanificazione ambientale nonché autorizzate a rilasciare specifiche certificazioni, tutto ciò non è previsto nel nostro ambito professionale, soprattutto per molti studi inattivi da quasi due mesi. Diverso e sicuramente necessario un intervento di approfondita igienizzazione e sanificazione dell’ambiente di lavoro, con utilizzo di prodotti specifici virucidi e battericidi, da parte del nostro personale di studio al quale va tutta la nostra stima per lo spirito di collaborazione dimostrato in questo periodo. Andrà presa in seria considerazione una accurata manutenzione dei riuniti, delle attrezzature e dello strumentario fermo da tempo, in particolare i circuiti idrici, i compressori e gli aspiratori; sono in arrivo ulteriori indicazioni per aggiornare il DVR dello studio in relazione a specifiche modalità per la manutenzione e la sanificazione delle attrezzature e degli impianti di condizionamento ambientale.

Anche l’approvvigionamento dei DPI sembra difficile, oltre al rischio di essere truffati. Avete pensato a gruppi di acquisto e/o riferimenti di aziende affidabili?
Il problema approvvigionamento dei necessari DPI, e non solo in ambito odontoiatrico, tiene banco da due mesi perché la carenza dei dispositivi è una delle cause della diffusione del virus in ambiti ospedalieri e nelle strutture assistenziali. Le attuali perduranti difficoltà di reperimento e di acquisto dei dispositivi manifestano la debolezza della Politica e di chi gestisce l’emergenza, per quanto sia comprensibile la complessità del problema a livello internazionale e con pochi paesi produttori; ma proprio per questo motivo la gestione andrebbe affidata a un organismo centrale in grado di dialogare in modo perentorio e univoco con i paesi produttori, in grado poi di demandare la distribuzione alle varie filiere del settore. Assistiamo invece al proliferare di importatori paralleli, aziende che improvvisamente entrano in un mercato specializzato e critico, con il grosso rischio di truffe a tutti livelli, mentre associazioni e istituzioni si stanno impegnando per organizzare gruppi di acquisto, investendo tempo e risorse in ambiti commerciali, che esulano dalle proprie prerogative e competenze.

Da segnalare infatti che ANDI e Fimmg congiuntamente, chiedono una deroga alle misure previste nelle ordinanze, affinché siano rese disponibili sufficienti quantità di DPI per i Medici di famiglia convenzionati e per gli Odontoiatri; in alternativa chiedono che vengano autorizzate le aziende di produzione e distribuzione a fornire dispositivi a prezzi imposti, vicini a quelli abitualmente praticati nel periodo preCOVID 19, impedendo così inaccettabili speculazioni. L’auspicio è che, passata questa fase iniziale di ripresa, le aziende italiane della filiera odontoiatrica con le quali l’associazione sta attivamente collaborando, possano tornare ad una normalità operativa e possano implementare produzione e distribuzione, avendo un atteggiamento responsabile vero il mercato odontoiatrico.

Avete pensato a come dovranno proteggersi le dentiste in gravidanza?
In effetti l’Odontoiatria è sempre più declinata al femminile e, sebbene al momento non vi siano dati scientifici circa la suscettibilità delle donne in gravidanza al Covid-19, i cambiamenti in gravidanza del sistema immunitario possono aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali. È pertanto consigliato alle colleghe in gravidanza di intensificare le normali azioni preventive, come lavarsi spesso le mani, evitare contatti con persone sospette, il distanziamento sociale, limitare l’attività alle urgenze indifferibili e, come hanno fatto molte colleghe ortodontiste, avvalersi delle nuove tecnologie informatiche per assistere i pazienti da remoto.

È ormai accertato che il maggior rischio di contagio è da attribuire all’aerosol e i primi ad essere penalizzati sono gli Igienisti? State individuando qualche soluzione?
In base al parametro prossimità, odontoiatri, igienisti e assistenti sono gli operatori sanitari più esposti, quindi ad alto rischio di contrarre l’infezione. Il rischio sembra inoltre aumentare proprio per gli igienisti in quanto la loro attività si svolge generalmente in condizioni ambientali sfavorevoli a causa dell’importante aerosol generato dalla strumentazione utilizzata; quindi, in questo periodo e nella successiva fase di ripresa, andranno privilegiate le manovre di strumentazione manuale che non generano aerosol, senza l’utilizzo di strumenti tipo air polishing per evitare la nebulizzazione, sempre con l’adozione da parte dell’operatore di tutti i DPI previsti. Visto che questo problema limita una parte importante della pratica professionale, l’associazione si è attivata fin da subito per promuovere studi approfonditi sulla natura dell’aerosol odontoiatrico, e per la realizzazione di dispositivi di facile utilizzo e di alta efficacia per la riduzione consistente dell’aerosol derivante dalla pratica clinica.

Dr. Bobba, non crede che per evitare l’aumento del tariffario in tempo di grave crisi economica e finanziaria ci sarebbe bisogno di intervenire con misure drastiche? Il sindacato se ne può fare portavoce e ottenere qualcosa di concreto, pena la chiusura di tanti studi monoprofessionali?
Il rischio appena descritto purtroppo è reale, specie per studi più datati e con minore capacità di adattamento alla situazione contingente, sebbene noi tutti ci auguriamo che ciò non avvenga. Ma bisogna essere vigili ed attenti, il sindacato è fortemente impegnato da un lato per la realizzazione di proposte concrete da sottoporre alla Politica, dagli sgravi fiscali a misure economiche di sostegno al reddito e da destinarsi specificatamente alla spesa inerente i DPI e alla sanificazione delle studi, dall’altra con i propri partner associativi per un accesso facilitato al credito bancario e al finanziamento delle terapie ai pazienti. Soprattutto ritengo utile un’azione più ampia e corale, in sinergia con il mondo della libera professione, per una ristrutturazione della politica fiscale alla luce dei nuovi scenari economici che andranno delineandosi nei prossimi mesi e che purtroppo coinvolgeranno anche la nostra professione.

Cosa ne pensa della proposta fatta da AIO riguardo dentisti “sentinella” per il controllo del contagio? E comunque i test sarebbero fattibili in studio? Con quale affidabilità?
È una proposta interessante, già presa in esame in alcune regioni, ma allo stato attuale la situazione è ancora molto fluida, con aspetti talvolta contradditori proprio dal punto di vista scientifico circa la validità e l’affidabilità dei test sierologici. Secondo me dobbiamo attendere che la comunità scientifica validi i test, indicando quelli più affidabili e di più semplice esecuzione, allora forse, una volta superate altre situazioni di tipo normativo e definita la collaborazione con la sanità pubblica, potrebbe essere preso in considerazione il ruolo dell’odontoiatra come “sentinella”. Ritengo invece che la metodica dei tamponi nasofaringei sia di pertinenza di strutture pubbliche con personale specificatamente addestrato e che quindi esuli dalle competenze di uno studio o di una struttura odontoiatrica.

A chi sostiene che le associazioni di categoria giocano sempre in difesa cosa risponde?
La dico semplice e fuori dai denti: in questi due mesi le associazioni di categoria, in sinergia con le istituzione ordinistiche, si sono date molto da fare! Mai come in questa occasione hanno messo in campo impegno e competenze in termini di esperienze e risorse umane, malgrado talvolta gli interventi nei confronti della Politica appaiano non in linea con le aspettative di alcuni colleghi che vorrebbero azioni più eclatanti basate più sulla forma che sui contenuti, ma si sa che i rapporti con i decisori politici vanno costruiti nel tempo in modo a volte poco appariscente, tanto da apparire in difesa, ma alla fine in modo funzionale agli obiettivi da centrare, e non da ultimo in questa “stagione“ risulta difficile per tutti, non solo per la nostra categoria, confrontarsi con l’attuale mondo politico.

Dr. Bobba lei prevede che dovremo informare i pazienti, innovare e verticalizzate le competenze. In che modo?
Assolutamente si, mai come ora dobbiamo riscoprire, semmai l’avessimo perso di vista, un must della moderna odontoiatria: l’alleanza terapeutica con i nostri pazienti, attraverso un’informazione agile e dedicata, finalizzata a fornire sinteticamente notizie di carattere scientifico, le azioni messe in atto presso i nostri studi sia ambientali sia nella formazione dello staff medico per fronteggiare l’emergenza e per aumentare la sicurezza nei confronti dei pazienti, non secondario spiegare che l’attuale condizione inciderà anche sugli aspetti terapeutici e sulla durata delle sedute stesse.

Nei confronti dei colleghi dico che da questa emergenza possiamo uscirne anche con un maggior impegno nell’ambito della formazione culturale e dell’aggiornamento professionale, anche con l’ausilio di nuove tecnologie, per far acquisire ad un’ampia platea di colleghi nuove competenze, da mettere subito in campo nella pratica clinica quotidiana.

 

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