Dental Tribune Italy

Tecnologia e odontoiatra: il braccio e la mente

By Patrizia Biancucci
September 12, 2019

Il dr. Quaranta, che sarà relatore al III Congresso Management dello studio e della professione odontoiatrica “La diagnosi come chiave di successo dello studio odontoiatrico” 27-28 settembre 2019 a Marina di Carrara, ci rilascia qualche anticipazione riguardo la sua relazione dal titolo “La tecnologia nella diagnostica: un asset strategico”.

Maurizio Quaranta, laureato presso l’Università Statale di Milano, master in Business School presso la Bocconi, opera come consulente, sempre saldamente legato al mondo della distribuzione dentale, per tutto ciò che concerne l’impiantistica negli studi odontoiatrici e nei laboratori odontotecnici, dopo aver condotto un deposito dentale per oltre un trentennio. Entrato nell’88 a far parte attivamente dell’ANCAD (Associazione Nazionale Commercio Articoli Dentali), ha nel tempo ricoperto tutti gli incarichi previsti nel Consiglio, fino alla vicepresidenza dell’ADDE (Associazione Depositi Dentali Europei) a Bruxelles, lasciata nell’aprile 2019. Un esperto del settore che ha vissuto dal di dentro le grandi trasformazioni del mercato odontoiatrico e del modo di “fare odontoiatria”, che certamente ricorda le schede e le agende cartacee, oggi sostituite dai programmi di gestione di cui pressoché tutti gli studi dentistici sono dotati, per non parlare di scanner intraorale, di chairside, di un Cad-Cam, di una CBCT, ma anche di un laser o di apparecchio per la piezochirurgia. Quaranta sostiene che in odontoiatria, e questo vale tecnologicamente parlando anche per il laboratorio odontotecnico seppure su un piano diverso, la figura centrale rimane l’Odontoiatra, con la sua testa, le sue conoscenze, il suo mental brain e le sue mani, per governare procedimenti anche complessi da condividere con il paziente e con tutto il proprio team, grazie anche al supporto di questo “drone”. Infatti le nuove frontiere scientifiche e tecnologiche non solo hanno già trasformato, ma continueranno a trasformare il mondo dell’odontoiatria e dell’odontotecnica, dandoci sempre più certezze, speranze, illusioni: la robotica e l’intelligenza artificiale ci hanno definitivamente allargato gli orizzonti diagnostici, oltre che fornirci trattamenti più confortevoli, meno invasivi, con tempistiche più adeguate alle nostre esigenze lavorative attuali e con una prognosi meno infausta.

Dr. Quaranta, possiamo definirla un economista prestato all’Odontoiatria? 
Grazie, molto gentile, ma direi proprio di No. Sono solo stato uno dei primi laureati con tanto di master in Business School ottenuto presso la Bocconi di Milano che, ai primi degli anni ottanta, concorreva nel dentale per ottenere il premio Oscar quale attore interprete non protagonista pronto a confrontarsi con i dentisti, che concorrevano invece per il ruolo degli attori ed interpreti protagonisti nel dentale e che erano quasi gli unici nel settore a disporre della laurea in Medicina e Chirurgia, visto che solo nel 1985 si iscrivevano all’Ordine i primi dentisti laureatisi al Corso di laurea di Odontoiatria. Con la laurea, ho fatto quindi quasi da apripista nel mondo della distribuzione, felice di vedere oggi un mondo di giovani imprenditori nel dentale con una preparazione a livello universitario pronti a scendere in campo con una visione globale in un mondo che, di fatto, si è globalizzato e che chiama quotidianamente a nuove sfide, per un mercato che è diventato sempre più difficile per tutti gli attori ed interpreti nel settore, nessuno escluso.
Il richiamo alla laurea non è e non vuole essere un fatto di classismo, assolutissimamente, è solo un fatto di cultura che meglio permette di confrontarsi alla pari con i protagonisti di fatto del settore che sono tutti laureati e che oggi sono affiancati anche dai nuovi laureati in Igiene dentale, e che domani ‒ perché no ‒ saranno affiancati anche da laureati in odontotecnica con quei pochi virtuosi che vorranno continuare ad esercitare il lavoro da odontotecnico che, con l’avvento del digitale, è sempre meno artigianale perché richiede conoscenze sempre più approfondite, non solo sulle tecniche e sui materiali, ma a 360°. 

Lei è vicepresidente ADDE: cosa ci fa un economista nell’Associazione depositi dentali europei? 
Anche qui, grazie per l’assist, ma la risposta ancora una volta è: No, non lo sono più. Ho volutamente e spontaneamente lasciato la carica ad Aprile di quest’anno, senza ricandidarmi e senza voler diventare Presidente dell’ADDE perché ogni grande storia vive di momenti precisi ed in questo preciso istante, con un mercato così magmatico, ho spinto al ricambio quasi tutto il passato Consiglio ADDE affinché ci fosse un ricambio generazionale anche in ambito associativo. Sono i giovani che devono ora farsi l’esperienza per incominciare a cavalcare la tigre, soprattutto a livello europeo, dove l’Italia eccelle per aver mandato i “trombati” della politica italiana, salvo poi lamentarsi che le regole stabilite dai politici degli altri paesi, a noi ‒ oggi ‒ vanno strette. Non partecipare in modo attivo e fattivo alla stesura di una legge, per poi esserne critici è semplicemente deleterio! Volete un esempio a caso per il dentale? Bene! Se oggi volessimo cambiare “qualcosa” della Bersani ci servirebbero almeno sette anni di percorso a ritroso in direzione del Parlamento Europeo per sperare di ottenere il risultato voluto, coinvolgendo ovviamente anche tutti gli altri paesi. In ADDE ho fatto quello che altri italiani fanno in modo faticoso ed oscuro per il dentale europeo e italiano; parlo del dr. Marco Landi piuttosto che del dr. Gerhard Seeberger, del prof. Corrado Paganelli, del dr. Edoardo Cavallè, del dr. Alessandro Gamberini o del neo eletto Presidente della FIDE dr. Gianfranco Berruti, dove tutti cercano continuamente di occuparsi dei problemi del settore odontoiatrico, cercando ovviamente anche di sopperire alle trasversali défaillance della politica italiana. Oltretutto, finalmente, ora sta per arrivare il momento del dentale, visto che negli anni precedenti il Parlamento e la Commissione Europea si sono occupati dei settori predominanti quali la siderurgia, il settore automobilistico, meccanico, chimico, etc. cercando di risolvere i problemi legati all’odontoiatria all’interno del medicale, qui inteso come ospedaliero, settore con il quale i nostri problemi hanno ben poco a che spartire e dal quale non abbiamo intenzione alcuna di farci fagocitare. 

Dr. Quaranta, quando lei dice vedo il poetico “I have a dream” tramutarsi in un più prosaico “I have a drone”, dove l’“extrabrain” necessaria a un “bug” (difetto) di programma, che solo tu puoi “riparare.” In queste parole c’è tutta la sua filosofia: extrabrain come extra cervello o cervello extra?
Eh si; e il tutto in tre semplici passaggi. L’“I have a dream” di Martin Luther King è diventato l’“I have a drone” di Obama che il dentale ha definitivamente fatto suo in Europa per descrivere l’avvento delle nuove tecnologie 4.0. Cuore, mani e cervello sono le doti essenziali dell’odontoiatra che può e deve servirsi di tutta questa nuova tecnologia per semplificare la vita al paziente, oltre che a se stesso, sapendo che questi “droni”, senza che ancora siano arrivati a livello di intelligenza artificiale, altro non sono che degli strumenti che servono a supportare il professionista all’interno degli studi odontoiatrici per migliorare le capacità diagnostiche oltre che ad aiutarlo a meglio pianificare le terapie. Ed allora ecco l’extrabrain, che altro non è che un cervello extra che si ripaga facendo cose importanti, spesso ripetibili, che permettono di risparmiare soldi e tempo. È evidente che, nel mio caso personale, ricordo ancora bene le tabelline che ho imparato a memoria nelle elementari, e questo è uno dei fondamentali che non si può e non si deve dimenticare, ma nessuno può contestarmi che la calcolatrice prima ed il computer poi siano diventati il mio extrabrain che mi supportano con la loro affidabilità e con la loro velocità quotidianamente, liberandomi la mente per fare altre cose ben più importanti.

Quale nesso tra “drone” e diagnosi?
Il potenziamento della capacità diagnostica unitamente a quella che il professionista riceve nella pianificazione delle terapie da un drone, come per esempio la CBCT, è inimmaginabile visto che visualizza in 3D le strutture ossee e i denti del paziente, in meno di un minuto e con una dose minima di raggi. Diagnosi e pianificazione, in questa situazione, semplificano così tanto la vita al professionista che lo stesso arriva all’intervento quasi come se fosse “in differita”, e gioca la partita come qualsiasi altro evento che ognuno di noi ha potuto vedere prima di entrare in campo e giocare. 

 

Su gentile concessione di www.managementodontoiatrico.it.

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