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IAO come ponte tra Università e clinica: il punto di vista di Mario Beretta

dom. 15 febbraio 2026

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Un percorso accademico e clinico costruito all’interno dell’Università degli Studi di Milano, accanto a figure di riferimento dell’implantologia italiana. In questa intervista, Mario Beretta ripercorre la propria esperienza professionale e il ruolo della IAO nella sua crescita, approfondendo temi chiave come formazione, ricerca, Live Surgery e il futuro dell’implantologia tra Università e pratica clinica.

Mario Beretta, Professore Associato di Malattie Odontostomatologiche presso l’Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche ed Odontoiatriche. Un percorso iniziato oltre 25 anni fa all’Università di Milano insieme al Prof. Carlo Maiorana, come lo racconti oggi e come immagini il futuro?
Il mio percorso formativo e professionale si è sviluppato interamente all’Università degli Studi di Milano. Dopo la laurea, la specializzazione e il dottorato, ho avuto la fortuna di crescere accademicamente e clinicamente accanto al Prof. Carlo Maiorana, che ha rappresentato un riferimento fondamentale. Oggi svolgo la mia attività all’interno del reparto di implantologia del Policlinico Fondazione IRCSS Ca’ Granda e continuo a coniugare attività clinica, didattica e di ricerca. Guardando al futuro, l’obiettivo è proseguire lungo questa linea, continuando il percorso universitario e l’impegno nella formazione dei giovani, così come nello sviluppo scientifico dell’implantologia. Questo attraverso la partecipazione all’attività didattica in implantologia e chirurgia orale del CLOPD e della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica, con l’intento di accompagnare le nuove generazioni verso la chirurgia orale e implantare mediante un approccio strutturato e progressivo.

Come è iniziata la tua esperienza nella IAO e che ruolo ha avuto nella tua crescita professionale?
Il mio percorso è iniziato nel 2015, quando sotto la presidenza di Jason Motta ho sostenuto l’esame per diventare socio attivo SICOI, insieme all’amico Andrea Borgonovo. La Società è stata fin da subito uno stimolo costante al miglioramento, grazie al confronto diretto con professionisti di altissimo livello e a un ambiente scientificamente molto esigente.

Oggi la IAO è una società matura e riconosciuta anche a livello internazionale. Quali sono stati i passaggi chiave?
La crescita della IAO è passata dal coinvolgimento e dall’integrazione reciproca delle diverse anime dell’odontoiatria – dall’implantologia alla parodontologia, dalla chirurgia orale alla chirurgia maxillo-facciale. Oltre a questo, certamente la nuova visione della società basata sulla progressiva apertura culturale ha dato i suoi risultati. L’investimento sui giovani e con la collaborazione con società importanti come EAO, SIDP e SEPA, ha ampliato il concetto di società scientifica, come lo conoscevamo una volta. Infine, credo che il costante miglioramento della qualità degli eventi organizzati e la credibilità scientifica dei relatori abbia contribuito e continuerà a contribuire alla crescita della IAO.

In che modo la IAO può fungere da ponte tra Università e pratica clinica?
IAO rappresenta un collegamento concreto tra formazione accademica e implantologia reale. Università e società scientifiche condividono la responsabilità della formazione dei giovani, e non è un caso che molti docenti universitari siano attivamente coinvolti nella IAO. Questo rapporto reciproco favorisce una crescita scientifica e clinica solida e consapevole.

L’Open Meeting IAO 2026 di Torino sarà dedicato alle “zone grigie” nelle riabilitazioni totali su impianti. Perché è un tema così attuale?
Le riabilitazioni totali sono tra le situazioni più complesse per il clinico, perché richiedono una reale multidisciplinarità che va oltre il solo atto chirurgico. Chirurgia, rigenerazione tissutale, e protesi devono dialogare in modo preciso e coordinato. Il nostro obiettivo è quello di fornire protocolli e linee guida chiare, soprattutto ai colleghi più giovani, per affrontare questi casi con maggiore consapevolezza, considerando tutti gli aspetti importanti, da quelli chirurgici a quelli protesici.

Durante gli eventi IAO, le dirette di Live Surgery sono ormai una costante. In passato abbiamo visto all’opera Zucchelli, De Stavola, Simion, Colombo e molti altri. All’Open Meeting di Torino sarai tu a eseguire l’intervento in diretta: cosa ci mostrerai?
Considerando il tema del congresso, che sono appunto le riabilitazioni totali su impianti, ci stiamo organizzando per eseguire una chirurgia guidata in un paziente con dentatura terminale, con inserimento di impianti monofasici con MUA integrato mediante dime chirurgiche scomponibili. Sarà anche prevista la consegna immediata di una protesi provvisoria ad arcata completa, realizzata prima dell’intervento, al fine di mostrare non solo la parte chirurgica ma anche quella protesica.

Qual è il vero valore formativo di una Live Surgery proposta da una società scientifica?
Una Live Surgery deve basarsi su solide evidenze scientifiche e su una didattica reale, capace di spiegare ogni singola procedura step by step. È uno strumento che consente di trasmettere conoscenze e corretti protocolli operativi con trasparenza clinica e rigore scientifico, ponendo la massima attenzione all’etica e alla sicurezza del paziente, e mostrando, quando necessario, anche la gestione di eventuali complicanze o criticità che possono insorgere durante l’intervento chirurgico.

Prima della Live Surgery è prevista una sessione dedicata alla presentazione del caso clinico. Quali elementi condividerai in quel momento?
Sarà spiegato il razionale della pianificazione chirurgico-protesica digitale, tenendo conto dei parametri anatomici, estetici, ed occlusali, descrivendo i criteri decisionali alla base della pianificazione stessa. In particolare, ci concentreremo sull’analisi virtuale 3D del volume osseo, sul posizionamento protesicamente guidato degli impianti, sulla scelta delle componenti protesiche, e ovviamente sulla creazione delle dime chirurgiche.

Nel 2026 ci sarà anche il Congresso Internazionale IAO di Padova. Cosa possiamo aspettarci?
Il congresso sarà dedicato al digitale in implantologia a 360 gradi, con un approccio critico e non celebrativo. Saranno analizzati vantaggi e svantaggi, curva di apprendimento e operatività delle tecnologie digitali, dalla diagnosi al trattamento, per integrare il digitale nelle pratica clinica e sfruttarne il potenziale a beneficio del paziente.

Accanto ai grandi eventi residenziali, la IAO offre numerose iniziative per i soci, come IAO Prime e la formazione On Demand. Quanto ritieni importante oggi affiancare la formazione in presenza a quella virtuale?
È fondamentale. La formazione “on demand” garantisce continuità, accessibilità e aggiornamento costante, permettendo al clinico di approfondire dubbi e colmare lacune in qualsiasi momento e integrando in modo efficace l’esperienza formativa residenziale. In questo contesto, la sezione IAO Prime rappresenta uno dei grandi punti di forza della Società, offrendo a tutti i soci la possibilità di rimanere costantemente aggiornati sui numerosi ambiti della chirurgia implantare.

Guardando al futuro, cosa rende la IAO una società nella quale vale la pena investire tempo, energie e partecipazione attiva?
Per la qualità scientifica, che favorisce una crescita personale e professionale reale, e per il valore la IAO rappresenta una società nella quale vale realmente la pena investire perché unisce in modo concreto qualità scientifica, credibilità culturale e valore umano. La solidità dei contenuti scientifici e il rigore metodologico degli eventi consentono una crescita professionale reale, basata su confronto, aggiornamento continuo e spirito critico. Allo stesso tempo, la IAO è una comunità che crede fortemente nelle persone, nel confronto intergenerazionale e nella valorizzazione dei giovani, favorendo un networking autentico tra clinici, ricercatori e docenti universitari. È proprio questa combinazione tra eccellenza scientifica e dimensione umana che rende la IAO una società in cui mi riconosco profondamente e nella quale credo per il futuro, come spazio di crescita condivisa e di sviluppo dell’implantologia a livello nazionale e internazionale.

Tag:
IAO
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