Dal riconoscimento delle patologie allo smile design, fino alla pianificazione implantare: per il World Smile Day, gli esperti spiegano come l’intelligenza artificiale entra nel percorso dei pazienti e dei clinici.
L’intelligenza artificiale è già entrata nello studio dentistico. Secondo una ricerca dell’ADA (American Dental Association), negli Stati Uniti il 43,3% dei dentisti dichiara di utilizzarla per almeno un’attività e un altro 26,4% prevede di adottarla. Dati che fotografano la trasformazione in corso: algoritmi e tecnologie digitali stanno diventando potenti strumenti a supporto del professionista, senza sostituirne il giudizio clinico. In occasione del World Smile Day, celebrato il 2 ottobre, Straumann Group, insieme al Dott. Matteo Cordaro, odontoiatra, ricercatore e fondatore della start-up Treatbase, hanno individuato cinque trasformazioni che l’AI sta portando nel “viaggio” del paziente dal dentista.
«L’intelligenza artificiale sta già cambiando il modo in cui lavoriamo: ci aiuta a leggere meglio le informazioni, velocizzare alcuni passaggi e rendere più precisa la pianificazione», dichiara Cordaro. «Per il paziente significa beneficiare di un percorso sempre più personalizzato, comprensibile e predicibile».
«L’innovazione in odontoiatria sta evolvendo rapidamente e l’intelligenza artificiale ne è oggi uno dei motori più interessanti», commenta Davide Marchini, General Manager Straumann Italia e VP South Hub Europe. «Il nostro impegno è contribuire a trasformare queste possibilità in strumenti concreti per i professionisti, con un obiettivo che resta quello di migliorare la qualità delle cure e l’esperienza delle persone».
- AI che “vede”: dalla radiografia alle zone grigie
Una delle applicazioni più concrete riguarda l’analisi delle immagini diagnostiche. I software basati sull’AI – usati negli USA già dal 22,8% dei professionisti – possono supportare il dentista nell’esame delle radiografie, evidenziando visivamente le aree nelle quali potrebbe essere presente una patologia e indirizzando l’attenzione del professionista verso le cosiddette “zone grigie”, che richiedono un approfondimento clinico.
Il vantaggio riguarda anche la comunicazione: le aree segnalate possono essere mostrate direttamente al paziente, rendendo più comprensibile ciò che il dentista sta osservando e facilitando il confronto durante la visita.
- AI che “progetta”: vedere il sorriso prima del trattamento
Una delle trasformazioni più immediatamente percepibili dal paziente riguarda lo smile design. Attraverso strumenti supportati dall’intelligenza artificiale è possibile elaborare, a partire dalle caratteristiche individuali, una simulazione di una possibile soluzione estetica e condividerla già nelle prime fasi del percorso.
Non si tratta soltanto di “vedere prima” il possibile sorriso. La simulazione diventa uno strumento di comunicazione tra medico e paziente, utile per confrontarsi sulle aspettative, spiegare le possibilità del trattamento e renderne comprensibili anche gli eventuali limiti biologici.
Un’applicazione che assume particolare valore nei casi ricostruttivi complessi, nei quali la gestione delle aspettative può essere delicata. «Un esempio sono i giovani pazienti affetti da labiopalatoschisi, spesso sottoposti fin dall’infanzia a numerosi interventi», spiega Cordaro. «La progettazione tramite AI consente di condividere con maggiore chiarezza tanto il risultato perseguibile quanto gli eventuali compromessi clinici, aiutando il paziente ad arrivare al trattamento con aspettative più consapevoli».
- AI che “pianifica”: l’intervento inizia prima della chirurgia
In implantologia, una parte sempre più importante del trattamento viene progettata prima dell’intervento. Le immagini tridimensionali consentono di ricostruire l’anatomia ossea del paziente, mentre i software permettono di pianificare virtualmente il posizionamento degli impianti. L’AI può intervenire automatizzando alcuni passaggi che in precedenza richiedevano un’elaborazione manuale più lunga.
Per il paziente, una pianificazione più accurata può tradursi in benefici molto concreti: interventi meno invasivi, tempi di guarigione più rapidi e meno tempo trascorso sulla poltrona con la bocca aperta. Per il professionista, la maggiore automazione di alcuni passaggi può inoltre rendere i workflow digitali avanzati più facilmente adottabili anche dagli studi meno strutturati, ampliando l’accesso alla chirurgia guidata. La tecnologia supporta così il professionista nella pianificazione, mentre la decisione clinica resta nelle sue mani.
- Tecnologia che “assiste”: la chirurgia diventa navigata
Dalla pianificazione virtuale si passa alla sala operatoria. In questa fase l’AI lascia maggiormente spazio ad altre tecnologie digitali, che aiutano il professionista a trasferire nella pratica il piano definito prima dell’intervento.
Nella chirurgia guidata statica, a partire dalla scansione della bocca e dal piano di trattamento digitale viene realizzata una dima chirurgica su misura: una sorta di guida che viene posizionata nella bocca del paziente e che, grazie a fori realizzati nella posizione prevista dal progetto, indirizza il chirurgo nel corretto posizionamento dell’impianto.
La chirurgia navigata permette di raggiungere lo stesso obiettivo senza utilizzare la dima: il chirurgo opera a mano libera, mentre il software mostra in tempo reale su uno schermo la posizione degli strumenti rispetto all’anatomia del paziente e al posizionamento pianificato. Una sorta di “navigatore” che consente al professionista di seguire durante l’intervento il percorso definito digitalmente.
- AI che “prevede”: dalla cura all’anticipazione del rischio
La quinta trasformazione guarda soprattutto al futuro. Gli algoritmi di machine learning e deep learning potrebbero consentire di elaborare grandi quantità di informazioni relative al singolo paziente per identificare pattern difficilmente riconoscibili attraverso la sola valutazione umana.
L’obiettivo è arrivare progressivamente a stimare la predisposizione a determinate patologie, prevedere come potrebbe evolvere la salute orale e personalizzare ulteriormente trattamenti, prevenzione e follow-up. Una prospettiva ancora in evoluzione, anche perché i dati disponibili in odontoiatria sono oggi molto frammentati e per sviluppare modelli affidabili servono grandi quantità di informazioni.
Più AI, ma il dentista resta al centro
Analisi delle immagini, progettazione del sorriso, pianificazione implantare, chirurgia assistita e, domani, capacità predittive: l’AI può entrare in momenti molto diversi del percorso odontoiatrico, spesso senza che il paziente se ne renda conto. Ma proprio mentre aumentano le possibilità offerte dalla tecnologia, cresce anche l’importanza di stabilire come e perché utilizzarla. «La vera sfida sarà definire i confini etici entro cui utilizzare l’intelligenza artificiale», conclude Cordaro. «Uno strumento così potente deve avere un obiettivo preciso: rendere le decisioni più predicibili e i trattamenti più semplici, accurati ed efficaci per il clinico e per il paziente. Il valore della tecnologia si misura nella sua capacità di migliorare il nostro lavoro e, soprattutto, la cura delle persone».
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