Ecco il frame che va ribaltato: il problema non è quasi mai lo scanner. Il problema è la strada che gli facciamo percorrere. Più lunga è la catena di stitching, più il dato si degrada. E per anni non abbiamo avuto nessuno strumento per saperlo prima di posizionare la protesi. Per anni, il primo vero momento di verifica era la consegna. Il verdetto arrivava alla fine, quando non si poteva più fare nulla. Riprese, remake, compromessi accettati a denti stretti. Non per incompetenza. Per l’impossibilità strutturale di sapere, durante la scansione, se il dato stava reggendo.
A un certo punto abbiamo smesso di chiederci come migliorare la scansione. Abbiamo iniziato a chiederci se fosse possibile sapere. Sapere durante l’acquisizione, non dopo. Non migliorare lo scanner, non inseguire la risoluzione o la velocità. Ma avere un criterio di verifica che funzionasse nel flusso, che non dipendesse dall’impressione visiva dell’operatore ma da una logica misurabile. La risposta è arrivata da un concetto che la metrologia conosce da sempre ma che la scansione intraorale non aveva mai adottato.
Convergenza
Se misuri qualcosa una volta sola, hai un numero. Non sai se è giusto, non sai se è stabile, non sai se domani, ripetendo la misura, otterresti lo stesso risultato. Se lo misuri più volte, in modo indipendente, e i risultati si incontrano, hai un’informazione. Non una speranza. Un’informazione.
Accorciare la catena
Applicare la convergenza alla scansione intraorale non era banale. Ripetere la scansione completa dell’arcata più volte sarebbe stato clinicamente insostenibile, e ogni ripetizione avrebbe portato con sé il proprio drift, rendendo il confronto poco significativo (Fig. 2). Il principio risolutivo è geometrico, non algoritmico. Invece di inseguire gli scanbody uno per uno lungo l’intera arcata, costruendo una catena di stitching lunga e vulnerabile, ScanLogiQ li fa convergere in uno spazio ridotto: la ScanArea. Meno strada da percorrere per lo scanner, meno cuciture tra frame, meno accumulo di errore. Il dato nasce già più pulito, non perché lo scanner sia diventato più preciso, ma perché gli chiediamo di lavorare su una porzione circoscritta dove le condizioni sono radicalmente più favorevoli.
ScanLogiQ non è uno scanner. Non è un software. È un protocollo: un sistema fisico e una logica di acquisizione che lavorano insieme per rendere la convergenza applicabile in clinica (Fig. 3). Gli Scan Flag iQ sono i componenti fisici al centro del sistema. Si posizionano sugli impianti e concentrano i riferimenti geometrici in una zona circoscritta. La forma è cilindrica, semplificata di proposito: non per povertà di informazione, ma perché una geometria semplice è una geometria che lo scanner legge con meno ambiguità e che il software di matching allinea con più coerenza alla libreria CAD. La letteratura lo conferma: gli scanbody cilindrici superano le geometrie più complesse in termini di congruenza tra mesh acquisita e libreria (Fig. 4).
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