Il 6 e 7 febbraio 2026, a Roma, presso il Museo del Ninfeo, nel centro della città – noto come “Paradiso degli Imperatori” o “Giardino degli Dei”, residenza del I secolo a.C. circondata da giardini lussureggianti – si è svolto il primo corso dal titolo “La nuova dimensione della Microchirurgia Parodontale, Robotica A.I e Navigazione Assistita”.
Questo format, nato negli Stati Uniti nel 1998 presso il MD Anderson Cancer Center di Houston (Texas) per iniziativa del professor David Pan, fu successivamente sviluppato da Serge Dibart, direttore del reparto di Parodontologia della Boston University, che lo adattò alle tecniche parodontali e alla chirurgia orale.
Il corso si articola in due giornate finalizzate alla pratica della microchirurgia sia su modelli artificiali sia su modelli animali. I partecipanti acquisiscono dimestichezza nell’impiego di suture 7/0, 8/0 e 9/0, corroborate da sistemi di ingrandimento.
Il corso prevede la formazione di tre gruppi di cinque discenti, seguiti da un tutor. Ogni gruppo è stato reso omogeneo da una precedente selezione, maturata in seguito a un colloquio. Nel giro di poche ore le eventuali differenze di preparazione tra i partecipanti sono state superate e tutti hanno potuto svolgere il programma stabilito raggiungendo l’obiettivo previsto.
Le tecniche adottate, derivate da discipline come neurochirurgia, cardiochirurgia e chirurgia plastica, grazie alle loro affinità tecniche, hanno permesso ai partecipanti di acquisire capacità chirurgiche – a loro dire – sorprendenti per le nuove competenze maturate al termine delle intense giornate di lavoro, sotto l’attenta regia di Serge Dibart, coadiuvato da Lorenzo Montesani e da Ming Fang Su.
Queste competenze chirurgiche possono essere trasferite immediatamente nella pratica clinica quotidiana, con il vantaggio di procedure meno invasive.
Il training ha richiesto grande impegno da parte di partecipanti e tutor, tutti concentrati su un obiettivo comune: portare l’intervento chirurgico in una dimensione microchirurgica, conseguendo risultati estremamente precisi e spesso sorprendenti, difficilmente immaginabili per un dentista che approccia per la prima volta questa disciplina, pur praticando routinariamente la chirurgia.
Applicata all’odontoiatria, la microchirurgia consente di ridurre il dolore e la morbilità post-operatoria, migliorando al tempo stesso l’estetica e la funzione grazie a una manipolazione più accurata dei tessuti e dei vasi, a vantaggio e soddisfazione sia del paziente sia dell’odontoiatra.
Due giornate molto intense che – secondo i partecipanti – hanno permesso loro di entrare in un mondo nuovo, proiettandoli in una dimensione con diverse sfaccettature, tutte praticabili nella quotidianità clinica.
Molti di loro si sono già iscritti al prossimo corso, che si terrà in data da destinarsi, sorprendendo lo stesso organizzatore. Un fenomeno simile si è verificato recentemente anche a Osaka, in Giappone, dove la lista d’attesa continua ad allungarsi.
Un aspetto curioso emerso al termine delle due giornate di corso è stata la sorpresa dei partecipanti nel rendersi conto di padroneggiare una chirurgia fino a poco prima poco conosciuta, con una familiarità e una naturalezza quasi inattese.
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