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Concentrate Growth Factors (CGF), un preparato dalle varie applicazioni anche odontoiatriche

Foto: prelievo venoso (Shutterstock).
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gio. 14 dicembre 2017

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Il CGF è un preparato piastrinico appartenete alla famiglia dei PRF, ovvero i preparati piastrinici a matrice “solida” che concentra in un piccolo volume costituito da una densa rete di fibrina, alcuni fattori di crescita, piastrine e leucociti. Negli anni recenti il CGF ha avuto diverse applicazioni sia in modelli sperimentali animali sia in ambito clinico odontoiatrico, chirurgico e ortopedico; in questa breve trattazione tuttavia ci focalizzeremo sugli aspetti biologici del preparato.

Il CGF è ottenuto dal sangue venoso periferico attraverso uno specifico protocollo di preparazione. Tramite un semplice prelievo venoso, viene raccolto in una provetta di vetro da 9 ml. Le provette (generalmente 4) vengono sottoposte a un particolare protocollo di centrifugazione tramite uno specifico rotore. Dopo la centrifugazione si osserva una stratificazione del prodotto: uno strato superiore, che rappresenta la fase liquida del plasma, denominata plasma povero di piastrine (PPP - Platelet Poor Plasma); uno strato inferiore, costituito principalmente da eritrociti (RBC - Red Blood Cells); uno strato intermedio, denso e gelatinoso, che rappresenta il CGF vero e proprio e che grazie alla sua densità può svolgere la funzione di scaffold.

Il CGF e l’RBC che è in continuità con esso, vengono facilmente estratti dalla provetta utilizzando una pinzetta, o meglio rovesciando la provetta su un apposito cestello e quindi separati all’inizio della parte rossa. Nel CGF così isolato si possono così riconoscere tre parti: una parte bianca, di colore giallo paglierino; una rossa che rappresenta la parte superiore dell’RBC. Quella bianca del CGF è costituita da una rete di fibrina contenente plasma, il quale, se il preparato viene disteso su una superficie, tende spontaneamente a fuoriuscire. La parte rossa del CGF è costituita principalmente da eritrociti. Nell’interfaccia, ritroviamo numerose piastrine e diversi leucociti.

Le piastrine sono le principali responsabili del rilascio di fattori di crescita. Queste molecole vengono infatti liberate prevalentemente a seguito dell’attivazione e della conseguente degranulazione piastrinica. Ne sono esempi il fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGF), quello dell’endotelio vascolare (VEGF), il fattore di crescita insulino-simile (IGF), quello di crescita trasformante (TGF), il fattore di necrosi tumorale (TNF), quello di crescita cerebrale (BDNF) e le proteine morfogenetiche dell’osso (BMP).

Alcuni di essi, come TNF-α e BDNF, hanno un rilascio rapido e raggiungono il massimo accumulo già dopo un giorno; altri, come VEGF e BMP-2, ne hanno uno più lento e raggiungono il massimo accumulo dopo 6-8 giorni; altri ancora, come PGF-AB, TGF-β1 e IGF-1 hanno un rilascio apparentemente costante. Questo fatto è probabilmente dovuto sia una diversa quantità di fattori di crescita presente negli alfa-granuli sia ad un diverso accumulo di mRNA nelle piastrine responsabile della sintesi di crescita fino a oltre 7 giorni dopo l’attivazione. Il rilascio di alcuni fattori di crescita quali le BMP sembra inoltre essere influenzato dalla presenza contemporanea di biomateriali quali il fosfato tricalcico.

L’utilizzo del CGF in un sistema in vitro di colture cellulari umane ha evidenziato una positiva influenza sull’attivazione cellulare atta a promuovere la proliferazione di fibroblasti, osteoblasti e cellule endoteliali paragonabili alle condizioni ottimali di coltura con il medium ad hoc. Recenti nostri studi evidenziano inoltre un effetto sinergico positivo del CGF e dell’acido ortosilicico aggiunto alla coltura cellulare.
Il CGF possiede dimostrate proprietà biologiche in vitro; è tuttavia un prodotto molto complesso dove le variabili in gioco sono numerose coinvolgendo sia altri aspetti del preparato oltre alle piastrine, sia per le sue interazioni con altri biomateriali e con molecole esogene.

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